MA CHE SERATA…

MA CHE SERATA…

Di Luciano Scateni

Suggerisce il buon senso: se siete dipendenti dal “Più grande spettacolo del mondo”, slogan promozionale di Sky per i suoi canali che offrono calcio dalla serie C alla Champions, dalla serie A italiana ai campionati inglese, tedesco, spagnolo, e compiutamente il racconto di quasi tutte le discipline sportive, se siete dipendenti da questa evento che qualcuno ha etichettato come ‘doga dei poveri’, materia che occupa in permanenza ampi spazi del pianeta informazione e muove cifre multi miliardarie come pochi altri comparti della globalizzazione; se siete napoletani, o comunque simpatizzanti dell’azzurro,  vi sarete certamente organizzati per non perdere, con l’aiuto di un paio di televisori, neppure un frame di due eventi che il caso ha proposto in contemporanea, ovvero la nuova “fatica” di Sinner e il Napoli-Cagliari ospite del Maradona Stadio che con il sold aut, nonostante  il lamentato caro biglietti,  ha deluso la certezza dei “Forza Napoli sempre” di assistere all’autorevole aspirante dello scudetto number five. L’organico degli azzurri, integrato con qualche altro ritocco, a detta del Napoli Calcio e di molti commentatori, avrebbe credito a un nuovo scudetto tricolore, a competere alla pari con le star europee della Champions. Ma stasera ha procurato chiarissima delusione agli appassionati più sofferta da chi ha assistito senza benda sugli occhi alla seconda di campionato del Napoli opposto all’accertata mediocrità del Cagliari. Saltati a ‘piè pari’ i dettagli della noiosa partita, del non gioco del Napoli l’idea “spregiudicata” che dovrebbe farsene carico Conte. Qualcuno gli spieghi che per colmare le distanze tecniche abissali di più di metà delle squadre di basso profilo i loro tecnici provano a clonarsi per somigliare all’Inter catenacciaro di Helenio Herrera. Stasera ne è stato interprete operativo il napoletano Pisacane allenatore dei sardi, che ha imposto ai suoi di considerare il terreno di gioco come non esistesse la metà campo dell’avversari, ovvero tutti i suoi nella propria metà campo e nei 90 minuti solo due o tre timidi tentativi di infastidire Meret. Contro la diga umana il Napoli ha sbattuto la testa: lento, senza idee, impacciato. Sono finiti nella pagella dei rimandati perfino i due ‘fenomeni’ McTominay e De Bruyne, (quest’ultimo finito in panchina a un quarto d’ora dal 90esimo. Il ‘capolavoro al contrario’ dei cambi al minuto rituale del 70esimo è un vecchio e nuovo appuntamento scabroso per Conte. Perché la squadra dei campioni d’Italia con cinque centrocampisti e un solo attaccante ‘puro’, il non rodato Lucca che centravanti alla Nordhal proprio non è. Curiosità anche per la replica stagionale per la serie di infortuni muscolari, per la posizion in campo di Politano, retrocesso a mediano aggiunto privando l’attacco del suo uomo più incisivo. Eccetera, per esempio la latente lucidità per costruire un progetto di gioco compatibile con i trascorsi di De Bruyne, faro nella ‘premier’ di un gioco effervescente, ben strutturato. “Così (non per girare il coltello nella piaga), non si va da nessuna parte, specialmente se san Gennaro dovesse distrarsi e non illuminare l’ex San Paolo, come ha fatto con il gol di Anguissa a tempo scaduto. Comunque “Forza Napoli sempre”.

Ma stasera perché due televisori? Il secondo che ha inflitto una parallela disillusione con la serata “no” di Jannik che ha fatto andare di traverso agli amici del tennis la spaghettata a sera inoltrata, a causa della mezza debacle di una vittoria stentata ottenuta con fatica non da numero uno del mondo con il canadese Shalopalov (5-7, 6-4, 6-3, 6-3). Nella speranza che sia una partita da dimenticare in fretta, consola che sia stata confermata la solidità di Jannik in casi di forma non al top. In ogni caso, vale anche per lui l’ammonimento rivolto a Conte: “Così non si va nessuna parte, specialmente se si è candidati a incrociare uno che si chiama Alcaraz”.

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