Il teatro secondo MARIO AUTORE
ovvero un’artigiana metafora di costellazioni
n° 7 incontro / intervista
rubrica a cura di Rita Felerico
Con questa rubrica desidero incontrare e dialogare con le voci emergenti della drammaturgia e del teatro più attive sul nostro territorio, per scoprire quanto, rispetto al caos e alla dirompente incomunicabilità, l’arte, il teatro, la scrittura rivestano un ruolo ben preciso nel coltivare e trasmettere idee e valori. Teatro come formazione dell’individuo attraverso il sapere, il dialogo, la bellezza che pur se in diverse declinazioni sono vivo linguaggio capace di svelare, interrogare e connettere.
Ferdinando Pessoa, nella sua ricerca letteraria, attraversa le inquietudini dell’uomo moderno, donando corpo ai vuoti, alle ombre che accompagnano il cammino dell’esistenza, rendendo concrete le frammentarie identità e le insicurezze delle quali siamo in un certo senso vittime.
Mario Autore rispecchia, immerso e centrato nel cuore del suo tempo, sia nella sua dimensione professionale che in quella umana, la stessa situazione di impermanenza del poeta portoghese, emblematica del costante desiderio di amare e coltivare la bellezza della vita, che non smette mai di rincorrere nei ritmi disgreganti del presente.
In questo senso si considera artigiano, come colui che possiede nella qualità del ‘fare’ – nel suo caso dell’attore – l’umana capacità di partecipare alla costruzione dello spazio dell’abitare, nel senso del raggiungimento di un migliore benessere comune. Le metafore del recitare, dei linguaggi del teatro, del cinema, della musica, determinano le sue relazioni – che poeticamente Mario chiama costellazioni – aprendo le porte alle curiosità del dialogo e della comprensione.
Veste i panni di Eduardo nel film di Sergio Rubini, è protagonista in Ditegli sempre di sì di Pinelli, premiato o segnalato in varie nomination, studia canto, regia, regia lirica, il pianoforte, possiede un nutrito curriculum professionale e formativo, certamente non facile da conquistare.
Mario è una delle più interessanti, complesse, intriganti voci del panorama culturale, non solo del nostro territorio, capace di proiettarsi in maniera seria e professionale nel futuro dell’espressività artistica.
Attore, regista, musicista. La tua personalità Mario è molto sfaccettata, ma ti dedichi con passione a tutte queste attività. Perché? Quale preferisci e perché?
Non ho mai percepito una linea di demarcazione netta tra le tre identità di attore, compositore e regista. Quando i profani mi domandano di cosa mi occupi, che mestiere faccio, insomma, io dico sempre che “faccio teatro”. Mi sembra una forma onesta e onnicomprensiva. Penso che un attore sia sempre anche un regista e che sia in fondo un compositore, sempre e comunque. Sia con la musica che con le interpretazioni tentiamo di dare forma all’invisibile. Le regole compositive, che si parli di musica, di regia o di architettura rimangono in fondo sempre le stesse. Penso quindi che questa distinzione sia necessaria solo sul piano istituzionale, burocratico. Ma per me io sono un artigiano che lavora in quell’ambito dell’espressione artistica in cui ci sono persone che raccontano storie dal vivo a qualcun altro.
La tua idea di ‘fare’ teatro o cinema sembra comunque comprendere queste passioni in un unico spazio espressivo. È così?
Sì, assolutamente. Il cinema è un’altra declinazione di quella unica esperienza espressiva che per me ha il nome di ‘teatro’ ma che potremmo denominare in tanti altri modi. Di fondo c’è sempre la voglia di raccontare qualcosa a qualcuno. Di renderlo partecipe di ciò che pensiamo su eventi, fatti. Per me il teatro, il cinema, qualsiasi forma di comunicazione che preveda il confronto diretto con un pubblico, perde qualunque valore quando l’atto espressivo, comunicativo, non è sorretto da una visione del mondo, da un’intenzione comunicativa. Quando non è insomma un atto politico. Qualcosa che abbia un impatto sulla società, anzi sulla comunità.
In questo caso cosa è il teatro per te? Hai una tua compagnia o gruppo di riferimento?
Lo ripeto per chiarirlo prima di tutto a me stesso. Per me il teatro è un dispositivo, una forma di comunicazione da un gruppo a un altro gruppo di persone che tentano di condividere con un rito di travestimenti, di scambi di ruoli, di trasformazioni delle identità, visioni sul mondo in cui rispecchiarsi o da cui allontanarsi. È un modo per riflettere su quello che siamo, siamo stati o vorremmo essere. Sempre come comunità. Non credo sia un caso che il teatro, nelle sue varie forme, abbia subito mutamenti così drastici negli ultimi settant’anni. Ha seguito la naturale trasformazione delle comunità che adesso utilizzano altri luoghi di autorappresentazione, che tendono ormai a escludere la dimensione del corpo che in teatro è invece primario. Per questo motivo non può esistere per me il teatro senza le compagnie, senza le comunità in cui il teatro nasce. E guardo sempre un po’ con sospetto a quelle operazioni in cui gli attori vengono da esperienze troppo lontane da quelle del regista. Come si può essere uniti nel dire le stesse cose? Per questo motivo ho sempre prediletto lavorare con gruppi di persone che conosco, con cui condivido linguaggio, scelte di vita, visioni politiche e visioni del mondo. Non ho un unico gruppo di riferimento ma una costellazione.
C’è un senso o significato particolare che persegui oltre la resa artistica? Sociale, etico, formativo, educativo…
Assolutamente sì ma non esplicitamente. Mi annoia l’arte che vuole spiegare il mondo e che vuole denunciare il già noto o educare a una morale. Preferisco che la componente artistica, estetica potremmo dire, sia sufficiente a muovere sensibilità dentro lo spettatore, tale da portare a qualcosa di diverso, sempre dentro di lui, se lo vuole.
In quale esperienza laboratoriale ti identifichi di più?
Riprendendo la metafora artigianale io penso che il teatro sia sempre un laboratorio, in ogni caso. Indipendentemente dagli strumenti che vengano adoperati per costruire un lavoro. In questo senso lo strumento che mi piace di più è quello ‘democratico’, nel senso che mi piace che la costruzione di un lavoro sia sempre il frutto di una elaborazione collettiva. Penso che il regista più bravo è quello che scompare più evidentemente e lascia spazio alla creatività degli attori e li metta nelle condizioni migliori affinché lo spettacolo possa nascere in scena ogni volta.
Ultimo lavoro e progetti futuri
Questa stagione è stata particolarmente prolifica. Ho terminato da poco una tournée nazionale con ‘Ditegli sempre di sì’ di Eduardo per la regia di Domenico Pinelli e nel frattempo ho avuto la fortuna di scrivere le musiche di scena di due begli spettacoli: ‘Bro’ di F. M. Siani per la regia di A. Mallardo e ‘Tango barbaro’ di Copi per la regia di Alessia Giglio, allieva regista dell’accademia Silvio D’Amico, supervisionata da Arturo Cirillo. Ho avuto poi modo di finire una piccola regia che sta muovendo i primi passi: un ‘Avaro’ di Molière con la compagnia Il demiurgo, con Franco Nappi e Chiara Vitiello. A breve tornerò al lavoro su un progetto che seguo da tempo: un adattamento de “L’Amleto in napoletano”, a partire dalla traduzione di A. Piccolo.
Mario e il suo rapporto con Napoli e la sua cultura
Proprio quest’ultimo lavoro, questo ‘Amleto’ è un po’ una summa del mio rapporto con la cultura e la tradizione napoletana. Penso spesso che i napoletani siano fondamentalmente come i canadesi del Quebéc: sono sostanzialmente bilingue e figli di due culture. Questo genera un bagaglio pregresso infinitamente ricco di suoni, musiche, idee, concetti che ciascuno, singolarmente o socialmente, poi riversa nell’altra cultura, quella italofona, a suo modo. Generando talvolta sorprendenti innovazioni. Superata una visione provinciale e messe le cose in giusta prospettiva, ritengo una grande fortuna avere tali giganti sulle cui spalle poter proseguire il proprio viaggio.


MARIO AUTORE – CV
Skills: Chitarra, Pianoforte, Fisarmonica, Canto, Judo.
Premi e riconoscimenti:
Nomination Pellicola D’Oro 2022 – miglior attore protagonista Nomination Nastri d’argento 2022 – miglior attore non protagonista Segnalazione speciale Premio Hystrio alla Vocazione 2014.
Formazione:
Laboratori e seminari con Michele Schiano Di Cola, Giorgio Rosa, Massimiliano Foà, Nicola Pianzola, Lino Musella, Paolo Mazzarelli, Raffaele di Florio, Anna Redi, Melissa Lohman, Enrico Masseroli, Marco Luciano, Dario Ferrari, Nina Lombardino.
| 2023 | Master in regia lirica presso Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con Silvia |
| Girardi, Simone Stefano Pintor, | |
| 2017 | Laurea triennale in Psicologia |
| 2016-2018 | Studia canto con Floriana Cangiano |
| 2012-2015 | Corso di scrittura drammaturgica a cura di Massimo Maraviglia. |
| 2012-2013 | Corso di regia teatrale con Carlo Cerciello. |
| 2012-2014 | Tirocinio per formatori con Pina di Gennaro – formatrice ANTHEA |
| 2010-2013 | “Laboratorio teatrale permanente” del Teatro Elicantropo |
| 2006-2012 | Laboratorio di teatro ragazzi del “Teatro dell’anima” diretto da Pina di Gennaro |
| 2011 | Diploma in solfeggio e dettato musicale. |
| 2006-2012 | Studia pianoforte privatamente. |
2025 “Il testamento di Parasacco” di E. Scarpetta, regia di Francesco Saponaro, prod. Fondazione Trianon Viviani e Teatro di Napoli, ruolo Felice Sciosciammocca
| 2024 | “Ditegli sempre di sì/” di E. De Filippo, regia Domenico Pinelli, prod. Gli Ipocriti, ruolo |
| Luigi Strada | |
| 2023 | “Charlie Chaplin – L’uomo oltre la maschera” di F. Nappi, prod. Il Demiurgo, ruolo |
| Charlie Chaplin | |
| 2022 | “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di O. Wilde, regia Carlo Sciaccaluga, prod. Il |
| Demiurgo, ruolo Algernon Moncrieff | |
| 2022 | “La bisbetica domata” adattamento e regia Franco Nappi, prod. Il demiurgo ruolo |
| Petruccio | |
| 2022 | “Don Giovanni, del limite e della finzione” di Molie/ re, traduzione e adattamento Antonio |
| Piccolo, prod. Piccola Città Teatro, | |
| 2021 | “Il Sogno Di Morfeo” di Antonio Piccolo, prod. Teatro in Fabula |
| 2021 | “I fratelli De Filippo”, film, regia di Sergio Rubini, ruolo Eduardo De Filippo, prod. |
| PEPITO S.r.l., Rai Cinema, RS Production | |
| 2020 | “In casa con Claude” di Rene/ -Daniel Dubois regia Giuseppe Bucci, prod. Piccola Città |
| Teatro, ruolo Yves | |
| 2019 | “Madre Courage e i suoi figli” di B. Brecht con Maria Paiato, regia Paolo Coletta, prod. |
| Società per Attori, Teatro Metastasio | |
| 2019 | “Bestiario di vita” regia Ettore Nigro da scritti di Anna Marchitelli, prod. Unaltroteatro |
| 2018 | “Pulcinella morto e risorto” di A. Paschitto, prod. Bambara |
| 2017 | “L’uovo di Colombo” di Niko Mucci, prod. Teatri Associati di Napoli |
| 2017 | “La Locandiera o come si innamorano gli uomini” di C. Goldoni regia M. Autore, prod. |
| Unaltroteatro | |
| 2017 | “Le 95 tesi, Una storia di Lutero” di Antonio Piccolo e Giuseppe Cerrone, produzione |
| Teatro in Fabula | |
| 2016 | “Un tram che si chiama desiderio” di T. Williams, regia Cristia/ n Plana, con Mascia Musy, |
| Massimiliano Gallo, Giovanna Di Rauso, produzione Teatro Stabile di Napoli | |
| 2016 | “In vino Itineras” di A. Paschitto, regia M. Autore, A. Paschitto, prod. Collettivo |
| Lunazione | |
| 2015 | “Jamai Vu” regia Eduardo Di Pietro, produzione Collettivo LunAzione, Napoli Fringe |
| Festival | |
| 2015 | “Basile nei luoghi del Basile” regia Niko Mucci e Domenico Basile, prod. Tan |
| 2014 | “Troilo e Cressida, Storia tragicomica di eroi e di buffoni” di Alessandro Paschitto da W. |
| Shakespeare, regia M. Autore e E. Di Pietro | |
| 2014 | “L’armonia perduta – Fiori Giapponesi” regia Paolo Coletta, produzione Teatro Stabile di |
| Napoli | |
| 2014 | “Le nuove vie dei canti” di Mario Perrotta, prod. Teatro dell’Argine |
| 2012 | “C’era una volta il ‘68” regia C. Cerciello, prod. Teatro Elicantropo |
| 2010 | “Just” di Ali Smith, regia Pina Di Gennaro, prod. Teatro dell’Anima per Fringe Festival |
| Italia |
Regista:
| 2024 | “La fine del mese” di M. Autore e V. Passaro, prod. Piccola Città Teatro |
| 2023 | “Io, Don Chisciotte” di Anna Marchitelli, prod. Piccola Città Teatro, |
| 2022 | “Spiriticchio, i fiori di Aldo Moro” di G. Conforti e G. Chianelli, prod. Piccola Città Teatro |
| in collaborazione con Istituto Pontano di Napoli, | |
| 2022 | “Don Giovanni, del limite e della finzione” di Molie/ re, traduzione e adattamento Antonio |
| Piccolo, prod. Piccola Città Teatro, | |
| 2020 | “Hypa/ te” di Aniello Mallardo, prod. Piccola Città Teatro (aiuto regia), NTFI 2020 |
| 2019 | “Madre Courage e i suoi figli” con Maria Paiato, regia Paolo Coletta, prod. Società per |
| Attori, Teatro Metastasio (assistente) | |
| 2019 | “Il paese di cuccagna” di Paolo Coletta, prod. Teatro Stabile di Napoli (assistente) |
| 2018 | “Il principe e la Luna” di M. Autore, prod. Teatro in Fabula, NTFI 2019 |
| 2018 | “Non si sa come” di L. Pirandello, prod. Unaltroteatro |
| 2017 | “La locandiera, o come si innamorano gli uomini” di C. Goldoni, prod. Unaltroteatro |
| 2016 | “Canto inverso per Sirenidi e lupi di mare” di A. Paschitto, prod. Collettivo LunAzione |
| 2015 | “In Vino Itineras” di A. Paschitto (co-regia A. Paschitto), prod. Collettivo LunAzione |
| 2014 | “I vestiti nuovi dell’imperatore” da G. Rodari, prod. Collettivo LunAzione |
| 2014 | “Troilo e Cressida, Storia tragicomica di eroi e di buffoni” di Alessandro Paschitto da W. |
| Shakespeare, regia M. Autore e E. di Pietro, prod. Collettivo Lunazione | |
| 2012 | “Un Gioco, promessa e svolta” di Alessandro Paschitto, |
| 2011 | “Mi manca la giraffa” di Paolo Coletta, (assistente) prod. Sirena Eventi, |
Compositore:
| 2424 | “Ditegli sempre di sì/” di Eduardo De Filippo, regia Domenico Pinelli, prod. Gli Ipocriti |
| 2024 | “Don Giovanni” da Molie/ re, Da Ponte, Mozart adattamento e regia Arturo Cirillo, prod. |
| Marche Teatro – Teatro Nazionale di Napoli – ERT – Teatro Nazionale di Genova | |
| 2024 | “Churchyll Rewind” di Fabio Faliero dai testi di Caryl Churchyll, regia Fabio Faliero, |
| prod. ANAD Silvio D’Amico | |
| 2023 | “Io, Don Chisciotte” di Anna Marchitelli, regia Mario Autore, prod. Piccola Città Teatro |
| 2023 | “L’ereditiera” di Annibale Ruccello, regia Fabio Faliero, supervisione di Arturo Cirillo, |
| prod. ANAD Silvio D’amico | |
| 2022 | “Spiriticchio, i fiori di Aldo Moro” di G. Conforti e G. Chianelli, prod. Piccola Città Teatro |
| in collaborazione con Istituto Pontano di Napoli | |
| 2022 | “London Pub” di Domenico Pinelli e Ciro Pauciullo, regia Francesco Rivieccio, prod. |
| Compagnia il Croco | |
| 2022 | “Don Giovanni, del limite e della finzione” di Molie/ re, traduzione e adattamento Antonio |
| Piccolo, prod. Piccola Città Teatro | |
| 2021 | “Il Sogno di Morfeo” di Antonio Piccolo, prod. Teatro in Fabula |
| 2020 | “Hypa/ te” di Aniello Mallardo, prod. Piccola Città Teatro, NTFI 2020 |
| 2019 | “Madre Courage e i suoi figli” con Maria Paiato, regia Paolo Coletta, prod. Società per |
| Attori, Teatro Metastasio (assistente) | |
| 2019 | “Il paese di cuccagna” di Paolo Coletta, prod. Teatro Stabile di Napoli (assistente) |
| 2019 | “Così/ parlo/ Monnalisa” di A. Piccolo, prod. Golden Show |
| 2019 | “Giulietta e le altre” di e con Wanda Marasco, regia Ettore Nigro, prod. Unaltroteatro |
| NTFI |
| 2019 | “Bestiario di vita” regia Ettore Nigro da scritti di Anna Marchitelli, prod. Unaltroteatro |
| 2019 | “La gazza ladra” di F. Niccolini, regia Emanuele Gamba prod. Arca Azzurra – L’asina |
| sull’isola | |
| 2018 | “Il principe e la Luna” di M. Autore, prod. Teatro in Fabula |
| 2018 | “Flat 401” di Giovanni De Luise, regia Filippo Stasi, prod. Giovani Teatri |
| 2017 | “2X2 Gentilumini” di A. Paschitto da “I due gentiluomini di Verona” di W. Shakespeare |
| 2016 | “Tragodia, il canto del capro” di Emanuele D’Errico, adattamento e regia Ettore Nigro |
| 2016 | “L’uomo di Fumo” da “Il codice di Perela/ di A. Palazzeschi, adattamento e regia Aniello |
| Mallardo, prod. Teatro in Fabula | |
| 2014 | “I vestiti nuovi dell’imperatore”, regia Mario Autore prod. Collettivo Lunazione |
