LE PAROLE CHE NON DICO favola per ragazzi sommersi, un progetto di Putéca Celidònia
Drammaturgia Sharon Amato, regia Marialuisa Diletta Bosso, Sharon Amato – con i ragazzi dell’I.P.M. di Nisida: Armando, Emanuele, Maurizio, Raffaele, Salvatore – con gli attori Teresa Raiano, Dario Rea
La magica farfalla di Nisida
Di Rita Felerico
Da tempo, fin dai primi passi della sua nascita, anche da queste pagine seguiamo l’attività di Putéca Celidònia, associazione culturale ETS premiata dal Presidente della Repubblica per il suo impegno sociale. I ragazzi di Putéca abbracciano infatti con il loro lavoro vari campi di azione, dal teatro alla formazione, dal costante lavoro profuso nel tempo per contribuire alla rigenerazione urbana di uno spazio cittadino come il Rione Sanità, alla ideazione del vicolo della cultura e di uno spettacolo ‘A voce d’’o vico, appuntamento annuale, recitato dai balconi di vicolo Montesano che coinvolge i ragazzi del laboratorio di teatro – gratuito – e le loro famiglie.
Ad attrarre l’attenzione del Direttore dell’Istituto Penale Minorile di Nisida, Gianluca Guida che dirige l’IPM dal 1996 (aveva allora 29 anni, una laurea in Giurisprudenza e un’esperienza di volontariato nella periferia di Napoli) è stata proprio questa formula di spettacolo. Li ha invitati così a realizzare dei corsi di teatro all’interno del carcere. Una idea vincente, da anni praticata da Putéca, che ha reso possibili vari moduli di recitazione / spettacolo e la ideazione di un podcast, Le voci di dentro, del 2024, andato in onda su RAI 3.
Le parole che non dico-favola per ragazzi sommersi, lo spettacolo andato mercoledì 15 u.s. in scena al Ridotto del Teatro Mercadante Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, chiude il progetto “Altri confini” finanziato dall’Otto per Mille della Chiesa Valdese. E ‘il settimo laboratorio teatrale realizzato dalla compagnia Putéca Celidònia all’interno dell’I.P.M. di Nisida.
“La drammaturgia, curata da Sharon Amato, e la regia, firmata insieme a Marialuisa Diletta Bosso, hanno preso forma giorno dopo giorno tra le mura del carcere, nutrendosi di interviste, improvvisazioni e, soprattutto, di lunghi silenzi. Gli interrogativi di partenza erano inevitabili: quali sono le parole che costano di più? Quelle che non si riescono a dire, quelle che restano bloccate in gola o quelle che nessuno ha mai insegnato a pronunciare?” , si legge nel comunicato.
Parole che descrivono l’atmosfera che si crea dentro le mura nel momento in cui ci confronta con se stessi, la propria storia, le scelte, si dialoga con l’altro: magia del teatro! È quello che Sharon, Maria Luisa, Dario Rea e Teresa Raiano si propongono di suscitare; si possono immaginare i silenzi, le parole non dette, le parole dette e dimenticate, i pensieri le immagini, la rabbia, i sogni che prendono forma nei ragazzi, contemporaneamente al prendere coscienza della realtà della loro condizione.
Dire della bellezza delicata, intensa del testo / favola di Sharon è descrivere come si possa entrare in punta di piedi ma con forza nella sensibilità di Armando, Emanuele, Maurizio, Raffaele e Salvatore i ragazzi rinchiusi che si lasciano andare senza pregiudizi e remore. Si rischia, ma si lancia una sfida, come in un sogno, nel montare sulle ali della farfalla creata da Sharon. Ancora si legge: “…il teatro ha scelto la via della metafora, costruendo una favola che si svolge negli abissi del mare. Lì vive un gruppo di ragazzi sommersi nel silenzio, finché una magica farfalla, attratta dalla loro stessa assenza di voce, li accoglie nel proprio ventre. Per rimettersi in volo, la creatura ha bisogno che i giovani ritrovino i propri vocaboli perduti. A guidarli in questo cammino immaginifico tra sogni e memorie, è il Custode, una figura alla ricerca della propria identità che cammina al loro fianco, condividendo la scena orizzontalmente, senza mai porsi dall’alto. La forza dello spettacolo sta proprio nel superamento di una doppia costrizione: non solo quella fisica e visibile del carcere, ma quella invisibile dell’impossibilità di dare un nome alle proprie emozioni”.
Sfida pienamente riuscita se si considera la presenza ‘convinta e vissuta’ dei ragazzi sul palcoscenico, l’attento stare degli attori accanto ai ragazzi, senza comprimere la loro possibilità di espressione. Uno spettacolo emotivamente toccante, se solo si pensa al caos che abita e si nasconde nella mente e nel cuore dei ragazzi e alla loro capacità di esprimere – con le parole giuste – le loro passioni: la musica, il cibo, le loro fragilità, ragazzi ai quali abbiamo stretto le mani con gioia alla fine dello spettacolo, trasmettendo loro sicurezza di sé, capacità di rispondere maggiormente al loro senso di responsabilità.
La farfalla di questa favola ci auguriamo possa ancora volare alta e vibrare parole e sogni che se non possono mutare da un giorno all’altro la vita dei ragazzi reclusi, possono cambiare a poco a poco, a forza di trovare le parole, il loro sguardo sul mondo: anche questa è la forza del Teatro.
CREDITI drammaturgia Sharon Amato regia Marialuisa Diletta Bosso, Sharon Amato con i ragazzi dell’I.P.M. di Nisida: Armando, Emanuele, Maurizio, Raffaele, Salvatore e con Teresa Raiano, Dario Rea musiche Tommy Grieco luci Desideria Angeloni fonico Jacopo Santantonio direttore di produzione Dario Rea responsabile organizzativa Teresa Raiano coordinamento scientifico prof.ssa Annamaria Sapienza in collaborazione con Ministero della Giustizia - I.P.M. di Nisida, Fondazione Eduardo De Filippo, DISPAC - Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale - Università degli Studi di Salerno con il sostegno di Teatro di Napoli - Teatro Nazionale si ringrazia il direttore dell’I.P.M. Gianluca Guida, il responsabile degli educatori Paolo Spada, tutti gli operatori e le operatrici, gli educatori e le educatrici, tutto il corpo della polizia penitenziaria e l’Istituzione tutta dell’I.P.M. di Nisida. Spettacolo di chiusura del progetto "Altri confini - Teatro e drammaturgia nell'IPM di Nisida", realizzato con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
