Il libro che racconta di Gigi e della Comunità di Sant’Egidio “Bambini a Napoli tra violenza e futuro – Storia di Gigi e voci dalle scuole della Pace” – Paola Cortellessa – Marco Rossi – Dario Spagnuolo edizioni iod 2026

Il libro che racconta di Gigi e della Comunità di Sant’Egidio
Bambini a Napoli tra violenza e futuro – Storia di Gigi e voci dalle scuole della Pace” –
Paola Cortellessa – Marco Rossi – Dario Spagnuolo
edizioni iod 2026

Di Rita Felerico

L’educazione è una priorità sociale? L’indifferenza verso le condizioni di vita dell’infanzia in una grande, complessa città come Napoli può essere considerata una forma di violenza?   A questa e ad altre importanti domande si è cercato di dare una risposta o, quanto meno, porre le basi per una più approfondita analisi sociologica, durante la presentazione del libro – edizioni IOD – scritto a più mani, da Paola Cortellessa, Marco Rossi e Dario Spagnuolo che si interroga sul futuro della città partenopea: “Bambini a Napoli tra violenza e futuro. Storia di Gigi e voci dalle Scuole della Pace”.

         Il dibattito avvenuto l’11 maggio scorso presso il Museo Diocesano di Largo Donnaregina, è stato coordinato da Bianca de Fazio – giornalista de La repubblica – ed ha visto la partecipazione di esponenti di rilievo del panorama culturale e sociale della città.

Il Sindaco, Gaetano Manfredi, ha osservato quanto il tema sia complesso ed attuale in una città come Napoli; i bambini sono il patrimonio del futuro e ad oggi si deve più attenzione e più investimenti perché il problema non è solo quello di arginare le assenze scolastiche. Il ruolo dell’educazione è più ampio e oltre a monitorare le presenze scolastiche, la dispersione scolastica, occorre legare questi dati al disagio lavorativo, abitativo, alla tossicodipendenza ed al carcere come luogo del vissuto spesso stabile dei genitori. Ci sono insomma nuovi strumenti per misurare e dare nuovo significato a termini come dispersione ed evasione. Scopi principali sono, dunque: migliorare il benessere economico, attuare percorsi didattici adeguati, arricchiti dallo sport, dall’arte, dalla pratica del teatro. Si ha bisogno di strutture di accoglienza e di formazione a tempo pieno (scolarizzazione precoce, aumento di asili) in modo da sconfiggere quello che appare come un destino segnato, mutare le fragilità in opportunità. Queste mancanze, segnano anche l’uso più ampio della violenza da parte dei ragazzi di ogni età.

Isaia Sales sottolinea come il libro non può lasciare indifferenti per il suo messaggio umano e politico che accompagna ogni pagina. La storia di Gigi e di tanti altri ragazzi è la storia di un destino premeditato? Dobbiamo dimostrare che quella strada non è segnata per sempre. Fondamentale in questo è il ruolo del volontariato: gli incontri mutano la vita di una persona, soprattutto gli incontri non previsti, soprattutto in situazioni di disagio, devianza, criminalità, di minori immigrati. Bisogna entrare nell’ottica di una educazione educante in società, oggi, emarginante, dove vivono famiglie diseducanti. E richiama ad una famiglia pubblica dove finisce il regno della cittadinanza individuale, dove ognuno vuole diventare qualcuno, dove la violenza è arma di riscatto. Occorre riabilitare la scuola, opporla al poco lavoro: nell’infanzia si soffre, non si è nell’età ‘utile’ per essere rispettati. Abbiamo bisogno di più ricerche e analisi sul territorio.

         Francesca Marone, pedagogista dell’Università Federico II, parla di una offerta educativa diffusa che abbracci anche gli anziani della possibilità di dare vita ad un polo educativo sull’ambiente dove operi la figura professionale dell’educatore, come un gesto rivoluzionario in grado di far pesare la presenza, l’avere cura dell’altro. È questa la pedagogia del fare che coinvolge più ruoli e professioni, il terzo settore, per unire il territorio, costruire dialogo e risorse, prevenire situazioni di mancanza sociale e politica.

            Monsignor Ferretti ha accennato alla mafia del Gargano, ai Cutolo di Foggia, anche lì si cresce in un clima ‘napoletano’. E poiché la mafia ha più paura dei libri che della giustizia ben vengano le scuole di pace, frutto delle scuole popolari la cui vita si deve alla Comunità di Sant’Egidio. Come predicavano Don Puglisi, Don Diana è un dovere strappare i bambini dalla mafia.

            Gli autori hanno poi insistito sull’importanza delle scuole di pace, molti minori come Gigi sono morti per violenza sociale, uccisi dall’ingiustizia sociale; occorre puntare con passione civile, impegno personale e riflessione per la realizzazione di una scuola a tempo pieno, per combattere la povertà e quindi per la libertà dei bambini / persone del domani.

            La prefazione a cura di Adriana Gulotta, coordinatrice delle Scuole di Pace sul territorio, racchiude nella sua chiara sintesi tutti questi temi e si conclude con un appello alla responsabilità verso i più piccoli, che ignoriamo e della quale ci siamo dimenticati.

Importante testimonianza, fonte di dati e di interessanti nozioni sociologiche sono le pagine di questo libro che descrive atmosfere e sensibilità degli anni sessanta, settanta, ottanta fino ai nostri giorni. A tal proposito mi viene in mente quel saggio di Aldo Masullo, Napoli siccome immobile. Cosa è cambiato? Cosa possiamo mutare?

Commoventi le storie contenute nelle pagine: Gigi muore vittima casuale di una violenza che non è casuale, le cui radici sono note….i bambini continuano a crescere tra l’abbandono e la violenza… questi piccoli ricordano quanto può far male l’indifferenza e l’irresponsabilità…

Guardiamo ancora con e per gli occhi della grande Matilde Serao, il suo urlo disperato del Ventre di Napoli giunge fino a noi, per reclamare diritti e libertà che i più piccoli hanno il sacrosanto dovere di vivere; pane dell’anima è l’istruzione.

Un immenso grazie alla Comunità di Sant’Egidio, che promuove e realizza concrete cellule di azione, come la Scuola della Pace.

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