“Dal frammento alla visione. La storia come possibilità”
Jus Museum – Palazzo Calabritto – Napoli
23 aprile – 7 giugno
tre artisti a confronto con la storia dell’arte, la storia della città, i giovani, gli studenti, gli appassionati, i ricercatori: incontri, dialoghi, condivisione.
Di Rita Felerico
Tre artisti, Annalaura di Luggo, Giorgio Tentolini e Nicolò Tomaini, sono protagonisti di una mostra ricca di suggestioni. Promossa dal Comune di Napoli nell’ambito della rassegna ‘Visioni Contemporanee’, Dal frammento alla visione. La storia come possibilità nasce da un progetto ideato da 3xTe, una collaborazione tra Jus Museum – Palazzo Calabritto, la Galleria Melesi di Lecco e Colossi Arte Contemporanea di Brescia. La mostra, inizialmente prevista fino al 31 maggio, è stata prorogata fino al 7 giugno.
Curata da Alberto Mattia Martini, la mostra si sviluppa come un percorso di riflessione e di esperienza che, partendo dal senso e dal valore del patrimonio artistico del passato, rilegge immagini provenienti dall’archeologia, dalla pittura e dalla statuaria classica e moderna e vi rimanda attraverso la sensibilità contemporanea. La storia si configura così come una materia viva e generativa, capace di alimentare nuove visioni e nuove forme espressive.
Nel bel catalogo che accompagna la mostra edito per i tipi di JUS Edizioni, il curatore Alberto Mattia Martini scrive: “Il frammento non indica solo ciò che manca, ma ciò che eccede, ciò che resiste ad una chiusura definitiva del senso. La visione, di conseguenza, non coincide con una ricostruzione dell’unità perduta, ma con la capacità di attraversare quella discontinuità, di abitarla e di trasformarla in una nuova forma di senso. In questo passaggio, il frammento smette di essere segno di mancanza per diventare condizione di possibilità: non ciò che limita, ma ciò che attiva, ciò che mette in movimento il pensiero e l’immagine.”
La sovrapposizione delle esperienze e delle culture, la relazione con il linguaggio del rito e la memoria del passato proiettata verso il futuro sono i temi che emergono osservando le opere. Queste dialogano con il visitatore e danno vita a una relazione intensa e coerente tra i diversi linguaggi artistici. Aderendo pienamente alla realtà di Napoli, prende forma l’idea che il passato non sia un deposito immobile di forme, ma un archivio dinamico e continuamente riscrivibile. Il frammento – inteso come dettaglio, immagine o forma ereditata dal passato – diventa così il punto di partenza per nuove visioni, attivando un dialogo costante tra memoria e contemporaneità.
Annalaura di Luggo espone modelli storici – il Discobolo, Amore e Psiche, Narciso e altre figure della tradizione classica – intervenendo sulla materia con aperture che assumono la forma simbolica di occhi, come varchi capaci di guardare dall’interno. L’artista rielabora così l’immaginario mitico custodito nel nostro inconscio, spesso in modo inconsapevole.
Giorgio Tentolini ricostruisce immagini del passato attraverso la sovrapposizione di strati di reti metalliche, stratificando la memoria all’interno dello sguardo contemporaneo. Le sue opere restituiscono movimento e vitalità a figure spesso eccessivamente musealizzate e ormai difficilmente riconoscibili nel presente.
Nicolò Tomaini utilizza immagini storiche per riconfigurarle all’interno di tecnologie immaginate e sistemi visivi ispirati ai codici informatici e ai linguaggi digitali. Attraverso questo processo reinventa e riscrive un sistema di memoria creativa, intervenendo su linguaggi apparentemente intoccabili.
A completare l’esposizione è il video realizzato da Annalaura di Luggo appositamente per la mostra, dedicato alla sua installazione permanente Pluribus. L’opera ospita un video a quattro schermi ideato dalla stessa artista, che si inserisce e dialoga con il progetto espositivo. L’installazione ricrea un ambiente immersivo nel quale il visitatore viene catapultato, isolandosi con le proprie sensazioni in uno spazio buio illuminato soltanto dalle vibrazioni luminose delle immagini. Ne deriva un intenso rapporto di impatto tra luce e oscurità.
Durante il periodo espositivo, la mostra è accompagnata da una serie di eventi collaterali, tra cui la proiezione presso il Teder – Teatro del Rimedio del film We Are Art di Annalaura di Luggo. Il docufilm, partendo dalla Parabola dei ciechi di Bruegel, esplora la realizzazione di un’installazione multimediale interattiva che rilegge in chiave contemporanea il riferimento pittorico e concettuale, trasformandolo in un’esperienza condivisa.
Non sono mancati incontri con studenti e appassionati, che hanno avuto l’opportunità di dialogare direttamente con gli artisti.
In questo contesto, i protagonisti della mostra hanno offerto un breve resoconto della loro esperienza, che si configura non solo come un’esposizione artistica, ma anche come un’importante occasione di confronto, partecipazione e condivisione dell’arte.

