A proposito di Casamicciola…
di Maurizio Bolognetti
Dando un'occhiata al mio archivio ho ritrovato questo articolo scritto nel 2010.
Dopo 12 anni è ancora attuale.
E’ stato un esercizio interessante leggere i titoli dei maggiori quotidiani italiani all’indomani dei tragici fatti di Messina. Ne citerò due. Liberazione: “In Sicilia si sa tutto dei suoli, ma non si fa niente.†Repubblica: “Messina una strage annunciataâ€.
Barbara Spinelli, in un articolo intitolato “Il Sacco dell’Italiaâ€, ha giustamente attribuito i morti di Messina alla dilagante illegalità “che uccide l’Italia politica e anche quella fisicaâ€.
Mario Tozzi, dalla prima de “La Stampaâ€, in un articolo intitolato “Non diteci che nessuno sapevaâ€, ha scritto: “E’ proprio un paese bizzarro l’Italia, pensate che d’autunno piove, qualche volta a lungo, i fiumi straripano e le tempeste mangiano le spiagge. E pensate che, se avete costruito nel letto di un fiume, ci sono buone probabilità che la vostra casa venga spazzata via per colpa delle alluvioni.â€
Il fiume di inchiostro che è stato versato dopo i fatti di Giampileri, riecheggia le stesse parole, le stesse riflessioni, che abbiamo letto e ascoltato dopo i fatti di Soverato e quelli di Sarno.
In Italia il 48% del territorio è a rischio frane; in Italia si verifica uno smottamento ogni 45 minuti; in Italia dal 1918 al 2009 ci sono state 15000 frane gravi e oltre 5000 alluvioni.
E giù a ricordare il Vajont e i morti di Longarone, il fango che travolge Sarno, il campeggio di Soverato.
E ancora, dati che raccontano del rischio idrogeologico, noto, arcinoto, con 7 comuni italiani su dieci a rischio. E poi il documento “Ecosistema a rischioâ€, redatto dalla Protezione civile in collaborazione con Legambiente, dove troviamo la fotografia dei tanti disastri annunciati: 1700 comuni a rischio frana, 1285 comuni a rischio alluvione, 2596 comuni a rischio frana e alluvione.
C’è un intero territorio da mettere in sicurezza, eppure si continua a costruire nella fascia di pertinenza fluviale dei fiumi. Occorre una politica di governo del territorio, che non c’è, e bisognerebbe iniziare a rottamare, come afferma Loris Rossi, l’edilizia priva di qualità .
Messina, Sarno, Soverato, il Vajont, tutte tragedie attribuibili a quel dissesto idrogeologico, figlio del dissesto ideologico, di cui parla il leader Radicale Marco Pannella. Nel nostro j’accuse, intitolato “La peste italianaâ€, in cui raccontiamo del sessantennale tradimento del dettato costituzionale di un paese che è stritolato e oppresso dall’assenza di Stato di diritto, legalità , democrazia, c’è un capitolo dedicato al dissesto idrogeologico. In quel capitolo ricordiamo che L’Agenzia europea per l’ambiente ha documentato un progressivo aumento delle catastrofi naturali in Italia. Oggi, il 38% delle vittime di alluvioni in Europa sono italiane.
Le cause? La risposta è semplice: una diffusa cementificazione delle aree adibite un tempo alle piene dei fiumi. Una dissennata gestione del territorio con deviazioni di fiumi, cementificazione degli argini e deforestazione..
