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Feste d’autunno nel Cilento

Feste d’autunno nel Cilento

Territori Campani
Cultura contadina

Feste d’autunno nel Cilento

di Pasquale Martucci

In un periodo in cui nel territorio accade poco, da venerdì 11 a domenica 13 novembre 2022, a San Marco di Castellabate, Rione Rocchetta, si svolge il “Festival di San Martino. Musica, Zeppole e Vino”.
Si tratta di una festa-sagra, che coinvolge tutti i vicoli ed è organizzata dall’Associazione Vivi San Marco.
La particolarità dell’evento è che si intende proporre la vita tradizionale di un tempo, in uno scenario addobbato per l’occasione con decorazioni di ombrelli colorati, che accolgono i tanti visitatori, in prevalenza giovani e giovanissimi, che curiosi si aggirano lungo gli stretti e suggestivi luoghi della festa. Nello specifico, si rievocano vecchie tradizioni familiari, come l’antica sartoria, i classici maestri d’ascia, la vecchia lavanderia. La tradizione popolare propone i “detti antichi”, di recente diffusi in tantissime manifestazioni cilentane, l’arte contadina e quella dei boscaioli.
Il tutto riferendosi alla festività di San Martino con varie proposte culinarie e legate ai piatti tipici di una volta, tra cui le zeppole, da quelle con le alici salate alle zeppole con il miele, dalle zeppole con il baccalà a quelle con i fiori di zucca. Tra le altre pietanze: caciocavallo impiccato, antipasto con cipolla di Vatolla, capra vudduta, lagane e ceci, broccoli e salsiccia, fusilli cilentani, castagne, dolci.
L’ultimo grande protagonista è il vino, ed infatti questi giorni sono dedicati al vino novello.
Lungo il percorso, si svolgono i Mercatini Artigianali di Castellabate, l’intrattenimento teatrale a cura della compagna La Bottega Teatrale di Castellabate, balli e spettacoli a cura della scuola Espressione Danza di Rossella Giaimo e diversi gruppi musicali che propongono ritmi di vario genere: dalla musica popolare cilentana, al genere rock e blues, a ritmi celtici e irlandesi.
In tanti paesi la ricorrenza dell’11 novembre è molto sentita. È legata a San Martino, famoso per aver donato ad un mendicante infreddolito la metà del suo mantello. La leggenda narra che la stessa notte Gesù Cristo lo avviò alla fede cristiana. Lasciò l’esercito romano, dove si era arruolato da giovanissimo, e si dedicò alla vita monastica. Viaggiò molto per convertire i pagani e alimentare il culto cattolico, soprattutto nelle campagne, dove la sua presenza è particolarmente sentita. Divenne vescovo di Tours nel 371 d.C, e fece costruire monasteri, curò le anime dei suoi fedeli e, secondo la tradizione cristiana, compì diversi miracoli che gli valsero la santificazione.
Quando morì, l’8 novembre 397 d.C., il funerale fu celebrato tre giorni dopo e di conseguenza la sua festa cade proprio l’11 novembre. È un santo strettamente legato a riti e usanze della tradizione contadina, sempre festeggiato con fiere, fuochi e banchetti. Anche a livello calendariale il giorno di San Martino cade in un periodo di gran fermento per il mondo rurale: si aprono le botti per i primi assaggi di vino; un tempo si rinnovavano i contratti agrari; si tenevano le grandi fiere di bestiame dove si vendevano i buoi cornuti, per questo nella tradizione popolare il santo è indicato come protettore dei cornuti.
L’11 novembre è anche l’Estate di San Martino, poiché di solito l’autunno si fa più mite e non è raro incontrare giornate soleggiate. La Festa di San Martino è l’occasione per celebrare i frutti della terra e l’abbondanza del buon cibo.
In conclusione, rilevo il simbolismo sotteso a questo Santo. È legato al viaggiare, muoversi, con riferimento alla sua opera di evangelizzazione e di protezione dei pellegrini e dei viandanti; è anche associato al superamento di prove difficili e imprevisti.
San Martino è poi forza, coraggio, quella di combattente romano, ma soprattutto è dotato della vera forza rappresentata dalla potenza interiore, quella della fede. Quest’ultima presuppone perseveranza, fermezza e gentilezza. È ammirato dai contadini perché è in lui presente il senso di responsabilità per se stessi e per gli altri, che permette di vivere un’esistenza di sacrificio e difficoltà, tipici del mondo rurale.

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