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Il ruolo operativo del sociologo nella rete sanitaria

sociologia sanitaria clinica

Il ruolo operativo del sociologo nella rete sanitaria

di Anna Mastroianni, Sociologa Operativa

Nel mese di agosto, il 19 se non erro, ero in spiaggia e con grande piacere ho ricevuto la telefonata di un collega sociologo veneto Gianluca Cappellozza (la telefonata mi era stata annunciata dal segretario della mia associazione ANS Campania, Sergio Mantile) che mi chiedeva un confronto sulle attività che svolgiamo noi sociologi nella nostra realtà Campana a livello socio-sanitario. Per mia sorpresa, ho scoperto che le nostre attività sono molto più radicate nei territori e confrontandoci sui nostri vissuti professionali ho elencato le mie esperienze professionali affinché potesse essere di spunto per delineare i campi di azione comuni. Gli ho raccontato un po’ di me, che mi occupo di Sociologia sanitaria da sempre, lavorando da circa 21 anni in un centro di Riabilitazione, e da sempre ho messo in atto tutte le conoscenze acquisite nei miei anni universitari, ma soprattutto mi sono occupata di mettere in relazione il paziente, la famiglia, lo stesso mio centro, con tutti gli attori sociali che potevano essere utili al paziente stesso per risolvere qualsiasi richiesta incontrata nel lungo iter che è la riabilitazione e quindi contatti con medici ospedalieri, medici di base, pediatri, associazioni, enti sportivi, servizi sociali dei vari comuni che ruotavano in rete con i distretti sanitari. Gianluca mi ha raccontato delle difficoltà di inserimento in contesti dove la nostra figura è pochissimo contemplata in Veneto. La sua esperienza è molto simile alla nostra, nella nostra regione, nonostante il numero sempre più crescente di attività sociali il nostro ruolo è da sempre non riconosciuto negandoci la giusta collocazione nei vari contesti di riferimento e questo a quanto pare in tutto il territorio nazionale.

Dal nostro colloquio è chiaro che deve esserci una svolta in quanto occupandoci da sempre di gruppi, delle dinamiche ad essi legati, dello studio dei territori di riferimento, nasce la necessità di una figura che sappia interpretare e mettere in pratica le richieste operativamente, il sociologo diventa mente e azione: operativo nel suo raggio di azione che deve essere solo suo occupandosi di dinamiche che riguardano i gruppi di riferimento.
Ulteriore spunto è stato elencare alcune attività di cui SOLO noi sociologi sanitari dovremmo occuparci e che nel mio piccolo mondo ogni giorno svolgo:

  • Analisi dei bisogni nei vari contesti di riferimento: Formazione Continua Medicina ECM (Organizzazione e individuazione di quali corsi attivare per il personale del contesto di riferimento). Il fabbisogno formativo viene rilevato attraverso somministrazione di questionari ai terapisti /o professionisti sanitari.
  • Rete e territorio : nei servizi sociali il sociologo attiva la rete e ne mantiene le varie connessioni con i vari Attori sociali (CASE MANAGER)
  • Nel Socio-Sanitario il sociologo deve occuparsi del coordinamento dei centri diurni – Parliamo di gestione dei Gruppi.
  • Nelle RSA e nelle case albergo per anziani deve avere il compito di Coordinamento e gestire e programmare le attività di gruppo.
  • Info-point Disabilità nelle varie ASL del territorio
  • Marketing sanitario anche attraverso i social-media
  • Politiche per la Qualità dei servizi e operatività nel rendere adeguati i contesti

Ma di fronte a tanto lavoro e impegno, purtroppo ancora non abbiamo delineato dai decreti regionali e nazionali i nostri campi di azione, vedendoci ogni volta non riconosciuti in un ruolo che deve essere solo nostro; questo comporta ovviamente perdita di giusto inquadramento nei contratti di lavoro non ritrovandoci ricompensati per il lavoro svolto.
Oggi a tutti gli effetti rientriamo nel Socio-Sanitario grazie alla legge Lorenzin del 2017 quindi aspettiamo che si attui quella inclusione professionale che già doveva essere tale dalle aspettative post-laurea, ma che negli anni, per la mancanza di volontà politica, è stata volutamente dimenticata.
Questa telefonata ha riaperto uno squarcio, mai sanato, quello di una categoria che da sempre elemosina un reale collocamento nel mondo del lavoro.

Un piccolo spunto per una riflessione del nostro ruolo che deve essere operativo in quanto vi è la necessità di figure che sappiano Aiutare i Pazienti come guida sui territori e solo noi sociologi abbiamo le competenze per esserlo.

Dr.ssa Anna Mastroianni
Sociologa Operativa
Napoli 06/09/2022

Un grazie di cuore al collega veneto Gianluca Cappellozza, sperando in un ulteriore confronto con tutte le altre associazioni di Sociologi nazionali.

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