Quaderni del Covid

sociologia sanitaria clinica

Nota del Direttore Editoriale

Il Quaderno del Covid raccoglie una serie di osservazioni sociologiche sul Covid, che sono state realizzate in tempi diversi da vari autori, con differenti approcci teorici e narrativi, peraltro aperta a successivi contributi.
Così, il primo introduce alla trattazione generale del tema,
il secondo è una sintesi accurata e critica di quanto accaduto nel biennio del covid;
il terzo ha la lunghezza e l’impostazione di un piccolo saggio extra giornalistico e riguarda specialmente il primo anno di pandemia;
il quarto è una testimonianza tipica di uno ‘study case’ di natura qualitativa.
Peraltro, anche le provvisorie conclusioni a cui portano alcuni di essi sembrano parzialmente differire.
Come redattori de Le Sociologie, però, consideriamo tale pluralità e tali differenze una ricchezza scientifica e antidogmatica da perseguire con lucidità e con orgoglio.

QUADERNO del COVID – 1

Una pandemia che può essere controllata.

di Domenico Condurro

L’11.03.2020 il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa sul coronavirus: “E' una pandemia. Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata”.
È l’inizio di uno dei periodi della storia dell’umanità intera tra i più complessi mai affrontati, guerre mondiali comprese.
Il Covid-19 è un virus “globale”, con cause sanitarie ancora oggi difficili da indagare, e quindi controllare, ed effetti sociali devastanti, che scuote in particolare l’intelaiatura delle moderne società capitalistiche e allo stesso tempo sconvolge il pianeta intero. Paragonabile, a memoria umana, solo all’influenza spagnola di 100 anni fa (anche le foto lo testimoniano) ma con un numero di vittime fortunatamente largamente inferiore, il covid 19, anche per i dettagli che i moderni mezzi di ricezione e comunicazione riescono a immortalare, resterà impresso nei libri di storia, ma anche di economia e politica, per sempre. Sviluppatosi a Wuhan, nel cuore industriale della Cina, potenza mondiale in “ascesa libera” viene in un primo momento contenuto, localmente, grazie a misure draconiane senza precedenti, ma la globalizzazione di mercati e persone finisce inevitabilmente per accelerarne e ampliarne la diffusione. Dai primi studi scientifici sembra che la sua diffusione e l’incredibile facilità di contagio siano dovute non solo alla specificità del virus, molto simile ad una comune influenza stagionale, ma anche alla capacità di sfruttare il pulviscolo atmosferico inquinato (particolato), vettore ideale per arrivare direttamente nei polmoni degli uomini, i più anziani in particolare: proprio per chi versa in condizioni di salute precarie questo virus rappresenta una sentenza. L’Italia è il primo paese europeo ad essere duramente colpito, al nord, in zone densamente popolate, altamente industrializzate e quindi più inquinate: migliaia di decessi, percentuali di morti triplicate in alcune zone nello stesso periodo dell’anno precedente. Il sistema sanitario finora ritenuto un’eccellenza del paese mostra in questo caso un’impreparazione e inadeguatezza fatali: tantissime le vittime anche tra medici e infermieri. La politica prova a correre ai ripari con misure mai adottate in precedenza, iniziando un lockdown totale, o quasi, mai applicato prima: chiudono le frontiere quindi gli aeroporti, i porti, le ferrovie. I risvolti psicosociali dovuti al blocco totale delle attività quotidiane hanno un impatto di cui si manterrà memoria a lungo: dalla chiusura di scuole e industrie, dallo stop allo sport alla reclusione in casa, dalle regole di distanziamento sociale, le mascherine chirurgiche obbligatorie, la pulizia maniacale di mani e abiti, con disinfettanti, le file ai supermercati e il coprifuoco serale rappresentano un’escalation di novità per niente facili da affrontare. E nel resto d’Europa, come poi pure del mondo, non va meglio: se l’esempio cinese poteva apparire distante, è davvero stupefacente come la situazione sin da subito mostratasi drammatica in Italia, non abbia allertato grandi paesi vicini come Francia, Spagna, Regno Unito che dopo un inizio cauto, scettico e fondamentalmente superficiale, hanno poi dovuto frettolosamente, grottescamente e drammaticamente, fare passi indietro ed assumere le stesse misure rigide adottate dall’Italia e prima ancora, dalla Cina. Unico effetto positivo, globale, del covid19 risulta essere la drastica interruzione delle attività umane, specie quelle produttive, lo stop degli spostamenti, il blocco delle attività, che riducono drasticamente l’inquinamento: mari e fiumi puliti come ci si ricordava da foto e film di decine di anni addietro, animali liberi di scorrazzare per centri abitati, ma ormai desolati. Al momento, in Italia e in Europa il picco pare essere stato superato, ma si parla degli effetti sanitari e dalla Cina avvertono che è possibile un ritorno di seconda ondata. La devastazione sociale però è tuttora in corso e risulta davvero difficile prevedere soluzioni ottimali, almeno nel medio termine. L’Ans Campania e i sociologi in generale sono stati più volte e a giusta ragione compulsati in questo momento di crisi epocale, e specialmente in Italia, dove se ne sentiva da sempre la mancanza. Abbiamo scritto, intervistato, ascoltato, suggerito, coordinato, progettato. Si spiega così la nascita del Quaderno covid, una sorta di taccuino su cui annotare le fasi gli eventi i provvedimenti le riflessioni e gli approfondimenti di questo evento sociosanitario tanto drammatico quanto unico per la storia umana. Saranno quindi raccolti qui non solo le analisi già realizzate ma anche e soprattutto quelle in corso d’opera: siamo nella fase della difficile ripresa, ed è proprio adesso che l’opera e il contributo dei sociologi può risultare ancor più decisivo, determinante, specialmente se risulta permeato di qualità culturali e professionali: dall’analisi di quanto accaduto, dalla contestualizzazione degli eventi, allo studio e alla promozione di attività e comportamenti in grado di risollevare, magari ristrutturandole adeguatamente, le strutture sociali che costituiscono le fondamenta del vivere sociale più sano ed equilibrato.

QUADERNO del COVID – 2

Covid-19 non è Ebola e non è la pandemia che cancellerà l’umanità dalla faccia della terra.

di Maurizio Bolognetti

Una indispensabile premessa: Covid-19 non è Ebola e non è la pandemia che cancellerà l’umanità dalla faccia della terra. Ammalarsi di Covid non equivale a una condanna a morte. Covid-19, la malattia provocata dal virus Sars-Cov2, che con ogni probabilità è il genio fuoriuscito dalla lampada di un laboratorio di Wuhan, dispiega i suoi effetti nefasti soprattutto sulle fasce deboli della popolazione, sui cosiddetti “fragili”. Questo è un dato acclarato e indiscutibile, che emerge con solare evidenza dai dati diffusi da oltre due anni dall’Istituto Superiore di Sanità. Di certo le probabilità di morire sono state accresciute, però, da scellerate linee guida governative, che hanno di fatto impedito ai medici di poter operare in scienza e coscienza. Non si tratta di minimizzare o esagerare, di essere allarmisti o negazionisti, ma è un fatto incontestabile che si spera finisca prima o poi all’attenzione di una qualche Procura della Repubblica. L’aver dato quali indicazioni operative la vigile attesa accompagnata dalla tachipirina ha aggravato il bilancio dei decessi e contribuito ad intasare le corsie degli ospedali, i pronto soccorso e le terapie intensive. Anziché mobilitare generali e l’esercito, bene avrebbe fatto il Ministro della salute che non c’è e del sepolto art. 32 della Costituzione a mobilitare le decine di migliaia di medici di base, evitando di ingessarli. Questa brutta storia, che si è tradotta in lutti e in una immane tragedia collettiva, gioverà ricordarlo, è fatta anche di vicende come quella del prof. De Donno, crocifisso, screditato e trattato da ciarlatano. “Il plasma iperimmune non funziona”, avevano detto; peccato che il 30 marzo 2022 una delle più prestigiose riviste di medicina, il New England Journal of Medicine, abbia pubblicato uno studio intitolato “Early Outpatient Treatment for Covid-19 with Convalescent” nel quale si legge: «Nei partecipanti con Covid-19, la maggior parte dei quali non vaccinati, la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall'insorgenza dei sintomi ha ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale». C’è una battaglia contro il tempo che nonostante le evidenze e le voci di alcune cassandre non abbiamo voluto combattere. Il 10 maggio 2021, il dr. Guido Rasi, principale consulente del commissario all’emergenza Covid, il lucano Francesco Paolo Figliuolo, dalle pagine dell’AdnKronos pronunciava un autentico e forse inconsapevole j’accuse:
«In Italia, dove le strutture sanitarie ci sono, i medici ci sono e ci sono degli ottimi clinici – affermava il già direttore esecutivo dell’Ema – mi si deve spiegare perché la mortalità per Covid-19 è così alta. Qualcosa non deve aver funzionato in termini di standardizzazione delle cure perché non è possibile che si muoia così tanto».
Come se non bastasse, Rasi, riferendosi all’approccio vigile attesa-tachipirina, testualmente affermava:
«Sicuramente ci sono da rivedere gli standard di cura, anche domiciliari. Perché probabilmente l'approccio tachipirina e vigile attesa è un po' troppo minimalista“. Più che minimalista avrebbe dovuto definirlo criminale, anche perché come dice il proverbio se sbagliare è umano, perseverare, come ha pur fatto il nostro Ministero della Salute, è diabolico. Manco a dirlo le parole di Rasi, pesanti come pietre, sono state immediatamente inghiottite dal silenzio e sono evaporate nel calderone di quella che non esito a definire una narrazione di regime, che ha negato un indispensabile dibattito e un necessario approfondimento. A fare da pendant al “caso De Donno”, la vicenda dell’Invermectina, un farmaco antiparassitario poco costoso scoperto dal premio Nobel Satoshi Ōmura. Incredibilmente, alcune virostar a gettone hanno affermato, in assenza di contraddittorio, che l’invermectina è un farmaco ad esclusivo uso veterinario. Falso! Una fake news “istituzionale” e istituzionalizzata.
Il 31 gennaio 2022, la Reuters, nota agenzia di stampa britannica, batte:
«L’invermectina mostra un effetto antivirale contro il Covid».
Dalla lettura del “lancio” si apprende che La società farmaceutica e commerciale giapponese Kowa Co Ltd
«ha affermato che il farmaco antiparassitario ivermectina ha mostrato un “effetto antivirale” contro Omicron e altre varianti di coronavirus nella ricerca non clinica congiunta».
Ma allora perché la violenza verbale e un incredibile fuoco di sbarramento nutrito anche da una clamorosa bugia? Avrebbero potuto limitarsi a contestare l’efficacia dell’invermectina contro il Covid; hanno voluto invece mentire, vendendo la bufala dell’invermecitina destinata ad esclusivo uso veterinario, laddove è noto in letteratura scientifica che essa viene utilizzata da tempo per malattie che colpiscono gli umani.
Nel 1785, nel suo “Del civile corso delle nazioni”, il giurista e filosofo Francesco Mario Pagano scriveva:
«…se tu, uomo mortale, distendi la tua mano e la tua forza di là del confine, che ti segnò la natura, se occupi dei prodotti della terra tanto, che ne sian offesi gli altri esseri tuoi simili, e manchi loro l’esistenza, tu proverai il riurto loro, il tuo delitto è l’invasione, il violamento dell’ordine, la tua pena è la distruzione».
Il confine di cui parla Pagano noi lo abbiamo oltrepassato da tempo e il grande filosofo lucano, giustiziato a Napoli in Piazza Mercato nel 1799, con il suo sguardo lungo e con due secoli e mezzo di anticipo poneva temi di stringente attualità che ci riportano all’era dell’antropocene, definizione coniata dal chimico premio Nobel Paul Crutzen nel 2000.
Ho detto, e ne sono convinto, che Sars-Cov2 non è il virus che cancellerà l’umanità dalla faccia della terra o che ci precipiterà in scenari da Mad Max, ma la verità è che abbiamo creato tutti i presupposti, saccheggiando il pianeta, per future pandemie che potrebbero essere decisamente più aggressive.
La zoonosi è un’infezione animale che compie un salto ed inizia ad aggredire l’uomo. Il virus Sars-Cov1, decisamente più pericoloso del Sars-Cov2 e delle sue varianti, era una zoonosi. L’ottimo giornalista scientifico David Quammen, nel suo “Spillover”, scrive:
«Si definisce zoonosi ogni infezione animale trasmissibile agli esseri umani. Ne esistono molte più di quante si potrebbe pensare. L’Aids ne è un esempio, le versioni dell’influenza pure. Guardandole da lontano, tutte insieme, queste malattie sembrano confermare l’antica verità darwiniana: siamo davvero una specie animale, legata indissolubilmente alle altre, nelle nostre origini, nella nostra evoluzione, in salute e in malattia».
Se penso a ciò che è o dovrebbe essere la scienza non posso non dirmi preoccupato per quanto è emerso in questi due anni di pandemia. Scienza è o dovrebbe essere metodicità del dubbio. Eppure, virostar a gettone e scienziati governativi in questi due anni hanno espresso a ripetizioni incrollabili certezze puntualmente smentite dai fatti. Senza troppi giri di parole affermo che c’è stata una scienza assurta a dogma di fede e a scienza di regime.
Basterebbe pensare che dopo quasi due anni personaggi che hanno imperversato su radio e tv ad ogni ora del giorno e della notte adesso affermano che occorre distinguere tra morti “con” e “per” covid. Mi permetto di sottolineare che fin dall’autunno del 2020 ho ripetutamente posto la questione di una possibile sovrastima dei decessi, basandomi su un’attenta lettura di alcuni documenti dell’Istituto Superiore di Sanità.
Mi chiedo come mai quando la dr.ssa Angelique Coetzee, il medico sudafricano a cui è stata attribuita la scoperta della variante Omicron, ha affermato che i sintomi dell’infezione erano lievi ed uguali per vaccinati e non, quel suo “uguali” si sia letteralmente smaterializzato sulla rotta Pretoria-Roma-Berlino.
Per mesi ci hanno abbrutito facendoci ingoiare dosi non omeopatiche di paura. E se dico paura da un lato penso che un po’ di sana paura abbia garantito la sopravvivenza della specie, dall’altro penso a quel che il grande Zygmunt Bauman scriveva:
«Di sicuro la costante sensazione di allerta incide sull’idea di cittadinanza, nonché sui compiti ad essa legati, che finiscono per essere liquidati o rimodellati. La paura è una risorsa molto invitante per sostituire la demagogia all’argomentazione e la politica autoritaria alla democrazia. E i richiami sempre più insistiti alla necessità di uno stato di eccezione vanno in questa direzione».
Il primo febbraio 2020, a poche ore dalla dichiarazione dello Stato di emergenza, ho criticato aspramente coloro che, senza sapere e senza preoccuparsi di capire, a tutti i costi tendevano a minimizzare e tardavano l’assunzione di interventi che, per un dato di prudenza, andavano assunti tempestivamente. A dire il vero ho criticato anche la stessa OMS a trazione cinese, che a mio avviso ha gravi responsabilità. Nel contempo, però, ho espresso da subito il timore che la dichiarata emergenza potesse determinare un aggravamento di una pregressa emergenza democratica in seno a democrazie che sono sempre più “democrazie reali”.
Non so se dopo due anni e mezzo siamo migliori, ma so, e il tema è stato sollevato in questa preziosa agenda, che questa vicenda pandemica, questa emergenza sanitaria che ha aggravato una fin troppo presente e concreta emergenza democratica, dovrebbe indurci ad interrogarci su una globalizzazione che ci sta impoverendo, e che non si è certo tradotta in una globalizzazione dei diritti umani, e su quale sia oggi la natura del capitalismo.
Io ho l’impressione che le nostre vite siano sempre più strette in una tenaglia: da un lato democrazie sempre meno democratiche, dall’altro un capitalismo autoritario. Due facce della stessa medaglia.
Di certo le nostre istituzioni sono assolutamente inadeguate a fare da contraltare a poteri transnazionali, che di fatto decidono le sorti di questo piccolo pianeta.
Nel 2014, Guido Rossi, in un interessante articolo pubblicato sul Sole24ore, intitolato “La democrazia in crisi e le sirene autoritarie”, scriveva:
«L'attuale disordine mondiale mostra contraddizioni evidenti e crescenti. Il capitalismo autoritario risulta vincente su quello liberaldemocratico, tradito ormai dalla globalizzazione del mercato e da uno sviluppo tecnologico dirompente. Globalizzazione e tecnologia hanno via via trasformato il capitalismo di produzione in un capitalismo finanziario: un'arena nella quale la creazione di valore nei beni prodotti ha ceduto alla speculazione basata sul debito, sia privato che pubblico […] Se la concorrenza fra capitalismo autoritario e quello liberale dovesse improvvisamente svolgersi sul terreno della conquista e difesa dei diritti umani, piuttosto che sul predominio mercantile e militare, l'attuale globalizzazione senza regole troverebbe finalmente un suo destino di civiltà».
Sempre nel 2014, il prof. Fulco Lanchester, in un intervento intitolato «La “piccola patria”, i terremoti e la necessaria ricostruzione», affermava:
«La grande finanza internazionale e le stesse burocrazie, che caratterizzano l’epoca della globalizzazione tendono a svalutare il momento democratico rappresentativo, perché non funzionale e pericoloso, ammiccando a modelli alternativi (dalla governance aziendale di Singapore alla burocrazia partitica cinese, per arrivare al putinismo russo). Questo è l’ulteriore elemento che certifica che siamo oltre Salerno, ossia la crisi delle istituzioni liberali e democratiche su cui si basava il pensiero di Benedetto Croce. I fenomeni di integrazione, internazionalizzazione e globalizzazione hanno svuotato i partiti, i parlamenti e tutte le istituzioni nazionali e hanno concentrato la decisione su qualche cosa di molto burocratico, da un lato, e di occulto dall’altro, cui – a livello italiano – corrisponde la crisi dell’ordinamento politico-costituzionale, ormai ridotto in una condizione quasi post-costituzionale».
La verità è che siamo di fronte a un bivio e c’è da sperare che riusciremo a non imboccare un vicolo cieco e una strada senza uscita.
La verità è che covid-19 rischia di diventare clava, sfollagente e strumento di oppressione, in una gestione che poco o nulla ha a che fare con il sacrosanto dovere di tutelare la salute degli individui e della collettività. E del resto se avessero davvero avuto a cuore la salute pubblica, avrebbero lavorato per ridare dignità al disastrato Servizio Sanitario Nazionale, demolito a colpi di tagli indiscriminati a partire dal governo Monti, uomo Goldman Sachs al pari di Mario Draghi.
La verità è che dopo 250 anni dovremmo abbandonare il paradigma meccanicista-riduzionista e il mito dello “sviluppo illimitato” per abbracciare un paradigma organico-olistico (ecologico), consapevole della realtà dei “limiti dello sviluppo“. Stiamo consumando noi stessi e il futuro delle future generazioni, ma non è troppo tardi per invertire la rotta ed evitare di andare a sbattere.

Latronico, lì 5 maggio 2022

QUADERNO del COVID – 3

Diario di una disfatta, l’agenda di una rinascita
Analisi degli scenari macro e micro sociali.

a cura di Claudio Roberti, Rita De Carolis, Maria Trapani

Un cenno introduttivo alle categorie della WORLD SYSTEM ANALYSIS

Risalendo alle fondamenta dei saperi sociali, da N. Machiavelli avremmo dovuto applicare quanto segue:
Il problema quando è piccolo è di facile soluzione, ma pochi lo vedono. Quando diventa grande molti lo vedono, ma la soluzione è difficile”. Ciò in cui siamo stati immersi “all’improvviso” non rientra nell’ineluttabilità della tragedia greca. Piuttosto, si tratta di un immane disastro da era dell’antropocene estremo, quindi insostenibile e su questo, sul web, è possibile accedere a una caterva di riferimenti, di cui basta citarne qualcuno a campione, 1sottolineando che l’argomento è complesso, interdisciplinare e necessitante di approcci scientifici da comunità mondiale connessa, dotati di libertà/autonomie, quanto meno relative. Pertanto, a fronte di un relativo “fulmine a ciel sereno”2 prima minimamente definito Coronavirus, in seguito specificamente Covid 19, una serie di debolezze e insostenibilità mondiali sono entrate in una forma di crisi sincronica dai connotati complessi, quindi purtroppo non riducibili a semplificazioni3. Ciò si è verificato a causa dei vincoli inerenti la dialettica dissenso/consenso, giustapposta a manchevoli, mediocri e forvianti letture della realtà. Tutto questo è accaduto presso varie nazioni del sistema mondo, segnatamente quelle centrali – quelle già in precedenza ascendenti e discendenti, indistintamente. Sono stati messi in campo ed elaborati, prioritariamente, vincoli e calcoli geo-economici, più direttamente finanziari e di riflesso condizionato, geopolitici. Quell’avviso dell’OMS è stato ignorato e/o sottostimato da tutti in tempi e modalità differenziate. Pertanto, a fronte di tale premessa, dittature laiche e confessionali da un versante, e modelli para-post democratici variamente elitistici dall’altro versante, sono stati costretti a rincorrere un problema rapidamente contaminante che sin dall’inizio tendenzialmente si è caratterizzato per crescita esponenziale.
Attenzione, il Covid 19, con estrema velocità, da epidemia si è tramutato in pandemia, sottolineando che, impegnando al riguardo la World System Analysis,4 l’umanità è stata vittima di molte epidemie, però questa è la prima pandemia storico sociale, malgrado nei secoli passati vi siano state delle esportazioni epidemiche interne al primo impero mondo 5 con degli sviluppi non sincronici, bensì al massimo differiti in forma da renderli a se stanti. Invece, non solo si tratta della prima pandemia, ma essa presenta i caratteri dell’induzione antropica a mezzo della globalizzazione e i suoi variegati caratteri: in sostanza da fine secolo breve, in nome del dogma post-meta ideologico della crescita competitiva, si è voluto globalizzare tutto, eccetto le regole e tutto ciò è tanto surreale quanto assurdo perché esiziale nell’accezione generale, almeno potenzialmente.
Il dogma dominante, refrattario ad ogni evidenza, ha innescato e messo a regime una corsa irrefrenabile e acritica nella società del rischio in cui politica e scienza, segnatamente in taluni contesti, sono state decurtate finanziariamente e rese subalterne all’economia finanziaria, perdendo autorevolezza e segnatamente controllo in ogni ambito, ad ogni livello. Tutto ciò appartiene ai rischi innescati e reiterati forzosamente dalla società globale, nell’illusione di eludere questioni ben chiare alla sociologia analitica e critica del massimo sistema.6 Al netto delle differenziazioni quantitative e qualitative di area, inizialmente identificabili tra Asia e Europa. In merito al singolo contesto UE – gli estremi Germania/ con la diade spuria Italia – Spagna con la mediana Francia – il colpo sistemico inferto dalla pandemia Covid 19 verso nazioni ambiguamente cooperanti/competitrici almeno dalla fine del secolo breve in forma sistematica; tutto ciò reca grossi margini di generalizzabilità e questo si evince da una marea di indicatori macro e micro su cui torneremo.
Mettiamo maggiormente a fuoco i già citati fatti ecologici e sociosanitari a livello planetario. Dal punto di vista sociologico, restando ai soli livelli abduttivi, si evince che codesta pandemia, risalendo alle “insufficienti” avvisaglie pregresse da AIDS a SARS, costituisce l’effetto di un’alterazione sostanziale e funzionale della dicotomia natura versus cultura, evidenziando una grande rottura giusnaturalista.7 Si tratta di una giustapposizione cruciale, essa è già meritevole di studi scientifici di profilo accademico in cui si evidenziano correlazioni8 , malgrado a fronte di quanto è dato di sapere, dette correlazioni si rivelano eccessivamente lineari – deterministiche e quindi lacunosamente spurie. Tale limite deriva da deficit in interdisciplinarietà in cui, nei fatti pregressi e anche odierni un’assenza e/o sottostima è chiara: la sociologia eco-sanitaria. Che la globalizzazione, segnatamente in aree semi periferiche – tanto più in nazioni asimmetriche – innescasse e riproducesse diseguaglianze, questo per la sociologia è un dato di fatto ben chiaro, 9 però i fautori indefessi e cinici del globalizzare ossessivo compulsivo sino ad oggi hanno eluso il problema ritenendo di poterlo ammortizzare fra palliativi e sofismi comunicativi. Però, in forma prorompente come solo la Natura bruta sa fare secondo le sue leggi, evidentemente ben più spietate della globalizzazione, la pandemia ha rotto quegli equilibri instabili. Infatti, questa pandemia denuda la realtà sin qui propinata da quel fittizio vestito di para ineffabilità escatologica, presentandone i veri connotati, dimostrando cosa comportano le imperfezioni umane elevate a sistema planetario. Di conseguenza, quando si parla di “ripresa” è indispensabile chiarire di cosa, gestita da chi?!

UNA FONDAMENTALE PECULIARITÀ DELLA W.S.A.

In estrema sintesi, sottolineiamo che la World System Analysis non ha vincoli di scuola, quindi è epistemicamente libera, in più, non solo impegna l’analisi diacronica e sincronica in un tutt’uno, ma permette e necessita di incursioni in economia, politologia e tutte le scienze umane in forma di analisi combinate. A sua volta ben si presta ad analisi direct di ampio respiro, con la possibilità di fare incursioni mainstream, necessarie per la vasta complessità sistemica della tematica disabilità, anche nell’ambito dell’Associazione Nazionale Sociologi. A fronte di tali requisiti, è definibile in termini di metanalisi in forma sistematica. E’ bene sottolineare che non è la prima volta che la WSA viene applicata alla tematica della disabilità, gli autori di questo stesso scritto lo hanno fatto in altre sedi, avviando un’attività laboratoriale in questo senso.

POPOLAZIONE E COMUNICAZIONE SCIENTIFICA

A fronte di molti temi qui in rassegna, non essendovi ricerca specifica perché nuovi e/o trascurati – scomodi, si tratta di studi solo iniziali, ne consegue che questa riflessione procede per abduzione, ricorrendo sovente al “rasoio di Occam”. A sua volta, tutti devono prendere atto che i saperi scientifici – purtroppo e fortunatamente – non possono dare certezze assolute, immutabili, tanto meno al cospetto del nuovo o relativamente tale. A sua volta si deve prendere atto che i saperi scientifici si suddividono in scuole e ciò avviene anche nell’ambito delle scienze che combinano le scienze esatte, ossia la medicina in tutte le sue branche. Deve essere altrettanto chiaro che la pandemia Covid, le sue cause e i suoi effetti, presentano una complessità che richiede interventi scientifici di portata interdisciplinare a spiccata presenza sociologica.

POST-META-IDEOLOGIE: PANDEMIA E METODOLOGIE

Sappiamo che questa pandemia rappresenta una peste post-moderna che cala la sua falce su contesti d’area e sub area variamente già guerreggiati e saccheggiati in forme latenti: i suoi danni variamente mortiferi non possono essere seriamente ponderati senza misurare i singoli contesti ad essa precedenti. In altre parole, morti, malati e danni economici non possono essere conteggiati con letture ragionieristiche.
In Italia l’universo statistico dei contagiati è ancora sottostimato, metodologicamente non è stato ancora definita una tracciatura del contagio, perché tutto fonda sulla pur indispensabile casistica clinica. Per colmare detto vuoto occorre una altrettanto indispensabile statistica metodologica dotata di sapere sociologico. Da qui subentra il complesso e delicato tema dell’ingegneria sociale, declinata contemperando i diritti umani, soggettivi e inviolabili, con il diritto alla salute pubblica e alla vita di tutti intesa come sommo bene, bilanciando natura e cultura, declinando giustizia e libertà.
Un’applicazione informatica a tema, per essere funzionale deve essere correlata a verifiche diagnostiche contestuali al territorio, capaci di attribuirgli rappresentatività scientifica. Però deve essere ben chiaro che tutto ciò deve avvenire contemperando i diritti umani e soggettivi, ovvero inviolabili. Attenzione, si tratta di quei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, estendibili per comparazione con le altre Costituzioni inerenti le altre nazioni d’area World System, segnatamente dell’UE.

PSICO-SOCIOLOGIA DELLE MASSE ALLE PRESE COL COVID-19
SARÀ VERO CHE I CINESI HANNO REAGITO AL MEGLIO SOLO PERCHÉ SONO IN UNA DITTATURA? UNO SGUARDO ALLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI

La pandemia da Covid-19 è un evento senza precedenti nella storia umana, poiché mai un’epidemia aveva costretto alla clausura un numero così elevato di persone: in questo momento, le persone a cui è vietato uscire di casa, con mezzi più o meno coercitivi, sono circa quattro miliardi. Siamo le prime generazioni di umani che fanno una simile esperienza e questo desta sicuramente sconcerto e profondo disorientamento, ma porta anche una grande responsabilità, poiché si è testimoni di un evento che minaccia di sovvertire gli assetti socio-economici, organizzativi e, nondimeno, esistenziali del nostro mondo globalizzato, nonostante essi sembrassero così consolidati e profondamente radicati, a livello sia individuale che collettivo, da sembrare assimilabili nella categoria dell’Eterno e dell’Imperituro. Un colpo di mano del destino cinico e baro, in un mondo in cui sembrava che il Destino, inteso come la variabile X assolutamente imprevedibile e imponderabile, non esistesse nemmeno più, caduto per mano della grande mente razionale “rispetto allo scopo”. Invece, qualcosa è andato storto e un minuscolo microrganismo, indegno pure di essere classificato come essere vivente, è riuscito a fermare la gigantesca, mostruosa macchina produttiva planetaria e globalizzata, nonché la relativa circolazione delle merci, e a rinchiudere in casa centinaia di milioni di persone che frullavano le proprie giornate ad altissima velocità, travolte da impegni improrogabili ed imprescindibili, professionali e non. Tutto ciò che riempiva le nostre giornate era sempre a portata di mano e ci sembrava assolutamente indispensabile quanto scontato, a noi abitanti del mondo perfetto, e non vi avremmo rinunciato per nessuna ragione. Cosa ci ha fatto, il Covid-19? E cos’altro ancora potrà farci?
Vale la pena aprire una riflessione più approfondita non su chi sia il virus, il nostro nemico oscuro e invisibile, di cui, in realtà, sappiamo poco e niente, bensì, su chi siamo noi e su come affrontiamo questo frangente del tutto inatteso. Per fare questo, può essere utile fare un confronto tra popolazioni orientali e occidentali, in particolare, tra Cina e Italia.
Il 31 dicembre 2019, la Cina comunica all’OMS che c’è un’epidemia influenzale che ha colpito la città di Wuhan. Nei giorni successivi, viene chiarito che si tratta di un virus sconosciuto appartenente alla famiglia dei Coronavirus, a cui appartengono anche i virus pandemici SARS e MERS. Il 9 gennaio viene documentato il primo decesso causato dal virus e il 22 gennaio le autorità cinesi predispongono la quarantena per circa 60 milioni di persone che vivono a Wuhan e nell’intera provincia dell’Hubei. Si tratta della più grande misura di quarantena mai disposta nella storia umana. I cinesi che abitano quelle zone vengono completamente isolati, poiché vengono sospesi aerei, treni, autobus e traghetti in entrata e in uscita da Wuhan, successivamente estendendo il divieto anche ai veicoli privati. Molti edifici di abitazioni private vengono sigillati con la fiamma ossidrica e i pasti vengono consegnati a domicilio, poiché il divieto di uscire è assoluto. Sappiamo già come, poi, sono andate le cose in Cina, e sappiamo che l’OMS ha definito gli sforzi della Cina “la più ambiziosa, agile e aggressiva campagna di contenimento di una malattia mai messa in campo nella storia”.
Molti hanno sostenuto che un simile modello di tempestivo intervento non è applicabile nelle democrazie occidentali europee e statunitense, perché la Cina esercita un governo totalitario abilitato a violare i diritti individuali e a muovere risorse senza chiedere il permesso a nessuno. Ma è davvero solo questa la variabile? A quanti suicidi avremmo assistito nelle nostre democrazie occidentali se si fosse deciso di sigillarci in casa con la fiamma ossidrica? Non va dimenticato che il suicidio, secondo Durkeim è proprio il tratto tipico della rivendicazione massima della libertà individuale e caratterizza le moderne democrazie ad alto tasso di anomia. Questo ci dice che, stato totalitario e buono, la base di legittimazione che accredita le azioni del governo cinese è molto ampia, il che non è affatto tipico dei regimi totalitari, che hanno bisogno di esercitare misure drastiche e capillari di controllo sociale. Sicuramente le misure coercitive messe in campo sono state poderose, ma appare chiaro che la maggioranza dei cinesi ha accettato le misure prese come dispositivi di tutela della loro salute e della vita stessa ed ha dimostrato di avere tenuta psicologica nel sopportarle. Il governo è un padre buono e protettivo, che sa di cosa abbiano bisogno i suoi figli che, obbedienti, si affidano alle sue prescrizioni, volte esclusivamente al loro bene. Per un osservatore attento e munito di qualche strumento di analisi sociale è abbastanza facile concludere che i cinesi, nonostante si stiano modernizzando alla velocità della luce, conservano intatta la propria identità di sudditi dell’Imperatore, sedimentata lungo un arco di tempo di circa quattromila anni e sostenuta da dottrine filosofico-morali quali il Confucianesimo e il Taoismo – ancora oggi moltissimi cinesi praticano regolarmente il tàijíquán, che è una disciplina corporeo-meditativa, che sicuramente sviluppa la possibilità di una buona risposta psichica in condizioni estreme. L’imperatore ebbe l’investitura divina che gli dà il potere teocratico di discernere il bene dal male. Ecco perché, da noi, in Occidente, tutto questo è stato ed è impraticabile. Non che noi non si sia fatta quell’esperienza, ma è molto lontana nel tempo e nello spazio e, dunque, non ci appartiene più. Mao Zedong è sepolto in un enorme mausoleo che domina la piazza Tienanmen, e il suo corpo fu imbalsamato (come quello di Lenin e Stalin), trattamento riservato, appunto, ai faraoni, ai monarchi e agli imperatori, talvolta, anche ai Santi.

In un contesto del genere, la solidarietà di specie è perfettamente conservata, il senso della comunità è ancora molto forte ed è, dunque, possibile concepire se stessi, anche sul piano strettamente psicologico, in una dimensione trans-personale, in cui il bene soggettivo è disposto a fare spazio al bene comune.
A questo punto, però, vale la pena gettare uno sguardo alla vera, profonda natura delle nostre democrazie.
Come sono andate le cose da noi: il 31 gennaio il Governo italiano dichiara lo stato di emergenza per la possibile epidemia da Covid. Sarebbe stato compito delle Regioni, che, come sappiamo, hanno la delega per la gestione della Sanità pubblica, muoversi per tempo preparando ed attivando i piani pandemici e approvvigionandosi delle scorte di D.P.I., per essere pronti qualora l’epidemia fosse arrivata. Nulla di tutto ciò è accaduto, finché, il 21 febbraio, non si è presentato il primo caso a Codogno, in provincia di Lodi. A questo punto sono cominciati i balletti tra Stato e Regioni, le tre interessate dall’epidemia erano solo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, circa le misure di contenimento da prendere. La preoccupazione maggiore manifestata dai rappresentanti delle regioni interessate riguardava le conseguenze di un blocco delle attività economiche, produttive e commerciali, per cui hanno circolato slogan e hastgag promossi da relativi video, quali #Milanononsiferma e #Bergamononsiferma, che invitavano la popolazione a continuare sereni la propria vita (da consumisti). Al tempo stesso, la comunità scientifica si è spaccata in due: negazionisti Vs. allarmisti. Per i primi, si trattava di una semplice influenza, per i secondi, dell’antipasto di una catastrofe senza precedenti. La politica, al di là delle appartenenze partitiche, ha seguito lo stesso, identico schema, vedi la prima fase di Salvini, in linea con i Presidenti delle Regioni e Zingaretti, che poi ha manifestato egli stesso la malattia. Come sia andata a finire, lo sappiamo già. A seguire, il balletto è stato esportato in molti Paesi europei e d’oltreoceano in cui, progressivamente, il virus ha cominciato a diffondersi, vedi Boris Jonhson in U.K. e Trump negli U.S.A. La Germania, con le sue ventottomila terapie intensive, ha ballato poco, anche se ha dato, agli altri Paesi dell’Eurozona, la possibilità di verificare quanto le sue politiche di austerity riguardassero solo i Paesi più deboli ed indebitati della UE, mentre, al suo interno si è garantito il pieno esercizio della socialdemocrazia welferistica, ma questa è un’altra storia. Per giungere alla situazione attuale, in cui sono chiuse in casa circa 3,9 miliardi di persone, ci è voluto circa un mese di balletti planetari, e il temporeggiamento era lo stesso delle regioni del Nord, impedire che la macchina mostruosa, in moto dalla seconda metà del ‘700, si dovesse completamente fermare. L’unica parola atta a definire una simile situazione è: CAOS. Un caos ordinato soltanto da un principio manicheo, ma che rivive nella sua pienezza caotica negli effetti che genera.
Come si sono mosse, invece, le persone.
Tale e quale. Come nell’uso attualmente circolante, amplificato ed esasperato dai social, di dividersi in tifoserie opposte, le persone sono giunte a dividersi in tifoserie opposte anche circa le reazioni emotive. Anch’essi, diligentemente, come i loro “padroni”, si sono scissi in allarmisti e negazionisti. Ecco che, giunti al primo fine settimana di marzo, la platea allarmista era in preda al panico incontrollabile, pronta al saccheggio dei supermercati, a spendere cifre blu per una mascherina, a pagare 12 euro per una bottiglia di alcool e 85 per una di igienizzante per le mani, a mettere in lavatrice a 90° il cappotto di pelo di cammello ad ogni rientro dalla spesa, a subissare di chiamate i relativi psichiatri, psicoterapeuti e counsellor, a fare testamento. Qualcuno, per fortuna pochi, è stato disposto persino a suicidarsi.
Sulla curva opposta, i negazionisti, di cui ci siamo subiti le interviste a cielo aperto, sotto una pioggia di stelle e virus, così affettuosamente abbracciati ai loro cocktail con cappellini di carta e così gasati di essere giovani e sgraditi al virus della “comune influenza”. Sopratutto, arroganti e fieri della giovinezza immunizzante tanto quanto del loro irrinunciabile stile di vita, fatto di giriperibarettilasera e, conseguentemente, sprezzanti verso tutti gli altri.
Si tratta di atteggiamenti che sono indicatori sociologici molto potenti della visione del mondo dominante.
La contrapposizione tra essi è solo apparente, poiché il secondo è frutto di rimozione della stessa paura che, palesemente, agita i primi.
Entrambi rivelano una visione nichilista della vita, priva di un’adeguata sistemazione simbolica della MORTE, caratteristica dominante del mondo moderno secolarizzato. In una delle sue ultime interviste, rilasciata alla rivista L’Espresso, Aldo Masullo, nostro grandissimo e amatissimo filosofo e concittadino, alla domanda circa il nichilismo della nostra epoca, ha risposto così:
Vi siamo pienamente immersi. Ma con questa differenza rispetto al passato: oggi non è più interessante il nichilismo teorico, quello che affermava, da Nietzsche a Dostoevskij, che siccome non c'è più verità allora tutto è possibile. Oggi la gente ha rovesciato questa sentenza e dice che siccome tutto è possibile allora non c'è più verità.“.
Riflessione acutissima quanto capace di descrivere la realtà in modo davvero efficace, poiché, dato l’arbitrio della prima affermazione nella versione rovesciata della sentenza, è facile dedurre la gravità delle conseguenze.10 Come hanno sostenuto sociologi avveduti, come P. Berger e T. Luckman11, la morte è un evento che ogni società deve aver cura di collocare simbolicamente, poiché è una realtà definita marginale, ovvero, se lasciata priva di senso, può minacciare il senso della vita stessa e compromettere pesantemente la tenuta socio-psicologica dell’intero assetto sociale. La modernità, invece, ha proceduto ad affidare alla sola rimozione l’evento morte, essendo essa dominata dal pensiero razionalista, che riesce a dare ad essa solo la spiegazione biologica, comune a tutte le creature viventi. Ma, tra esse, gli umani sono gli unici ad essere dotati di corteccia cerebrale, quindi coscienti del proprio destino di morte, e la spiegazione scientifica, priva di alcuna potenza simbolica, è del tutto insufficiente a placare l’angoscia che ne deriva.
Cosa ci resta da fare, dunque? Distrarci.
Ed ecco che la vita stessa diventa un luogo di legittimo saccheggio, in cui esprimere avidità e ansia di accaparramento, da cui, naturalmente scompare qualunque orizzonte etico, in assenza dell’antica minaccia che costringeva a scegliere tra Paradiso e Inferno. Il tutto accade all’ombra di un edonismo sfrenato e cinico , che ci tiene inchiodati a misurare ossessivamente il grado di soddisfazione non dei bisogni soggettivi, magari!, bensì dei desideri – ma anche su questo ci sarebbe da riguardare quanto ci ha lasciato Pasolini -, concepiti come bisogni, per buona parte manipolati e indotti dal mercato.
Ci si può distrarre in molti modi e noi li abbiamo, pian piano, imparati tutti, ma funzionano fino a che non siamo costretti a confrontarci personalmente con l’evento morte, o con la malattia che lo precede, per noi stessi o per le persone a noi più care, o, più in generale, con la crisi, insomma col tempo che frantuma l’equilibrio instabile.
Ora, è evidente che, se scoppia una pandemia globale, e i distrattori più diffusi sono tutti sospesi dal lockdown, il confronto con questa vulnerabilità sempre negata, violentemente negata, ritorna in primissimo piano con tutta l’angoscia che, naturalmente, l’accompagna.
Nell’arco dei secoli che ci hanno progressivamente modernizzato, il capitalismo ha concepito se stesso come grandioso meccanismo produttore di profitto ILLIMITATO. Ce lo conferma la pazza idea dell’incremento dell’unità marginale di profitto, senza mai chiedersi come un sistema possa svilupparsi all’infinito se le risorse sono LIMITATE. La nuova religione del Capitale, molto più perfida e infida di qualunque altra che l’abbia preceduta, come ci avvertì Pasolini parlando del Nuovo Potere fascista, promette il Paradiso artificiale delle merci a chiunque voglia partecipare all’orgia dei consumi, COME SE NON CI FOSSE UN DOMANI.
Chi non ce la fa a distrarsi coi festini, perché anziano, malato, persona con disabilità, pazzo, povero, inadeguato, fallito, andrà recluso perché DEVIANTE (il concetto di devianza dalla “norma” viene creato ad hoc alla fine del ‘700), su ispirazione di autori quali T .Malthus e J. Bentham, nelle ISTITUZIONI TOTALI, come ci hanno magistralmente descritto M. Foucault12 e E. Goffman13, perché questo Dio capitalista ha creato un mondo perfetto, senza crepe e senza affanni, che ha vinto, per sempre, la morte. Basti guardare a quello che è accaduto, adesso, non alla fine del ‘700, nelle regioni del Nord, ma, sia pure in misura minore, in tutta Italia, nelle case di riposo per anziani, l’indicibile.
Il Presidente della Regione Lombardia, Fontana, con l’ordinanza numero XI/2096 dell’8 marzo 2020, chiedeva alle Ats, le aziende territoriali della sanità, di individuare, nelle case di riposo dedicate agli anziani strutture autonome per assistere pazienti Covid 19 a bassa intensità. La ferocia di una simile scelta riconduce al paradigma neo-liberista che ha dominato incontrastato gli ultimi quarant’anni. La sua origine più antica sono le già citate teorie di J. Bentham e T. Malthus e il darwinismo sociale di H. Spencer, che vanno a costituire le fondamenta ideologiche del capitalismo, la sua visione del mondo, a cui hanno dato piena credibilità teorici contemporanei quali F. von Heyek e L. von Mises, mentre il thatcherismo e il reaganismo, in voga dai primi anni ’80, hanno provveduto a dare ad esso piena operatività. Del resto, a chi attribuire la responsabilità dei tagli alla Sanità pubblica che ci hanno messo nella condizione prostrante in cui siamo ora, se non ai brillanti interpreti di questo paradigma di pensiero, posti a governare tutti i Paesi del centro e della semi-periferia del World System?
Va notato che, tuttavia, negli ultimi vent’anni, buona parte dell’immigrazione nei paesi europei, proveniente prevalentemente dai paesi dell’Est, reduci dalla dissoluzione dell’URSS, è stata impiegata nell’accudimento dei nostri anziani, per i quali il nostro stile di vita non ha previsto né spazi, né tempi da dedicare. Un buon esempio di come abbia funzionato bene la socializzazione a quella visione del mondo e di come, dunque, ciascuno abbia una responsabilità personale se le sue scelte convergono, come per magia, con quelle delle istituzioni. Il nodo è qui: è necessario prendere coscienza che si è partecipato tutti a questo triste banchetto, sia pur per raccogliere solo le briciole. Ed ecco che qui vale la pena approfondire entrambe le questioni, funzione delle RSA e ruolo dell’immigrazione, come faremo più avanti negli approfondimenti.
Dunque, questo, brevemente tratteggiato, il profilo dell’uomo medio che giunge, al principio del fatale anno 2020, ad impattare violentemente con il Covid-19, che arriva a soffiare sul castello di carta. Perché, nonostante sia il sogno dell’umanità da sempre, la morte non è vinta, tanto meno per sempre e, per vivere il suo simulacro di vita e sopportare la consapevolezza profonda di come stanno, effettivamente, le cose, il nostro uomo, ha dovuto sviluppare, sul piano psicologico, una spiccatissima attitudine al CONTROLLO. Molte nevrosi, ma anche le psicosi, alla base hanno l’ansia ossessiva di controllo e il cinema americano, senz’altro il più attento a cogliere i tratti dominanti dell’immaginario collettivo, ha raccontato spesso e bene come funzioni il Disturbo Ossessivo Compulsivo, in tutte le sue ampie e complesse sfumature, di cui soffre gran parte della popolazione dei paesi del centro e della semiperiferia del World System.
Il virus è una minaccia oscura, invisibile, sconosciuta, non si sa precisamente cosa faccia e cosa farà, non si sa se preferisca i climi freddi a quelli caldi, gli anziani ai giovani, non si conosce precisamente il suo raggio di azione quando immesso nell’aria da un soggetto infetto, né per quanto tempo un soggetto resti infetto, si comincia solo ora a sperimentare qualche farmaco in grado di guarire chi si ammala, infine, ancora non esiste un vaccino.
In pratica, NULLA È SOTTO CONTROLLO. La scienza positiva mostra anch’essa il suo lato critico, rimasto ben celato da secoli di ideologia della scienza come verità assoluta e lo spettacolo osceno degli scienziati che si azzuffano contribuisce ad indebolire il mito ben radicato nell’immaginario collettivo. Le reazioni elencate all’inizio del ragionamento sono, dunque, dati i presupposti, le uniche possibili.
Diventa a questo punto legittimo e necessario chiedersi quale sia la vera natura delle nostre democrazie e se esse possano essere davvero contrapposte al totalitarismo cinese. Meglio lasciare la parola alla lungimiranza degli artisti e degli intellettuali autentici:
«Il Potere ha deciso che noi siamo tutti uguali. L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli ha inconsciamente ricevuto, e a cui “deve” obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una “falsa” uguaglianza ricevuta in regalo. »14.
Alla luce delle pasoliniane riflessioni è difficile stabilire quale dei due totalitarismi sia più pernicioso, ma un fatto è certo, gli aiuti all’Italia messa in scacco dal Covid-19 sono arrivati da tre gloriosi Paesi, la Cina, la Russia e Cuba. Come mai?
Perché sono Paesi che, per evidenti ragioni storico-culturali, non hanno subito la rivoluzione antropologica così ben descritta da Pasolini ed ancora conservano una traccia significativa del senso trans-personale della comunità e della solidarietà di specie.
A tal proposito si è espresso anche Noam Chomsky:
Quello che sta accadendo a livello internazionale è piuttosto scioccante. C’è questa cosa che chiamano Unione Europea. Sentiamo la parola ‘unione’. Ok, guardate la Germania, che sta gestendo molto bene la crisi… In Italia la crisi è acuta… Stanno ricevendo aiuto dalla Germania? Fortunatamente ricevono aiuto, ma da una “superpotenza” come Cuba, che invia medici. O dalla Cina, che sta inviando materiale e aiuti. Ma non ricevono assistenza dai paesi ricchi dell’Unione Europea. Questo la dice lunga… “.15

APPROFONDIMENTI
LA QUESTIONE URGENTE DEGLI IMMIGRATI IRREGOLARI

Gli immigrati irregolari in Italia sono una risorsa indispensabile in agricoltura – allevamento e altri lavori manuali scomodi, segnatamente a fronte di talune condizioni estreme di bracciantato. Essi sono indispensabili anche nel lavoro di assistenza verso persone anziane e persone con disabilità, incluso se soggettivamente combinate. Ragionando in materia di articolazione fra i modelli di welfare state, tale intervento attiene la cruciale e drammatica materia inerente la permanenza domiciliare, una tematica oggi imposta dalle varie “gestioni emergenziali del Covid, una tematica sostanzialmente ancora raggirata, ma vi torneremo più avanti. Stando agli immigrati irregolari, impegnati in forma di lavoro nero – di questo si tratta, fuori da ipocrisie – la cui funzione è indispensabile a fronte delle seguenti applicazioni: supporti alla domiciliarità civica dei necessitanti di caregiver familiare e di coloro che sono adulti e/o anziani soli. Gli stranieri, segnatamente gli irregolari in determinate aree marginali, rappresentano uno snodo “fai da te” per l’ applicazione esigibile della Vita Indipendente, intesa come applicazione assoluta dei diritti umani e soggettivi, ovvero inviolabili16 Tutto ciò vuol dire che questi profili hanno una funzione irrinunciabile per realizzare la presa in carico sociale di prossimità, un passaggio organizzativo fondamentale verso i necessitanti di intensità assistenziale, detti nella comunicazione ricorrente non autosufficienti. Però, a fronte di questa complessità, si stratifica una ulteriore variabile di notevole portata: tutti gli immigrati irregolari, a causa di limiti non loro, di fatto, in termini pandemici sono, oppure potrebbero essere, una mina vagante a danno di altri lavoratori da un versante e, dall’altro versante, a danno di tutti coloro a cui essi sono dedicati, nonché sul territorio in cui interagiscono. Il problema è N volte probabilistico. Di conseguenza, la materia è datata, però, oggi, per l’ insieme di tali ragioni, si è compreso che si dovesse risanare urgentemente questa contraddizione! Costoro sono finalmente usciti dall’ossimoro degli esistenti/inesistenti, diversamente, la notoria applicazione Covid – Immuni – sarebbe stata inapplicabile o comunque sistematicamente inattendibile.
Nel complesso, il problema è diventato grosso, perché troppo procrastinato e trascinato fino alla rottura Covid, e si è capito che la soluzione devesse essere rapida e dotta di pragmatismo. Per ragioni sociosanitarie, umane e civili si è reso indispensabile risanare urgentemente questa contraddizione! La società signorile di massa 17,in tutte le sue differenziazioni territoriali, tanto più a fronte dei rivolgimenti Covid, ha accolto la necessità urgente di intervenire in tal senso.

LA LURIDA E RAPPRESENTATIVA FACCENDA DELLE COSÌ DETTE RSA
LE CASE DI RIPOSO ETERNO

Chi fa analisi sociologica, tanto più in posizione verstehen, deve essere rigorosamente vincolato ad un coinvolgimento distaccato – un distacco coinvolto. L’approccio è complesso, macro e micro contestuale, da qui relativo, perfettibile, malgrado non perfetto, tanto più nel senso di pretese avalutatività di struttural-funzionalista memoria.
In primo luogo, questa materia, se maneggiata da sociologi – incluso tutte le scienze umane – necessita che vengano impegnate categorie concettuali ed analitiche e non parole in libertà da parte di politici, giornalisti e assistenti sociali, presi da orpelli e vincoli di varia risma, incluso quella sotto-culturale. Le cosi dette Residenze Sociali Assistenziali (ex RSA – RSD, poi unificate) dette in forme fantasiosamente edulcorate “case famiglia, comunità alloggio, residenze e case di riposo” oggi evidentemente eterno, per mano sistematicamente strutturata, non sono altro che delle ISTITUZIONI TOTALI tematiche.18. Come tali, presentano le caratteristiche vincolanti dei cronicari – reclusori, i luoghi interclusi della separatezza in cui la persona è ridotta, in vari modi e forme, a COSA, la cui gestione è demandata ad altri secondo logiche esogene e sovente etero dirette e vessatorie, in casi estremi da abbandoni promiscui letali, in forme relativamente differenziate. In Italia, come in UE secondo varie declinazioni, la gestione di tutto ciò è demandata al panorama multiforme del “no profit” (alias III° Sektor)19, impegnando danari pubblici e, come se non bastasse, anche dei ricoverati e famiglie. Nell’Europa comunitaria tale modello è stato legittimato dagli Stati Parte, attribuendo, negli ultimi quattro lustri, funzioni e potere crescenti, a cui essa stessa ha contribuito con erogazione di fondi. 20. Oggi ci troviamo al cospetto di una rottura clamorosa del paradigma, essa è cruenta, pur senza sangue, malgrado la materia sarebbe da Diritto Penale in Corte d’Assise, secondo varie procedure Nazionali – UE!. A fronte della pandemia Covid, questo è lo scenario che si è verificato presso molte istituzioni totali ubicate presso la nostra area world system, identificata in alcune Nazioni UE, elevando a campione ragionato Francia, Spagna e Italia. In merito all’Italia, e segnatamente la Regione Lombardia, si è verificato una sorta di surplus nel disvalore; a livello ipotetico deduttivo, per ora possiamo ipotizzare che vi è stato un coacervo micidiale fra fretta, preconcetti e pessima organizzazione. Gli effetti di questa cura letale, sono evidenti, incluso alla magistratura. Da tale vicenda in poi bisogna chiarire cosa s’intende per eccellenza sanitaria a gestione regionale!. Tornando alle istituzioni totali tematiche – favorite da dodici anni di elusioni della U.N. C.R.P.D. tra Italia e UE – CE – vanno chiariti alcuni altri passaggi sostanziali e comunicativi. La non applicazione della CRPD giustapposta alla Costituzione della Repubblica Italiana e alla Carta dei Diritti UE, fra le varie lacune e distorsioni generali, almeno negli ultimi due lustri ed oltre ha contribuito negativamente affinché le istituzioni totali restino la soluzione, l’unica possibile, quindi restino indispensabili.
Partendo da quello che è un errore di sistema, verso questi reclusori – lazzaretti sono stati commessi vari errori che hanno giustapposto concitazione, mancanza di saperi scientifici e organizzativi. Però, alla base vi è un forte retaggio culturale errato di cosa sono quei luoghi e ciò di fatto gode di un’alta riproduzione geoculturale, secondo i meccanismi della finestra di Overton 21 che, nel tempo e nello spazio, grazie a distorsioni stereotipate, li ha resi ragionevoli, accettabili e legittimi.
A causa della rottura pandemica e dei gravi fatti geopolitici le istituzioni totali tematiche, almeno potenzialmente, tendono a degradare nella posizione dell’estremamente inaccettabile.
Attenzione, ciò non vuol dire che lo siano realmente, perché andrebbero superati tre sbarramenti funzionali alla riproduzione del vecchio paradigma:
1) le debolezze e ambiguità delle così dette O.n.G. di rappresentanza;
2) le arretratezze, incapacità e ambiguità del ceto politico e dirigenziale, nessuno escluso, scienze e magistrature incluse (anche se relativamente indipendenti);
3) l’enorme fatica culturale nel recepire il modello socialmente inclusivo della disabilità.
Salvo controtendenze, qui si interfacciano lacune e ritardi della sociologia e delle sue organizzazioni di rappresentanza con i già accennati ritardi delle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità e loro famiglie. Tutto ciò, impedisce l’emersione ed affermazione del nuovo paradigma sociale, con le già accennate soluzioni alternative alle istituzioni totali. Tale quadro, verificabile a mezzo di ipotesi – disegni di ricerca, è applicabile presso tutti gli stati parte UE dove si sono verificate stragi Covid nelle istituzioni totali.
Però, in Italia come nei citati stati parte UE è quanto meno ipotizzabile che i tenutari di quelle “case chiuse del dispiacere”, facciano quadrato. In merito all’Italia, al netto di mastodontici errori facenti capo a una ben precisa Regione, si preferisce incentrare la lotta politica su quell’innegabile aspetto, tralasciando il fatto che le istituzioni totali sono predisposte a quelle derive. In Italia, le istituzioni totali sono protette, ma dalla politica e organizzazioni già accennate. L’effetto di tutto ciò è così sintetizzabile: non esistono ancora dati ISTAT lavorati in materia di numero della RSA e dei loro costi 22. A chi serve questo oscurantismo conoscitivo?!. A persone disabili e anziane certamente non serve, alla scienza nella sua accezione alta neanche, alla società civile e al sistema paese tanto meno! Allora, si impone un grosso e inesistente percorso di riflessione, confronto e quindi messa in discussione di quei luoghi, anche presso gli altri stati UE. Partendo dall’acculturazione basilare, presso le istituzioni totali, da chiunque gestite e ovunque ubicate nel mondo, non vi sono ospiti, ma internati. Questa dimensione è ben diversa dalla ospitalità conviviale, dalla cura e tanto meno guarigione, bensì si tratta di controllo più o meno conservativo. La pandemia è stato un “fulmine a ciel sereno”che ha creato le condizioni atte a cessare in forma molto traumatica e eclatante quella conservazione. A fronte dei fatti accaduti, vanno chiariti alcuni altri passaggi sostanziali e comunicativi. Sia chiaro, presso le istituzioni totali, ovunque ubicate, non vi sono ospiti, ma internati e, a fronte dei fatti accaduti, siamo al cospetto di una clamorosa crisi di un paradigma da soppiantare, impegnando un nuovo paradigma, già emerso, delineato e legittimo: il modello alternativo variamente articolato in base al singolo progetto personalizzato in forma flessibile, a fronte di necessità e diritti variegati e non concorrenziali e già accennati in questa riflessione. Si tratta della cultura e la prassi della Vita Indipendente e ogni sua possibile articolazione in scala. Inoltre, questo modello non affranca dalla morte, ma, a differenza dell’altro modello, non favorisce e nasconde un viatico orrendo – in vero, più di uno, verso di essa. Oggi il fenomeno a livello popolare è chiaro, lo è a livello geoculturale, però a livello popolare non sono chiare le dinamiche interne e contestuali, tanto meno sono chiare le alternative. Ecco che necessita un contributo di chi sa capire da dentro, nell’ambito di un lavoro intellettualmente professionale e sentimentale – non vi è contraddizione razionale a tale scopo.

LA SCURE DI COVID 19 SULLA DISABILITA’ IN ITALIA

Sulla lurida faccenda delle ISTITUZONI TOTALI tematiche in cui sono SEGREGATE persone anziane divenute persone con disabilità e/o persone con disabilità originarie, già abbiamo detto quanto qui basta. Questa pandemia non è una guerra, però il punto di giustapposizione più chiaro è dato dai trattamenti verso queste esposizioni antropologico sociali e anche per questo è fondamentale approcciarvi in forme mainstream nell’ambito di una lettura di un fenomeno olistico.
Venendo alla seguente articolazione, va sottolineato che questa pandemia è una scure che cala su di una realtà già segnatamente marginale, fra segregazioni e forme di confinamenti.
Per arrivare a questo basta saper leggere i dati statistici pregressi e recenti fino a tutto il 201923. In sostanza quei dati si spiegano dal fatto che in circa 12 anni di Ratifica della UNCRPD. da parte di Italia e UE 24 essa è stata sin qui elusa, sottolineando che gli assetti post-meta ideologici di tale dato di fatto sono segnatamente complessi e quindi trattati in apposito saggio di prossima pubblicazione. Di conseguenza, essendo liberi da manierismi in forma di avalutatività politically correct, evidenziamo il seguente paradosso: eccetto che per ricoveri e decessi su cui sarà necessario ricercare e costruire statistiche attendibili, quanto meno fra Italia e UE,25 resta che è ragionevole ipotizzare si siano andate a calcificare per distanziamenti prossemici coatti, situazioni generalmente già in essere, eccetto controtendenze d’area dettate da percorsi personali. In altre parole, gli abbandoni già esistevano, il Covid li ha bruscamente trascinati verso altre forme retrive, anche brutali, da eugenetica chiamata trials da pollice alzato o verso.
Anche in situazioni meno estreme, l’arretramento è evidente e basta fare qualche esempio in materia di osservazione partecipata da cui ricavare indicatori:
1) Chi non sa e non può, con o senza caregiver è degradato maggiormente nell’oblio remoto, declinato in forma di rimosso, alias invisibile. Costoro sono i necessitanti di intensità assistenziale (detti gravissimi secondo tassonomia) più esposti. Qui i danni pregressi si sommano ai successivi e chi sa di scienze sociali e umane, sa che una sommatoria non dà un risultato meramente aritmetico. Per quanto riguarda coloro che usufruiscono dell’amministratore di sostegno, a causa di lacune inerenti la normativa che regola la materia, essa è inadeguata dal punto di vista contenutistico e procedurale, questa è materia complessa e non è demandabile solo ad avvocati e commercialisti, pur essendo anche necessari, manca l’apporto delle scienze sociali e umane;
2) salvo controtendenze anche ben precedenti alla CRPD, sappiamo che l’inclusione scolastica non vi è mai stata, al massimo vi sono state forme di inserimenti – integrazioni virtuose, contornate da troppi “intrattenimenti di sostegno”, il Covid è stato un cassino che ha cancellato tale lavagna, sostituendola con una didattica virtuale ad horas. Essa è stata improvvisata dall’alto senza presupposti, tramutando quel già raffazzonato diritto allo studio in una bella Favola di Fedro: “La volpe e la cicogna”;
3) Il telelavoro da remoto sarebbe congeniale per molti lavoratori con disabilità. Disgraziatamente nei lustri pre Covid non è stato fatto nulla di sistematico per mettere insieme offerta – domanda per il collocamento mirato senza adeguata cultura e pratica della Vita indipendente;
4) fra le positività imposte dal mutamento Covid, non sarà più possibile formare le classi pollaio e qualora si volesse davvero praticare l’inclusione scolastica di alunni con disabilità, le classi formate da un numero contenuto di studenti, sarebbero uno dei presupposti per perseguire questo obiettivo;
5) in conseguenza del fatto che l’approccio mainstream rispetto ai bisogni e ai diritti delle persone con disabilità è evento poco probabile, lontano e difficoltoso da parte del ceto politico e dirigenziale, nessuno ha pensato che le mascherine attualmente in uso costituiscono una barriera comunicativa per i fruitori del L.I.S. La soluzione sarebbe semplice e industrialmente creativa, se si contemplasse una mascherina trasparente all’altezza delle labbra e tale accorgimento noi qui lo chiamiamo MA.VI.LA., mascherina a visualizzazione labiale.
In sostanza, vi è da ritenere che tale opportunità al più riveli le caratteristiche chimiche di una pallina di naftalina: dallo stato solido allo stato gassoso.
Altro tema rovente e lasciato fra negazione – abbandono è rappresentato da chi NON riesce. Ovvero, le vastissime menomazioni – disabilità inerenti persone con disturbi psicologici e psichiatrici. Sia ben chiaro, sedentarietà e distanziamento prossemica li hanno fatti regredire nel confinamento e di molto. Qui servono statistiche attendibili in materia di crisi psicotiche, tentativi di suicidio e suicidi compiuti. Serve anche scorporare tali comportamenti trasgressivi dalle comuni devianze dalle norme sanzionabili amministrativamente e punibili penalmente. La pandemia ha prodotto manicomialità sociale latente e manifesta, ad essa NON possono dare risposte i soli psicologi e psichiatri, Franco Basaglia e Sergio Piro in proposito avevano le idee ben chiare, anche perché dotati di deontologia professionale. Men che meno bastano i servizi burocratici gestiti dagli assistenti sociali, atti ad erogare ciò che NON hanno e/o NON possono fare per mancanza di contenuti teorici e apparati organizzativi. Anche qui, piaccia o meno (non piace,lo sappiamo) servono i Sociologi territoriali.  A consuntivo, però non da ultimo, a mezzo Covid si affermano con forza una serie di dubbi inquietanti in materia finanziaria rivolta a chi in gran parte in Italia e non solo vive di welfare state, al più per scelte di sistema inerenti il secolo breve. Tale grosso tratto evoca debolezze e dubbi inerenti i DIRITTI Umani e di Cittadinanza; 26 Questa situazione impone rapidi e profondi cambiamenti, essi devono essere sistematici, inerenti profili istituzionali fra Italia e UE, contemplanti ogni forma di differenziazione per condizione personale i e contesti territoriali.27

DONNE E COVID, COME SEMPRE, UN CAPITOLO A PARTE

Nella nostra rassegna, non avremmo potuto evitare perlomeno di segnalare le criticità che la pandemia Covid ha sommato alla già presenti e tante criticità pregresse, relativamente alla condizione delle donne. È intuitivo che la convivenza forzata imposta dal lockdown abbia aggravato quelle situazioni familiari ad alto tasso di conflittualità nella coppia e, ancor di più, quelle in cui le donne subiscono violenza psicologica e fisica da uomini maltrattanti. Nondimeno, le donne, pur essendo quelle meno esposte al contagio, sicuramente, anche per il tipo di lavori in cui molte sono impiegate, colf, badanti, parrucchiere ed estetiste, patiscono gravemente la sospensione delle attività, né si sa se e quando vi potranno tornare28. Infine, le donne con disabilità, e le persone con disabilità in generale, specie se si tratta di disabilità psichiatriche, sicuramente patiscono la clausura in modo speciale, nella solita condizione di pressoché totale assenza delle istituzioni preposte.

L’UE – CE: BREVI ELEMENTI DI RIFLESSIONE PER IL MUTAMENTO

L’UE – CE, a causa dello shock derivante della pandemia Covid 19, è giunta repentinamente alla fine della sua linea pregressa, imperniata sulla post-meta-ideologia del rigore ordo-neo-liberista, intesa come elemento centrale delle strategie d’area globalizzata, sin qui date per assolute e risolutive e su questo sono state implementate, in forma di impalcatura istituzionale, 29 veicolata come oggettivamente tecnica, ineccepibile, potremmo dire ineffabile. In forma di rito di passaggio da teatro europeo, la shock economy 30 è diventata la soluzione, estrinsecata a mezzo del castigo verso i bilanci in disordine, legittimato in forma di cura monetaria a ricaduta sociale. Della cura hanno beneficiato in pochi, siano essi aggregati in forma di stati, ma, maggiormente, in forma di aree e sub aree, classi, ceti e neo-corporazioni. In estrema sintesi comunicativa, eccone la connotazione pre-covid 31. Di conseguenza, negli ultimi anni l’ UE- CE, ha perso credibilità da parte di vasti strati della popolazione UE, dando enorme spazio alla deriva della retorica demagogica e populista, su cui non è necessario soffermarsi oltre misura. Tutto questo riceve un duro colpo dalla shock pandemy, intesa come “nemesiaco” contrappasso della Natura che, a fronte di disastri umani, interviene con la sua brutalità, allo stato puro o spurio che sia. Infatti, quei notori assetti di politica economica, spiccatamente monetaria, a fronte di cui prima e dopo giocare fra cooperazione burocratica/competizione latente fra Stati Parte, ambiguamente uniti e divisi, quanto meno subiscono un elemento di mutamento di spessore su cui riflettere e costruire azioni sociali a centralità sociologica di vario livello. La constatazione del dover superare decisamente e in tempi brevi quel vecchio modello costituisce un dato di fatto. Diversamente, qualora ciò si rivelasse impraticabile in forma di diritto, impraticabile – inesigibile, l’UE volgerebbe in tempi brevi la sua fine, rappresentabile da un oroboro che divora sé stesso 32, ma con una grossa variante non prevista e tanto meno per cause, tempi e modalità verificatesi: il processo circolare dell’oroboroeuropeo era destinato a rompersi per autofagocitazione, senza autorigenerazione, data naturalmente da se medesimo. Ecco che si è dovuti correre ai ripari, tardivi e comunque ambigui. Sia chiaro, la mediazione è una variabile sociopolitica, la sua fondatezza dipende dall’etica democratica e da altre variabili contestuali. Ciò a sua volta giustappone spinte particolaristiche e fretta, i risultati non possono essere eccelsi, anche se positivi. Bene, valutando tutto il pacchetto di provvedimenti, il recovery fund costituisce una fattispecie da svolta comunitaria epocale. Nel dettaglio, le misure impegnate sono variegate e corpose, però non è nostro il ruolo di divulgarle,33 bensì quello di proporre qualche elemento di analisi fra sociologia economica e sociologia del diritto. Il più grosso mutamento è nel fatto che la UE e, segnatamente la CE, assumono i diritti umani e i diritti di cittadinanza (diritti soggettivi) non solo in forma di mere astrazioni di principio. I temi sanitari, quindi sociosanitari, malgrado segnatamente verso situazioni estreme, entrano nelle sue competenze e la svolta è di notevole portata. A questo punto occorre stabilire come si caratterizzano e articolano dette competenze. Per quanto attiene quella quota di fondi erogati a titolo di prestito, la loro efficacia – sostenibilità è data dalla ponderazione fra tempi di restituzione e interessi. In ogni caso, fra le vecchie e nuove lacune orizzontali e verticali, non può esservi il muro di Berlino; il Covid investe e sbaraglia il pregresso, non lo travalica, per scavalcamento. Ignorare tali fatti si tradurrebbe solo in un tampone non sanitario, atto a rinviare i problemi nuovi, sommandoli a quelli vecchi in forme potenziate non lineari. A sua volta, sono necessari finanziamenti a fondo perduto, malgrado a vincolo di spesa mirata a progetto. Attenzione, questa analisi non si ispira a vecchi modelli assistenziali, bensì regge sul fatto che la pandemia Covid 19 è conseguente ai caratteri e fini della globalizzazione voluta e sostenuta di certo dagli stati centrali del world system, coincidenti con il core della UE – CE e tale dato di fatto deve essere assunto in termini di etica sociale e politica delle responsabilità consequenziali. In forme opportunamente ponderate fra redditi personali e contesti d’area, tali fondi devono essere drenati dalle singole fiscalità nazionali, vertenti ad un primo disegno di fiscalità europea. L’UE non deve finanziare una generica ripartenza, prendendo atto dello spappolamento di un paradigma con fratture scomposte nella sua ossatura; deve finanziare una nuova partenza con cambio di direzione, modalità e ritmo. L’età precedente non va sospesa, ma superata. Evidentemente, tutto ciò ha risvolti eco-sociali e i suoi risvolti devono essere eco-sociali e la quantità – qualità di tale indirizzo necessita di lettura, programmazione e controllo, innanzitutto etico, in chiave democratica, impegnando le scienze economiche, storico-sociali e umane, aventi cornice unica. Sarebbe errato e discorsivo ignorare che all’interno degli Stati Parte meritevoli di aiuti, di certo Italia (in altra forma anche Spagna) vi sono delle asimmetrie interne non vertenti a sviluppo, bensì a tendenze che per sintesi definiamo unilaterali – centrifughe. Nell’interesse del sistema paese si deve uscire dal giogo della minorità funzionale ad accrescere il differenziale Nord/Sud. A tal proposito, l’UE ha il diritto/dovere d’imporre una equa distribuzione delle risorse prestate a titolo di recovery fund, come di ogni altra risorsa, e questo non solo per affermare un principio etico comunitario, ma perché ciò corrisponde alle finalità funzionali con le quali l’UE stanzia queste risorse, dal momento che continuare a consentire che il divario tra Nord e Sud resti tale o addirittura aumenti, renderebbe molto difficile la ripresa e questo non tutelerebbe gli interessi della stessa UE, né quelli dell’Eurozona. Sia ben chiaro, è tempo che, nell’interesse di tutti, si ponga, in Italia come in Europa, la questione meridionale. Sia altrettanto chiaro che questo deve partire da un ceto politico e dirigenziale non solo preparato e credibile, ma non prono!… Il parametro spread, segnatamente in termini di sommatoria fra debiti pregressi e debiti successivi, va rivisto profondamente, altrimenti fornisce la stura a una spirale da deriva monetaristica insostenibile e tale materia va risolta fra BCE – FMI 34. In una dimensione geopolitica in cui sono state sospesi diritti di cittadinanza – inviolabili, è inaccettabile che il gioco di borsa non debba essere sospeso, visti i danni discorsivi in esso insiti 35, come ha ben spiegato il brillante economista Emiliano Brancaccio, in nota i suoi interventi in merito. Sia chiaro, quei diritti non ovunque saranno semplicemente sospesi. Sospenderli anche in finanza sarebbe un propulsore affinché ritornino. A fronte di tali complessità, alla base devono agire le società con le loro organizzazioni politiche e culturali. Uno degli elementi costitutivi deve formulare, ad horas, la pre-definizone di una nuova BCE non unilaterale, tanto meno dipendente/indipendente in base a utilitarismi post-meta-ideologici asimmetrici. Di contro, essa deve essere bilanciata e ponderata, segnatamente connessa alla fiscalità integrata. In parallelo, va disegnato un nuovo MES eco-socio-sanitario, perché senza questi presupposti non può esservi stabilità economica, tanto meno monetaria. Tale contenuto deve fungere come viatico verso un grande disegno di Costituente dell’Europa di Comunità, essa deve andare oltre la diade asimmetrica UE- CE, che sappia coniugare giustizia e libertà, secondo percorsi programmatici generali e particolari mettendo al centro l’armonia Natura-Cultura, le diversità antropologico-sociali, territoriali e culturali senza forzature omologanti, assumendo che la comunità europea ha la grande ambizione di mettere insieme in forme pacifiche, libere e mutuali, popoli dotati di storie sociali diverse, in un passato non lontano militarmente ostili. Posto che si possa ancora competere per la “crescita”, occorre stabilirne i limiti, affinché non si contraddica e danneggi il cooperare in base ai valori etici già citati. Loro devono fare grossi passi verso enormi mutamenti, gli Stati Parte del Sud Europa e segnatamente l’Italia devono metterli in condizione di fare tali passi. La recente e nota Sentenza della Corte Costituzionale della Repubblica Federale Tedesca non solo sancisce ancora una volta che l’attuale e tanto più futuribile  età del sistema mondo impongono strette correlazioni fra Stati, segnatamente della stessa area. In altre età storico sociali, ogni nazione si occupava delle sue attività giurisdizionali.
Venendo a noi, in termini di Sociologia del diritto, quella sentenza costituisce un grande indicatore che dimostra ancora una volta un’urgenza obbligata: l’ UE, a mezzo del Suo Parlamento Europeo, deve dismettere le notorie asimmetrie fra Parlamento, Commissione – Consiglio e BCE a svantaggio del primo. Essa necessità di Sue Competenze Democratiche Esclusive, pena ribaltamento in tempi brevi o al massimo medi. In sostanza, necessita di una Sua Costituzione dotata di Competenze Sociali e Economiche, che si Interfacciano con le Carte Costituzionali degli Stati Parte e quindi deve essere ponderata – armonizzata in giustapposizione con quelle Carte Costituzionali. Immediatamente va aperta una Costituente e sarebbe opportuno che le Organizzazioni dei Sociologi UE diano il loro contributo. Certo, segnatamente dalla posizione italiana, per come siamo messi36.le premesse non sono buone, però questo è altro discorso da sviluppare altrove mettendo, in progress e rete sociale come indicato dal Grande Sociologo spagnolo Manuel Castels37,nel nostro piccolo laboratorio già avviati in scala fra reale e virtuale.

LA NUOVA QUESTIONE TEDESCA

Da fine secolo breve in poi, il contesto globalizzato nell’area UE ha ripresentato in altri termini e modi la nuova questione tedesca declinata in chiave post-meta-ideologica. Essa, sino ad oggi, è stata sottostimata assorbita e canalizzata in termini di congiuntura latente. Oggi, nel contesto di una UE incompiuta, emerge prepotentemente il peso di una realtà foriera di idee dominanti derivanti da una nazione dominante e/o da entità nazionali ad essa collaterali. Questo blocco post-meta-ideologico può essere talmente pernicioso da produrre un enorme danno a carico di tutti, loro inclusi. Oggi l’elemento scatenante e prorompente derivante dalla pandemia Covid mette in luce una serie di vuoti e asimmetrie risalente alle fasi geopolitiche precedenti e successive al 1989, inteso come la fine del secolo breve per la Germania e gli altri Stati Parte dell’UE, incluso le loro disomogeneità multiple, prese anche fra cooperazione/competizione e spinte demagogico-sovranistiche, con annessa retorica post-meta-ideologica.
Malgrado ciò, essendo in atto la crisi del vecchio paradigma, l’atto di iniziare a superare i vincoli del “fiscal compact” può costituire una svolta epocale e indubbiamente a favore di questa tendenza vi sono tre positività scomode (per taluni indicibili) imposte da questa pandemia:
1) anche la Germania, malgrado in forme molto diverse, è stata colpita, molto peggio la Francia;
2) nell’ipotesi che Italia, Spagna, Portogallo e Grecia (incluso la sola Italia) cadessero, di conseguenza cadrebbero tutti, declinando taluni a semiperiferia, altri a periferia del world system;
3) il tutto avverrebbe parallelamente all’ ambito di un degrado ambientale generale e d’area in cui la Germania non potrebbe essere un’entità virtuosa incontaminata, fine a se stessa.
Anche a fronte del goffo disastro socio/sanitario USA, questa pandemia molto probabilmente ha sancito che la prima nazione dell’area centrale del sistema mondo è la Cina, malgrado in forma spuria. Di questo dovrebbero prenderne atto tutti, iniziando dagli stati parte UE, segnatamente ripiegati su se stessi, perché fanno fatica ad essere coesi: Austria, Danimarca, Finlandia e Olanda, ovvero quelle entità nazionali funzionali alla Germania e quindi in tal senso docili, ma in altri sensi pretenziose.
Discorso differenziato, ma in continuità limitata tedesca, attiene le retrive Polonia, Ungheria e entità in sé semiperiferiche, ben poco comunitarie, eccetto che verso i benefici utilitaristici. Tutto quanto qui sintetizzato costituisce un dato di fatto, gradito o sgradito in ambiti post-meta-ideologici, sancisce una rivoluzione geoeconomica foriera di pericoli e/o opportunità. In Germania vi sono posizioni politiche e culturali di rilievo che hanno recepito tutto questo e, partendo dal livello della comunicazione politica, si può risalire molto più in alto, nell’interesse di tutti, questo dibattito merita critiche costruttive in forma di sostegni e proposte realizzabili.

LA GERMANIA E LA MANIPOLAZIONE DEI DATI CIRCA LA LETALITÀ DEL VIRUS: UNO STRATAGEMMA PER CALMIERARE I MERCATI

Sulla Germania e sul suo ruolo nella UE ci sono molte considerazioni da fare. La Germania, nei primi 15 gg. dell’emergenza virus che hanno investito l’Italia, non tradisce alcuna speciale preoccupazione. Col tempo, comincia a circolare la notizia che il virus, diffusosi nel basso lodigiano fosse giunto lì proprio dalla Germania; qualche giorno dopo, si comprende che le percentuali di letalità del virus sono calcolate escludendo dal conteggio tutti coloro che avevano manifestato, precedentemente, altre malattie, introducendo la categoria dei “morti con Coronavirus” in sostituzione di quella di “morti per Coronavirus”. Quando si apprende che la Germania ha ventottomila posti di terapia intensiva, a fronte dei nostri cinquemila, si comincia a comprendere perché, sin dall’inizio, non mostrasse alcun particolare allarme. Ora, è incontestabile che la Germania sia un modello organizzativo di straordinaria efficienza ed efficacia e che, sicuramente, la presenza di un numero così elevato di terapie intensive ne sia il risultato, anche perché significa investire preventivamente su qualcosa che, nella gestione ordinaria, resta inutilizzato; non solo, significa anche che la Germania è un Paese socialdemocratico che sa bene cosa sia il Welfare. Si giunge presto alla conclusione che, l’aver imposto, con una ferocia che ha pochi precedenti (e spesso praticata sempre dai tedeschi stessi) alle Nazioni più deboli della UE, a mezzo del patto di stabilità e del vincolo di bilancio, la famosa politica dell’austerity, con relative lacrime e sangue – lo sanno bene i Greci, che, grazie alla Troika, hanno visto scorrere tra la loro gente fiumi di lacrime e sangue – con un approccio che possiamo definire squisitamente ordoliberista, è prassi riservata solo agli alleati, mentre, in casa propria, la musica cambia completamente. Ci si chiede, dunque, in che misura la Germania sia davvero europeista e non sia, invece, anti-europeista, e la domanda si fa ancora più urgente quando il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, invia una lettera ai paesi membri dell’Eurozona, sottoscritta da altri sette paesi, tra cui la Francia e la Spagna, in cui chiede che, in una situazione di drammatica emergenza come questa, nel momento più buio della storia del Mondo dal dopoguerra ad oggi, gli strumenti finora messi in campo siano cambiati e che si emettano dei titoli, dal tristissimo nome di Coronabond, che abbiano la caratteristica di essere garantiti da tutti i paesi membri dell’Eurozona. La risposta immediata è stata un secco NO, da parte dei virtuosi Paesi nordeuropei, quali la Germania, l’Olanda, l’Austria. L’argomentazione è sempre la stessa, i popoli del Sud d’Europa, in particolare gli italiani, che hanno riposto nelle mani delle diverse mafie una sorta di stato alternativo, ma anche complementare, e che hanno mangiato e bevuto a sbafo, accumulando uno spaventoso debito pubblico, sono inaffidabili e dunque non è possibile affidare loro denaro la cui responsabilità sia garantita dall’insieme dei Paesi membri dell’Eurozona. Bisogna, invece, tornare ai fondi del MES, accettando la mannaia delle garanzie, ovvero, ancora una volta, la Troika. Come si sa, per la cultura luterana che ha contribuito alla formazione del carattere nazionale dei tedeschi, in tedesco c’è una sola parola per dire “debito” e per dire “colpa”. Ma davvero si tratta solo di considerazioni a sfondo morale? Oppure, marxianamente, possiamo rintracciare nell’atteggiamento della Germania profondi interessi di natura economica, abilmente ammantati di ideologia? Per saperlo, basta dare un’occhiata alla situazione della Grecia dopo otto anni di Troika. Questo quanto si legge in un articolo del Sole 24ore datato 15 luglio 2017, a firma di Vittorio Da Rold:

«La Germania ha incassato 1,34 miliardi di euro dall'inizio della crisi greca nel 2009. Lo ha indicato il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Si tratta dei profitti ottenuti grazie agli interessi dei prestiti ad Atene. In sostanza, la banca di sviluppo tedesca Kfw (Kreditanstalt fur Wiederaufbau) ha incassato 393 milioni di euro sui prestiti di 15,2 miliardi alla Grecia nel 2010. Tra il 2010 e il 2012, il programma di riacquisto di titoli ellenici da parte delle banche centrali della zona euro ha fatto registrare alla Bundesbank profitti per 952 milioni di euro. Un bel gruzzoletto. I numeri sono emersi grazie a un'interrogazione parlamentare presentata al Bundestag dal movimento dei Verdi al ministero delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. I Verdi, attraverso le parole di Sven-Christian Kindler, hanno criticato il comportamento tedesco nei confronti della Grecia: “Sarà anche legale che la Germania guadagni sulla crisi della Grecia, ma non è legittimo nel senso morale della solidarietà”.».38

Insomma, le remore morali sembrano essere abbondantemente sostenute da interessi economici.
In quest’ottica, non sorprende affatto l’ultima mossa della Corte Costituzionale tedesca contro il QE erogato dalla BCE dal 201539 Tuttavia, è altrettanto interessante la risposta di Cristine Lagarde, attualmente alla guida della BCE:
«In una videoconferenza organizzata da Bloomberg sulla riapertura dell’economia e sulla protezione della salute pubblica, nella pandemia del coronavirus, Christine Lagarde ha detto che la Bce ha già un organo al quale riferisce sulle misure intraprese e gli strumenti utilizzati, e questo è il Parlamento europeo. “Ogni tre mesi faccio una relazione al Parlamento europeo – ha detto la numero uno della Bce”.
Di fronte al Parlamento, la Bce spiega come analizza, “soppesa, misura” gli strumenti che utilizza per la sua politica monetaria. 40
Se, da una parte, la Germania dimostra di sottomettere gli orientamenti, le decisioni e le scelte alla propria Costituzione e non alla UE, dal momento che non esiste una Costituzione europea, e questa è senz’altro un’affermazione di democrazia interna, dall’altra la BCE afferma di essere un organismo sovranazionale che risponde al Parlamento europeo, democraticamente eletto dai cittadini europei, ma, molto di più al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione, il primo ha poteri legislativi più forti del Parlamento e non è democraticamente eletto. Tuttavia, la risposta della Lagarde afferma un sovranazionalismo che dovrebbe essere la prospettiva futura, unica possibile per garantire la sopravvivenza dell’Unione, che andrebbe però diversamente legittimato, garantendo una reale partecipazione democratica della cittadinanza.

VERSO UN CENNO PARAMETRICO GERMANIA – ITALIA

Partendo dal dato quantitativo di raffronto generale terminale e più immediato, ovvero quello sociosanitario, a partire dai ben noti dati inerenti il numero delle sale di rianimazione e la loro distribuzione omogenea, l’efficienza del servizio sanitario è tedesca, basta dire ciò.
Però tutto questo è un effetto, le cause che differenziano notevolmente Germania e Italia sono multiple, stanno nei quadri statistici e la capacità sociologica nel saperli prima costruire, dopo leggere. Si tratta di una specificità tutta spiegabile in termini antropologico culturali nel senso che loro sono tedeschi e noi siamo italiani, con tutte le differenziazioni, contemplando anche i reciproci stereotipi che ciò comporta.
Le ulteriori spiegazioni sono socioculturali dai riflessi istituzionali e organizzativi:
il livello culturale medio è alto, anche se osservato per genere e per condizione personale, questo ha il suo peso in termini di processi culturali ai fini della gestione pandemica.
Nell’accezione generale loro hanno un assetto economico – produttivo più diffuso e uniforme. Il federalismo, malgrado trasferisca ben precise competenze ai Landers e alle Città Stato e Extracircondariali, è altrettanto vero che le competenze dello Stato Centrale sono nette e incontrovertibili.
La cultura media – mediana dei tedeschi è alta e in termini di sociologia dei processi culturali, tali caratteristiche hanno un notevole peso ponderale. Il tessuto familiare è ben più secolarizzato e mononucleare, ciò comporta maggiore distanza sociale fra le classi d’età. In parallelo, a fronte di un evento comunque repentino e di grande portata, la Germania ha risposto con un’ organizzazione sociosanitaria a funzione preventiva. A sua volta, a fronte del Covid, la prossemica è più distanziata, quindi le probabilità della trasmissione del contagio fra giovani e vecchi è meno stretta. Le barriere architettoniche – urbanistiche sono state eliminate da tempo, da questo ne deriva che in generale fruiscono di un patrimonio immobile e mobile al più spazioso, dotato di accessibilità e fruibilità rapide. Di contro, le barriere architettoniche congestionano la mobilità anche in presenza dei soli così detti normali, da decodificare culturalmente in termini di abilisti. Invece, la situazione inversa decongestiona i luoghi e i flussi di mobilità. A fronte di questa pandemia la prossemica è una variabile di peso, anche tale variabile incide e la Germania è stata preparata. In Germania gli stranieri, segnatamente i non comunitari, sono identificati e anche tale variabile è decisiva. Gli irregolari presentano numeri gestibili, anche in termini discorsivi. Ecco che la pandemia Covid, dati alla mano, risulta essere sotto controllo. Certo, il limite di tale controllo deve fare i conti con la rigidità dell’ideologia tedesca, oggi declinata a fronte di una pandemia globalizzata pronta a presentare questo scenario surreale: una Germania vincitrice della sua”Blitzkrieg gegen die Pandemie”, però contornata da morti reali e viventi comunitari e extra comunitari (incluso irregolari) immersi nella più tetra povertà! In conclusione, la Germania dispone di una sociologia e di una statistica 41 del territorio sinergiche. Questo si vede, in primo luogo a tutto vantaggio del sistema paese, ma anche della professione del sociologo. I Sociologi in Germania hanno un Ordine Professionale specifico ed esclusivo, gli effetti di questa loro forza identitaria, di ruolo – campo, si vedono e sanciscono vari significati, anche geoculturali – geopolitici verso UE e segnatamente Italia.42

SULLA SOTERIOLOGIA DEL PADANESIMO

Dai grandi studiosi della World System Analysis abbiamo appreso che i contenuti e le strategie antagonistiche per la rottura del vecchio paradigma necessitano anche di iperbole, provocazioni culturali. Attenzione, va chiarito che l’atto di distorcere e denigrare Napoli, ma anche tutto il Mezzogiorno, non è un solo un vezzo sotto-culturale, estemporaneo e singolare degli estremismi padani, esso va contestualizzato in termini storico – sociali. Questa reiterata politica denigratoria e da sottostima, non è mero stereotipo fine a se stesso; si tratta di un inperseverare sistematico, funzionale a quell'asimmetria egemonica iniziata nel 1861 e ben definita da A.Gramsci nella sua classica quistione meridionale, 43 un grosso tema che almeno dalla seconda metà del secolo breve e nel secolo odierno non avrebbe meritato manicheismi fra miti negativi e miti positivi (2)44 ,bensì lavori intellettuali seri, almeno relativamente indipendenti: una prerogativa che per economisti e storici, segnatamente nel contesto italiano, è da definirsi possibile, ma poco probabile. Stando ancora alla situazione del paganesimo soteriologico così come è dato, per dirla articolando P. Bourdieu, quello è il loro campo, dove determinano gerarchie e dinamiche di dominio su di noi (3). Tale linea politico-culturale necessita rafforzamenti reiterati e adattati alle necessità strumentali del momento, da investire in ambiti comunicativi. Tali fasi sono cruciali e tutti gli intellettual-oidi proni al padanesimo in tal senso sono ben ligi, anche perché ben foraggiati.
Ecco che La solita asimmetria Nord / Sud viene reiterata finanche a fronte di una Grave Pandemia, ignorando le rotture del paradigma da essa imposte. Osservando il fenomeno con disincanto, visti i presupposti sarebbe stato anomalo se si fosse verificato il contrario. In ogni caso, vista la dimensione e i caratteri di questa pandemia, tale “vizio” assume la dimensione dell’idiozia sistematica. Le ragioni sono varie e basta citarne una: a fronte di un Sud all’abbandono e fai da te, se il Covid 19 dovesse espandersi in forma generale e incontrollata, immediatamente dopo la prima ondata, a causa di una serie di variabili, mediatamente per effetto boomerang, farebbe secco tutto il Nord definitivamente. A sua volta, essendo il Sud più giovane, a parità di ulteriori condizioni, avrebbe più sopravvissuti assumendo prevalenza demografica. A prescindere da questo, vi sono buone probabilità che Napoli e il Mezzogiorno in genere possano ripartire prima e meglio, quindi compensare, qualora si ragionasse in termini di sistema paese. Però, numeri alla mano, a causa di un ben noto squilibrio asimmetrico per relegare al sottosviluppo un proposito del genere sarebbe velleitario. L’utilitarismo, se intelligente e colto, a volte deve essere altruistico. Ecco che la soteriologia del paganesimo dovrebbe recepire tutto ciò in fretta, visto che non vi è molto tempo e tanto meno spazio alternativo.

L’ATTACCO MEDIATICO PROGRAMMATICO DEL NORD CONTRO IL SUD

La clamorosa débacle della sanità lombarda e della Regione che aveva il mandato di farla funzionare ha pressoché raso al suolo il mito dell’eccellenza sanitaria lombarda, parte integrante della soteriologia del padanesimo di cui sopra. Mitologia foriera di notevoli vantaggi economici, poiché, per anni, ha generato flussi ascendenti dal Sud verso il Nord, di pazienti poco fiduciosi nei confronti della sanità del proprio territorio, ricorsi alle strutture sanitarie del Nord, a spese delle Regioni di provenienza. Il crollo di questa ideologia, tra le tante, mette seriamente a rischio la possibilità che i flussi continuino a generarsi, specie se la Sanità campana, si è, invece, distinta per l’eccellenza dell’organizzazione e per la competenza e la creatività dei suoi medici di punta. L’Ospedale Cotugno è riuscito a proteggere il suo personale sanitario al meglio e l’ormai famosa “cura Ascierto”, che prevede la somministrazione del Tocilizumab per i pazienti in avanzato stato di gravità, è diventata un faro per la sperimentazione, nazionale ed internazionale, prontamente autorizzata dall’Aifa.
Evidentemente, questo “inatteso” quanto notevole scarto tra le due realtà sanitarie regionali, ha reso necessaria la riesumazione dell’antica narrativa, sulla base della quale, si è legittimata, per decenni, la pretesa di essere “la locomotiva d’Italia, e, in quanto tale, di avere il diritto di drenare buona parte delle risorse economiche verso il Nord, a fronte di un Sud mafioso, scroccone, immorale, pigro e sfaticato, fino alla dichiarazione, indiscutibilmente razzista, di inferiorità tout court, provenuta dal direttore di Libero, Vittorio Feltri. Il primo episodio significativo è stato proprio l’attacco pubblico di Massimo Galli, virologo del Sacco di Milano, contro Paolo Ascierto, accusato di aver rubato il merito di intuizioni non sue, attacco prontamente smentito dai fatti. Da quel momento, prevalentemente le reti Mediaset, ma anche le reti Rai, hanno messo in scena un teatrino quotidiano, il cui scopo è, prima, distrarre l’opinione pubblica dal disastro compiuto in Lombardia, subito dopo, appunto, rilanciare lo storytelling che, peraltro, renderebbe gli abitanti del Sud immeritevoli di ricevere alcun sostegno in questa fase così drammatica, specie ora che si attendono gli aiuti europei. La lettura più adeguata è senz’altro quella gramsciana, la cultura egemone impone ai dominati la sua versione dei fatti, dunque, nulla di nuovo.
Tuttavia, val la pena constatare che si tratta della stessa modalità messa in campo dalla Germania verso i Paesi del Sud Europa, con la radicale differenza che, in termini organizzativi ed economici, la superiorità della Germania, la cui curva dei contagi è in rapida discesa e la ripresa già avviata, in anticipo su tutti i Paesi europei massicciamente interessati dalla pandemia, è assolutamente indiscutibile e non millantata, come quella delle Regioni del Nord, che vorrebbero essere la Germania d’Italia, ma, al momento, se si guarda al negazionismo iniziale, alle fosse comuni con croci di plastica del bergamasco, all’orrore delle Rsa, somiglia più al Brasile di Bolsonaro. Sarà perché, in fondo, gli estremismi retrivi e reazionari producono i medesimi risultati in qualunque parte del Mondo?

LA DUALITÀ DI NAPOLI

Napoli è fondamentalmente greca, poi molto altro ben stratificato e rivelatosi nel tempo e nello spazio sinergico, in un mix che ha anticipato la comunità europea in forma umana trasversale a classi e ceti, estrinsecando una contaminazione culturale salutare, nell’accezione del mito positivo e mito negativo. Fra le sue caratteristiche di derivazione ellenica, vi è la dualità, essa è declinata in forme dicotomiche al femminile, esse sono estreme e misteriose. Ciò comporta che Napoli è bella e brutta, affidabile e inaffidabile, cattiva e buona, attrattiva è repulsiva, fedele e infedele, colta e zotica. Napoli è un farmaco, se lo sai prendere ti cura, all’inverso ti uccide. Napoli è mossa da una propensione anarcoide ancestrale di una sua declinazione ontologica della verità, legata alle sue origini, ma è propensa e ligia alla norma, se fondata nel senso di condivisione sociale. Essa è predisposta all’inclusione per molti, non per tutti.
Napoli è irriducibile perché incantata e disincantata, posta sul crinale fra vita e morte.
Come ebbe a dire Pasolini:
La vecchia tribù dei napoletani, nei suoi vichi, nelle sue piazzette nere o rosa, continua come se nulla fosse successo a fare i suoi gesti, a lanciare le sue esclamazioni, a dare nelle sue escandescenze, a compiere le proprie guappesche prepotenze, a servire, a comandare, a lamentarsi, a ridere, a gridare, a sfottere; nel frattempo, e per trasferimenti imposti in altri quartieri (per esempio il quartiere Traiano) e per il diffondersi di un certo irrisorio benessere (era fatale!), tale tribù sta diventando altra. Finché i veri napoletani ci saranno, ci saranno; quando non ci saranno più, saranno altri (non saranno dei napoletani trasformati).”.45
Di tutto ciò a noi interessano i riscontri antropologico culturali e sociologici inerenti le problematicità odierne e futuribili. Napoli, nella sua potenza resiliente, è temuta e sottostimata e talune vulgate passate e segnatamente odierne, si decodificano in tale chiave, oggi finalizzate ad utilitarismi inerenti accaparramenti unilaterali della gamma comunque significativa degli aiuti U.E. Il reiterarsi di tale condotta a fronte dei grandi mutamenti imposti dal Covid 19 sarebbe letale, innanzi tutto per i suoi denigratori di turno, strumentalmente al soldo di scopi malamente reconditi. Le ultimissime dichiarazioni del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, circa la legittimità della “locomotiva d’Italia” di drenare maggiori risorse, ci danno tristemente ragione. La metafora della locomotiva pareva desueta, allora ci si è rinnovati e questa volta si è preferito il buon padre contadino che, siccome mantiene, col suo duro lavoro nei campi, il resto della famiglia, ha maggiormente diritto alla bistecca, se è l’unica che si possiede.46

NAPOLI: “QUANDO IL CORAGGIO FATTO DI PAURA E REALTÀ È PIÙ FORTE DEI PREGIUDIZI”

Dopo la dichiarazione, comunicata dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, di “Stato di pandemia” in tutto il territorio italiano, la nazione è stata calata in una nuova realtà che ha sconvolto le nostre abitudini e la nostra vita quotidiana. A questa grave e spiacevole circostanza, ognuno ha reagito assumendo comportamenti diversi, per produrre una risposta adattiva a questa nuova realtà, che ovviamente non ci appartiene. Peculiare e straordinaria, analizzabile e osservabile sociologicamente, è stata la risposta del popolo napoletano a questa nuova macchina da guerra silenziosa, invisibile, ma letale.
Negli ultimi giorni il web e i media hanno mostrato immagini affascinanti, di una Napoli viva, nonostante la quarantena, che rompe il silenzio con la sua voce, “la voce del popolo”.
Oltre i riti scaramantici propri della cultura napoletana e religiosi, assistiamo ad un nuovo rituale, che possiamo chiamare “il canto dell’abbraccio napoletano”.
I residenti di alcuni comuni napoletani, dalle proprie abitazioni, tutti insieme, cantano la canzone di un giovane cantante napoletano, Andrea Sannino. La scelta della canzone non è casuale, intitolata “Abbracciame”, racchiude un profondo significato d’amore, di unione, che sfida il tempo e il domani. Attraverso questa canzone il popolo napoletano rompe il silenzio delle strade, si abbraccia da lontano, ride e gioisce dai balconi per sentirsi uniti, per affrontare questa nuova realtà, definita da molti surreale.
Tale fenomeno è strettamente sociologico; la sociologia ci dà un insegnamento molto importante, ovvero, per comprendere e percepire la nostra esistenza abbiamo bisogno di relazionarci con gli altri, ascoltare la voce altrui; guardare visivamente l’altro ci fa comprendere che esistiamo nel mondo. Senza interagire con gli altri noi non esistiamo, allora ecco che cantare dai balconi dei quartieri napoletani, ascoltare le voci altre, ci permette di percepire che non siamo soli e che questa situazione surreale può essere affrontata con nuovi comportamenti sociali.
Napoli è una metropoli baciata sempre dal sole, chiassosa e disordinata, viva in tutte le sue pieghe. I cittadini hanno dichiarato che si trovano ad ascoltare un silenzio che turba, assordante, che trasmette malinconia e tristezza, un’aria gelida e fredda che non sono soliti respirare. In questo momento peculiare Napoli dimostra tutta la sua maturità, rompendo il silenzio solo attraverso una canzone, ma si dimostra rispettosa e attenta alle nuove regole. A parlarci di questa nuova Napoli, rispettosa delle direttive emanate dal governo, è lo straordinario servizio del giornalista Claudio Ciccarone che dice:
A Napoli la regola è la sregolatezza, ma al momento giusto i Napoletani sono coretti e coraggiosi, come quando decisero di cacciare il virus nazista dalle proprie mura in soli quattro giorni, il silenzio dimostra quanto Napoli sia corretta, e quando sarà il momento di raccontare sulla pagina della storia, come visse la città del Vesuvio contro il COVID 19, il comportamento dei Napoletani dovrà essere protagonista, perché rappresenta la vittoria di questa città contro gli steriotipi, perché Napoli è più forte dei pregiudizi”. 47
I Napoletani hanno compreso a pieno quanto sia importante assumersi la responsabilità di essere responsabili.
L’individuo è un tutt’uno con l’ambiente in cui vive, non vi è scissione tra soggetti e società, come dimostrato dal c.d. processo dialettico, l’uomo crea il suo mondo, ma le cose da lui create, attraverso il processo di esteriorizzazione, assumono una propria autonomia e l’uomo diviene dipendente e assoggettato ad esse. Il sociologo Gregory Bateson riteneva errata la tendenza a concepire individui che si ergono dualisticamente contro l’ambiente, perché l’unità di sopravvivenza non è l’organismo o la specie, ma il più ampio sistema in cui la creatura vive; se la creatura distrugge il suo ambiente, distrugge se stessa. Rispettare le regoli normative e del buon costume, significa rispettare gli altri, ma innanzitutto se stessi.
La società è come un grande “organismo umano”, le cui parti sono connesse e interdipendenti tra loro. Se un organo principale del nostro corpo smette di funzionare, tutti gli altri di conseguenza smettono di operare. La teoria organicistica sociologica risulta molto utile per comprendere questo delicato momento storico, sempre valida, ma oggi ancora di più. Allora ecco che il giusto comportamento, reagire positivamente di fronte al fenomeno più temuto dall’uomo, quello della morte, ci permette di realizzare che l’unione virtuale e il rispetto della regola rappresentano l’antidoto per sopportare questa nuova realtà che fatichiamo ad accettare.

PER LA CONTESTUALIZZAZIONE DEGLI EROI

In contesti dove la morale e l’etica sono fragili e sinusoidali, chi è dotato di umanità e deontologia professionale diventa un’eccezione e pertanto viene presentato e percepito come Eroe.
I nostri Medici e Infermieri di fatto sono stati degli Eroi, taluni di essi anche Geniali in materia di Creatività Scientifica applicata nella prassi Clinica d’Emergenza.
Però, onde onorarli fino in fondo è necessario valutare il contesto dove quegli eroismi si sono estrinsecati.
Inoltre, molti di quei combattenti per la salute e la vita, oltre ai complimenti necessitano di mezzi e riconoscimenti sostanziali: basta con i tagli sanitari e basta con il lavoro negato o precarizzato.

FRA COMPLOTTI E COMPLOTTISMI

Posto che un complotto inteso come un tramare, prima reale e poi virtuale, può esistere.
La lettura, diacronica e sincronica, della realtà lo dimostra, basta solo approcciare in forma da manuale e ragionare per astrazione sulla funzione di un’istituzione presente presso tutti gli stati moderni: i servizi segreti militari e civili48.
A sua volta, segnatamente le devianze criminali organizzate ordiscono complotti a vari livelli e con varie modalità.
A fronte di tutto ciò, la realtà globale odierna, almeno potenzialmente, velocizza e virtualizza complotti e complottismi, perché, segnatamente a questi ultimi, viene data la stura da quella quota significativa di ceto politico, scientifico e dirigenziale caratterizzato dall’essere per quota quanto meno mediocre e debole, in troppi casi corrotto e colluso con le devianze criminali, quindi inattendibile. Tutto ciò produce e riproduce anomia popolare, traducibile in incanto verso i complottismi circolanti sul web.
I complottismi vengono nutriti dal dubbio, però è altrettanto chiaro che la scienza viene nutrita dal dubbio.
In questa disputa esercitata nell’ambito di un diversamente dubitare, spetta alla scienza distinguersi fondando sulla sua epistemologia. Ecco che chi sa di scienze sociali e umane ha contezza che il vero e il falso recano una giustapposizione sofistica e dialettica, non una contrapposizione lineare, semplicistica e tanto meno dogmatica. Non solo, oltre a quella coppia relativamente dicotomica, esiste anche il verosimilmente vero e il verosimilmente falso. A fronte di ciò il post-meta ideologico globalizzato sfonda la verità epistemologica ed etica, sancendo il primato della post-verità 49.
Tutto ciò funge da carburante propulsivo pro complottismi. Fin quando non si farà seria ricerca e azione di mutamento non sarà possibile uscire da una dinamica perniciosa perché connotabile in termini di processo circolare. Di conseguenza, tanto più a fronte della pandemia Covid, per ragioni sostanziali e strategiche, la comunità scientifica non dovrebbe sperare e/o tentare di confutare i complottismi con semplici dinieghi, bensì confutarli con dimostrazioni a mezzo fonti scientifiche. Evidentemente, tutto ciò per quanto possibile va semplificato e comunicato impegnando le scienze sociali e umane.
Per quanto ci riguarda, ecco che ritorna la sottostima verso la sociologia, un ritardo molto italiano che a fronte dei mutamenti multipli imposti dalla pandemia Covid è indispensabile dare ruolo – campo alla sociologia.

UN RITO RITUALIZZATO

Il bollettino quotidiano della Protezione Civile delle ore 18.00 forniva dei dati grezzi e sostanzialmente infondati a livello statistico – metodologico. Erano fortemente sottostimati, le variabili erano ridotte, non erano adeguatamente disaggregati. Sostanzialmente sono caratterizzati da errore sistematico. In base a quei dati è surreale parlare insistentemente di fase due e ripartenze fondando su di un rito ritualizzato funzionale al controllo a mezzo comunicazione. Quel format, in una prima fase, a fronte di un grosso squilibrio di status della popolazione, andava anche bene, per opportune ragioni di controllo sociale. Tramutarlo in un serial è eccessivo e controproducente perché i dati devono essere attendibili e letti adeguatamente, altrimenti si cade negli errori ἀ/ẞ. A questo proposito, è estremamente interessante il contributo dato da un medico italiano che la lavora per una società americana. Tale società, a sua detta durante un collegamento a Radio Radio, avrebbe commissionato una ricerca a cui egli ha partecipato in qualità di medico legale, iniziata prima del fatidico 21 febbraio, su un campione molto ampio, i cui risultati contraddicono in pieno tutti quelli desunti dai rilevamenti ufficiali 50. In particolare, l’indice di mortalità risulterebbe completamente falsato da una conoscenza scarsissima del numero reale di contagiati.

IL POLLAIO DEGLI SCIENZIATI

Spiace usare parole così dure verso la comunità scientifica, ma è stato imbarazzante assistere alle diverse zuffe tra prime donne a cui ci hanno costretto gli esimi virologi che hanno sentenziato circa la natura e le sorti del virus. A cominciare dall’aggressione folle agita da Massimo Galli contro Paolo Ascierto, questa, però, compresa nel programma di sistematico attacco mediatico contro il Sud, che ha preso le sue mosse proprio da quell’episodio e il cui scopo principale è quello di tentare, goffamente, di salvare la faccia e, al tempo stesso, la funzione salvifico-soteriologica di cui il Nord padano si è auto-investito, dopo l’atroce disfatta riportata sul campo dalla millantata eccellenza sanitaria lombarda. A seguire, con l’affronto tra Roberto Burioni, che aveva previsto un ineluttabile catastrofe, e Maria Rita Gismondi, che aveva, invece sostenuto che si trattasse di una banale influenza. Per finire con il duello tra lo stesso Burioni e Giulio Tarro, finito in tribunale a colpi di “Lei non sa chi sono io”. Val la pena citare che Burioni ha scritto un libro dal titolo VIRUS – La grande sfida; in copertina, sotto il titolo, campeggia una scritta che recita così: “Dal Coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità”. Qualcuno molto attento e sagace ha fatto notare che la peste non è veicolata da un virus, bensì da un batterio, il che rende, senz’altro, il titolo molto impreciso, dal momento che confonde due specie completamente differenti , e, se questo è il rigore della scienza che deve salvare l’umanità, c’è poco da stare sereni. A causa dell’egemonia comunicativa di taglio giornalistico, adottata anche dagli esimi scienziati, si insiste sulla necessità del “distanziamento sociale”, ragionando sociologicamente, una castroneria. In sostanza si tratta di distanziamento corporeo, inerente la prossemica, ed il fatto che gli scienziati si esprimano come i giornalisti, è molto rilevante, poiché fa pensare più alla divulgazione che alla Scienza.

Tutti hanno ben meritato che circolasse, sui social, un meme a loro dedicato, la copertina di un album per la raccolta delle figurine Panini. Perché di figurelle si tratta, o brutte figure, che dir si voglia. Ad oggi, non può essere chiaro a nessuno chi abbia torto e chi ragione e, ancora una volta, regna sovrano il CAOS. Si parla di terapie molto efficaci che andrebbero somministrate alla comparsa dei primi sintomi, attivando la medicina territoriale ed evitando, dunque, d’intasare gli ospedali, quali la terapia col plasma dei guariti, attualmente sperimentata a Pavia, presso l’Ospedale San Matteo, con ottimi risultati, guarigione entro le 48 ore, oppure quella con l’eparina, sperimentata a Piacenza, presso l’Ospedale di Castel San Giovanni. Per i casi in avanzato stato di gravità c’è il Tocilizumab, oggi, a pieno titolo, chiamato “cura Ascierto”, la cui sperimentazione è stata autorizzata dall’Aifa, nonostante il disappunto espresso da Massimo Galli, attualmente utilizzato a Padova, in diversi presidi pugliesi e persino in Francia, dove l’Ospedale Foch, a Suresnes lo sta sperimentando da alcune settimane, con brillanti risultati. Quello che non si riesce a comprendere, dunque, è per quale motivo non s’investa in queste sperimentazioni, fino a giungere a poter dire che esiste una cura per la malattia procurata dal virus, finalmente! Invece, non se ne capisce affatto il motivo, s’invoca l’avvento del vaccino, di là da venire e giudicare e, nel frattempo, con l’ultimo DPCM del 26/04/2020, la sospirata fase 2 si rivela identica alla fase 1, con l’unica variante che, chi ce li ha, può andare a trovare i parenti, continuando ad imporre la sospensione delle libertà individuali, come a dire che, visto che non sappiamo quale sia la strada da seguire, il lockdown e il distanziamento “sociale” sono gli unici rimedi la cui efficacia è certa, quindi, si stia a casa e non se ne parli più.

La comunità scientifica ha mostrato la fragilità del suo paradigma, che ha sempre fatto appello all’oggettività dei suoi assunti, ma, in questo caso, sembrano esserci troppi assunti completamente diversi tra loro per potersi dire “oggettivi” e il dibattito, così scomposto, tra attacchi strumentali e derive narcisistiche, conferma che la funzione salvifica della scienza, unico baluardo della modernità contro la paura della morte, versa in condizione assai critiche. È vero che K. Popper ha rovesciato il criterio di verificabilità di marca neopositivista, inserendo il criterio di falsificabilità e confutabilità, ma, da sociologi, in questo caso, c’interessa la collocazione della percezione della Scienza nell’immaginario collettivo, meno il dibattito interno epistemologico, ed è qui che rileviamo la frattura, la Scienza, ora, è confutabile anche per l’uomo della strada ed è un passaggio, in termini culturali, di non poco conto.
Non possiamo fare altro, dunque, che dar ragione a quanto affermato da Ortega y Gasset già nel 1930:
Sarebbe di grande interesse e di maggiore utilità di quanto non possa sembrare a prima vista, fare una storia delle scienze fisiche e biologiche, mostrando il progresso della crescente specializzazione nella fatica degli investigatori. Essa farebbe vedere come, da una generazione all’altra, l’uomo di scienza s’è andato limitando, rinchiudendo, in un campo d’ occupazione intellettuale sempre più ristretto. Però non è questo l’importante che questa storia c’insegnerebbe, ma, anzi, il contrario: come, cioè, in ogni generazione, lo scienziato, per dover sempre ridurre il suo ambito di ricerca, vada progressivamente perdendo contatto con le altre parti della scienza, vale a dire con un’interpretazione totale dell’Universo, che è l’unica a meritare i titoli di scienza, cultura, civiltà europea.”.51

CENNO SUI LIMITI DELLE LIMITAZIONI VERSO LE LIBERTÀ COSTITUZIONALI

Leggendo tutto ciò in chiave di filosofia e sociologia del diritto, è necessario sottolineare che questa pandemia deriva dal conflitto natura/cultura ed è foriera di una gamma variegata di altri conflitti52. A fronte di ciò, la deprivazione delle azioni sociali necessitanti delle libertà fondamentali e sottolineando che, eccetto per semplificazioni metaforiche da immaginario, la pesante situazione in cui siamo immersi va socialmente assunta a mezzo intermediazione e sintesi politica di rappresentanza democratica. Da qui, quindi, resa legittima e veicolata in stretto subordine, relazione e funzione con gravissimi pericoli sanitari-sociali causati dalla pandemia Covid 19. Ecco che, a fronte di una presunta lacuna della Costituzione della Repubblica in materia di una pressante fattispecie costituzionale dell’emergenza, Sabino Cassese precisa quanto segue “ La Costituzione non ha peraltro ignorato la questione, solo che ha considerato la possibilità di disporre limiti dettati dalla urgenza e dal pericolo caso per caso, per singole libertà”53. A sua volta, nell’ambito di un recente intervento TV, Cassese, in materia di dottrina, ha sottolineato che quelle limitazioni devono riguardare tutti. Decodificando quel lessico stringato, è da soggiungere che la precisazione non è ovvia, tanto meno generica: vuol dire che non deve esservi una limitazione onnicomprensiva, draconiana e da assumere come dato pre-giudiziale. Una costruzione laconica calata dall’alto erga omnes, malgrado grosse differenziazioni popolari in ordine ad appartenenze di classe, ceto, etnie, generi e condizione antropologico – sociale personale. Le limitazioni s’intendono universali nel senso onnicomprensivo, quindi compensativo e subordinato alle sostanziali funzioni di salute e, segnatamente, di affrancamento dalla morte, come supremo interesse naturale, morale e segnatamente etico della moltitudine. In oltre, non tutte quelle aggregazioni sociali sono inermi e, ammesso lo siano, non di certo lo sono in connotazioni uniformi. Allora, si tratta di farle essere egualmente inerti, malgrado relativamente. La relatività sta nel fatto che la discriminazione sociale esiste, in forme pregresse e successive alla pandemia. Essa si ripartisce in positiva e negativa, tanto più in contesti semiperiferici e periferici del world system e la pandemia le ridefinisce per esasperazioni. Osservando la realtà sincrona, la dimensione disabilità, tanto più al sud e l’immigrazione irregolare, possono fungere da esempi di scuola, visto che per costoro il confinamento da pandemia Covid non è la stessa cosa a fronte di altri, perché già prima diseguali.
Chiaramente, l’insieme di questa lettura fornisce una chiave di articolazioni inerente la predisposizione costituzionale all’eccezionalità standardizzabile, però questo nulla toglie alle differenziazioni inerenti i contesti territoriali rispetto alla tendenza pandemica. In altre parole,quegli assetti vanno tradotti da caso a caso, utilizzando capacità di astrazione e buon senso, senza riserve mentali, peggio ancora se ispirate da tentazioni e scorciatoie da post-democrazia maggiorata in forma stringente da avallo pandemico54. Qui occorrono nuove forme e metodi per fare coesione sociale, a partire dalla dimensione quotidiana voluta dal confinamento, incluso se relativamente allargato.
Qualora non si contemplassero e chiarissero tali passaggi, a prescindere dalle più conosciute variabili economiche e produttive, il danno esistenziale e socio relazionale55 sarebbe palese e foriero di contenziosi.

DALL’ANALISI QUANTITATIVA E QUALITATIVA ALL’APP ”IMMUNI”

In sociologia uno degli accorgimenti prioritari dell’approccio statisticometodologico quantitativo è quello di fruire di campioni rappresentativi abbastanza potenti dal garantire un margine di errore che non travalichi l’errore standard – errore sistematico, onde disporre di una grande quantità di dati attendibili. Stando alla pandemia, indipendentemente da chi fa ricerca, l’inadeguatezza quantitativa vorrebbe dire più contagi, più malati e segnatamente morti, secondo andamenti prima lineari, dopo esponenziali. A sua volta, siamo al cospetto di una complessità ossimorica, perché portatrice di accessibilità ostacolanti. Infatti, in questo momento storico sociale, nella realtà quotidiana in forma latente, “compiliamo questionari” in modalità criptate e inconsapevoli (non per noi) quando usiamo i social media. Ciò vuol dire che dall’avvento della pandemia in poi allo stato“grezzo”già esiste un’immane raccolta di informazioni “Big data” potenzialmente convertibili in analisi sociale di livello quantitativo. A sua volta, l’analisi qualitativa è potenzialmente realizzabile perché vi sono le condizioni per arrivare a questa rappresentazione della realtà sociale. Il grosso ostacolo è nel fatto che i big data sono nella disponibilità delle grandi multinazionali dell'informatica e sappiamo che li vendono spiccatamente per scopi pubblicitari o di orientamento politico vendibile come una merce immateriale56.Tutto ciò evoca ancora le multinazionali: in materia di una enorme mole di dati sensibili, non solo ostacolano l’accesso al pregresso, ma, vista la posta in gioco, è quanto meno ipotizzabile che mirino a possedere il successivo. Qui il problema torna ad essere grosso, finché si tratta di venderci quella data merce di relativo interesse, tentando di tramutarla in feticcio della merce ad personam, siamo a un dato indirizzo – livello intrusivo. Ben diverso quando si tratta di salubrità, sicurezza e dialettica dissenso/consenso e spostamento dell’orientamento politico. Tutto ciò esposto alla vulnerabilità, a favore di controlli lobbistici, perché messe sul mercato delle informazioni. Allora, ecco che ritorniamo alla globalizzazione senza regole. In tale campo, onde fare geopolitica mirata la UE in forma urgente dovrebbe promulgare una Direttiva CE. A fronte di tutto ciò, su base etica, la sociologia deve proporre analisi e soluzioni, può farlo, nel caso italiano (incluso similari), qualora si smetta di impedirglielo. Rivolgendo tale contesto all’Applicazione “Immuni”, innanzi tutto è indispensabile sottolineare che essa può essere risolutiva e non dannosa a condizione che a coloro a cui verrà comunicato l’avvenuto  contatto con persona infetta, corrispondano interventi immediati di medicina socio territoriale dedicati alla persona e al suo contesto. Ciò vuol dire valutare velocemente una serie di indicatori diagnostici, se necessario, mettere in atto cure facenti funzione di sbarramento immediato e in parallelo procedere con i vari test diagnostici sequenziali.
Attenzione, in assenza dell’accennato processo, la citata applicazione si rivelerebbe solo una forma di controllo vessatorio fine a se stesso, esattamente atto solo ad innescare anomia, foriera di scenari variamente drammatici!
Visto che l’approccio sociosanitario ad alcune Regioni non è gradito – guarda caso, le più colpite – ed altre per ragioni finanziarie e politico – culturali fanno fatica a recepirlo, quindi è bene chiarire e comunicare che la troncatura linguistica“App”…non è il diminutivo di appesi… a un filo!
Quanto meno per astrazione, qui si reiterano quei dubbi in forma “Big Data”, innescati a fronte di vizi italiani vecchi e nuovi da prevenire a mezzo sbarramenti normativi e socioculturali. Nell’insieme, anche questa materia vede un’assenza o al massimo una sottostima della sociologia.

CONCLUSIONI?…NON VI SONO LE CONDIZIONI.

La riflessività è uno dei passaggi salienti della sociologia, in questo itinerario da world system analysis ci siamo trovati al cospetto di forme d’agire circolari – tradizionali rispetto agli scopi, convertiti ai turbinii della globalizzazione regolata dai suoi appetiti cannibaleschi. Ecco che fra gli effetti più nefasti “improvvisamente” si è imposta la pandemia Covid 19. A fronte di un problema di tale portata la riflessività sociologica chiama in causa la necessità, l’ampiezza, il peso e le modalità del riflettere disimparando di una società contaminata in varie forme, a vari livelli. Allora, qui si è operato un primo sforzo sul crinale fra spiegazione e riflessione criticapropositiva, da qui si rende indispensabile avviare un grande laboratorio per il mutamento in scala, non si tratta di avviare varie fasi deterministiche – lineari, al più dettate da calcoli particolaristici, sconnesse e senza una progettualità dal generale al particolare diretto e trasversale.
Da qui, fra centri, semiperiferie, tanto più se asimmetriche, e periferie.
Sia chiaro, per realizzare tutto ciò in Italia è mancata la SOCIOLOGIA in tutte le sue articolazioni, malgrado talvolta citata e interpellata.
Evidentemente tale postura non basta, non alla Sociologia, anche perché saccheggiata e vessata da diversamente lenoni su di essa, favoriti dalla sua indispensabile scomodità olistica, stratificata con sue debolezze di rappresentanza molto italiane e comunque da periferie. Comunque sia, questa nostra marginalità è diventata una questione da porre con forza, segnatamente perché produce danni a fronte della capacità nel leggere e gestire la greve complessità in cui siamo immersi. Sia ben chiaro a tutti, non dovrà realizzarsi la ripresa di una disfatta, bensì una non semplice rinascita.

QUADERNO del COVID – 4

La morte di Annamaria subito dopo il vaccino
Una testimonianza.

di Sergio Mantile

25 febbraio 2021

  • Mi è arrivato il messaggio per fare la prima dose del vaccino. È per sabato 27 febbraio alle ore 13.00. No, ore 12.00.
  • Ottimo. Ho anche la giustificazione per venire da mamma.
  • Spero che non mi venga la febbre…Perché mi scoccerebbe…Le mie colleghe dicono che la seconda dose è dopo tre mesi! Con la prima dose si ha una copertura al 55% , con la seconda al 100%.
  • Si ha comunque una copertura del 60%.
  • Intanto molte mie colleghe sono state o con la febbre o con dolori fortissimi.
  • A te non accadrà nulla di tutto questo. Solo un aumento del bisogno di zuccheri!
  • Comunque, è meglio che non mi suggestioni, altrimenti veramente mi predispongo male.
  • Immagina di sapere in anticipo che ti potrebbe venire l’influenza per due o tre giorni, come quando mamma si raffreddava e tu sapevi di poter contrarre da lei l’influenza.
  • Caspita! Due o tre giorni!
  • L’aspettativa peggiore. Così, se dura solo un giorno o non ti viene proprio, sei felice.
  • Speriamo!
  • Federico non ha avuto niente – ha fatto l’altro vaccino, non l’Astrazeneca. Molte colleghe hanno avuto la febbre a 38 oppure decimi ma con dolori articolari fortissimi alla prima dose.

26 febbraio 2021

  • Ciao. Domani potresti accompagnarmi alla Mostra d’Oltremare per la vaccinazione? Con tutte queste notizie…Soprattutto dopo la vaccinazione…L’orario lì è alle 11.30.
  • Allora devo stare da te alle 11.00. Tu siederai dietro.
  • O.K. Così sono più tranquilla.

27 febbraio 2021

Quel giorno Annamaria si alzò alle cinque del mattino, per prepararmi il minestrone da portare via, quando saremmo tornati da nostra madre, e per riordinare la casa e farsi trovare pronta sotto al palazzo al mio arrivo. Generalmente, quando andavo il sabato a pranzo da loro, mi facevano trovare diversi barattoli di legumi preparati in giornata, oltre che frutta e verdure, specie da quando avevano saputo della tendenza del mio organismo alla glicemia alta. Era una delle preoccupazioni materne di Annamaria, anche se è più piccola di me di cinque anni, tanto che, se talvolta di notte mia madre non si sentiva bene e le proponeva di telefonarmi, lei la sconsigliava vivamente, temendo che ricevere una telefonata nel cuore della notte mi avrebbe fatto avere un picco glicemico.
Me lo disse appena entrata in macchina, del minestrone, quasi a volersi sdebitare dell’incomodo che mi aveva dato chiedendomi di accompagnarla. La scortavo sempre con piacere per qualche acquisto impegnativo o comunque quando la mia presenza poteva rassicurarla, ma lei, pur consapevole del suo valore professionale, conservava un eccesso di modestia personale, una ritrosia a chiedere un qualsivoglia aiuto a chicchessia, per il timore di dare fastidio.
Questa è una delle ragioni del mio rimorso: il fatto di non aver forzato la sua reticenza a farsi accudire e a chiedere aiuto. Sapendo che lei tendeva a sminuire nella sua stessa coscienza qualche sua sofferenza, per non dare noia agli altri.
Non sapeva chiedere aiuto, lo faceva male.
Il paio di volte all’anno che andava in vacanza con le sue amiche, era costretta ad organizzare dei turni di compagnia notturna per mia madre con noi tre fratelli e ci doveva chiedere con mesi di anticipo la nostra disponibilità.

Quando arrivammo alla Mostra d’Oltremare, intorno alle 11,30, era ancora presto, così decidemmo di andarci a prendere un caffè lì vicino. Mi fece sorridere, perché avrebbe voluto anche offrirmi il caffè. Era in pensiero ed io la distraevo parlandole delle cose ordinarie che avremmo fatto dopo il suo vaccino. Così ci avviammo alla Mostra a braccetto, dicendoci ancora quanto fossero più importanti gli affetti al giorno di oggi dei benefici materiali, ridendo ancora una volta di certi comportamenti di mio padre quando eravamo piccoli.
Davanti alla Mostra c’era un percorso a serpentina, definito da transenne, ma solo l’ultimo tratto era occupato da una lunga fila. Come ci arrivammo, l’ultimo della fila ci disse un numero, tredici. Solo dopo capimmo che quella era la fila delle persone convocate per le tredici. Così cominciammo a scalare la fila chiedendo l’orario, ed erano tutti delle tredici. Arrivammo perciò davanti al carabiniere, che fece entrare subito Annamaria, unica prenotata per le dodici.
«Lei aspetti fuori» mi disse gentilmente il militare, ed io lasciai mia sorella. Qualche minuto dopo, mi inviò un messaggio telefonico: Lo stesso non ti hanno fatto entrare. Era ancora un suo quasi chiedermi scusa per avermi chiesto di accompagnarla senza che potessi poi starle accanto durante la vaccinazione.
Dopo un’oretta, intorno alle 13.10, mi mandò un altro messaggio per avvertirmi che aveva finito e che mi aspettava all’ingresso della Mostra.
Ce ne tornammo a braccetto alla macchina, mentre lei mi spiegava come era andata, con un’anamnesi molto veloce, durante la quale le avevano chiesto se avesse allergie, sapute le quali rispetto ad alcuni farmaci, l’avevano rassicurata che non erano tali da impedirle il vaccino. In macchina avvisammo mia madre che era tutto già finito e che stavamo per tornare.

A casa pranzammo insieme tutti e tre, Annamaria come al solito molto sobriamente, con pasta e verdura, e più tardi io, presi tutti i loro barattoli, me ne tornai a casa mia. Il pranzo del sabato era un nostro rituale affettivo, per me una breve villeggiatura di due o tre ore, durante il quale ci raccontavamo gli episodi salienti della settimana, nella casa che avevamo abitato fin dal 1959, quando Annamaria aveva solo sei mesi. E se avveniva dopo aver portato a termine qualche operazione familiare, come l’acquisto di uno scaldino per l’acqua o di un mobile, aveva anche il senso di un piccolo festeggiamento intimo. Così fu quel giorno, dato che avevo accompagnato mia sorella a fare la vaccinazione, necessaria come docente e per tutelare mia madre di novantuno anni, e che tutto sembrava essere andato bene.

Poco più di due ore dopo, mi chiamò mia madre, preoccupatissima, perché Annamaria accusava dolori addominali fortissimi, da svenire. Pesavano su di noi le univoche rassicurazioni politico-sanitarie sulla innocuità del farmaco e le tante testimonianze delle persone che lo avevano ricevuto e che ne avevano sopportato per qualche giorno gli effetti dolorosi.
Era tanto il dolore, che Annamaria avrebbe voluto chiamare il 118, ma proprio mia madre l’aveva sconsigliata, temendo che, in caso di ricovero ospedaliero, si sarebbe esposta al rischio di contagio covid.
Così chiamarono la guardia medica e poi la loro dottoressa di famiglia.
Mia madre chiese ad Annamaria se non fosse il caso di farla venire di persona, a casa, la dottoressa, ma Annamaria si preoccupò che lei era molto impegnata. Io fui d’accordo con le loro scelte, convinto che si trattasse di sopportare e di aspettare, che dopo tre giorni sarebbe passato tutto.
Qui sento un altro forte rimorso.
So che persone meno disposte al sacrificio, per non parlare delle tante egocentriche, conosciute direttamente per anni, non si sarebbero poste neanche lontanamente il problema degli altri. Per mia sorella, la paura dell’eventuale contagio covid in ospedale non era per se stessa, ma per proteggere mia madre, per non lasciarla sola se avesse dovuto restare a lungo in ospedale. Con altre telefonate, mia madre mi informò che Annamaria aveva vomitato diciotto volte, che non riusciva assolutamente a bere né tantomeno a mangiare. Ancora rassicurai mia madre, convinto che il giorno dopo sarebbe stata meglio. Immaginai che doveva avere problemi di disidratazione, e infatti la dottoressa le prescrisse per telefono una flebo e dello Spasmex per ridurre le contrazioni e la sofferenza addominali.

Il giorno dopo, domenica, l’unico che non sono stato con lei, contrariamente alle mie aspettative, sembrava non essersi ridotto alcun sintomo del quadro generale del giorno prima. Annamaria non riusciva a bere né a mangiare, vomitava ancora, anche se un po’ meno del giorno prima, e aveva ancora forti dolori addominali. Credo che la maggior parte di noi, soprattutto delle persone mature, si porti dentro il ricordo di istituzioni responsabili, che non avrebbero esposto mai superficialmente i cittadini a rischi per la salute, né tantomeno a rischi letali. Si tratta di una aspettativa profonda e legittima, che però si disorienta tra la memoria di etiche istituzionali, ancora vivide fino a trenta – quaranta anni fa, e che si rintracciano non di rado oggi nei comportamenti individuali di singoli operatori, e il realismo esperito quotidianamente per decenni nelle prassi pubbliche e private, nelle quali l’interesse personale ha raggiunto livelli di spregiudicatezza estremi.
Quello che offuscò il mio senso critico in quel momento, e che non mi fece correre da mia sorella a constatare di persona, e forse a richiedere il suo ricovero in ospedale, fu proprio quell’aspettativa di responsabilità sociale delle istituzioni.
Nonostante conoscessi abbastanza da vicino la politica attuale e la sua capacità talvolta di azioni molto ciniche, di collegamenti grigi con la malavita organizzata e l’alta finanza, la sua penetrazione capillare in ogni genere di istituzione pubblica e privata, dagli organi di informazione agli istituti di ricerca e particolarmente nell’ambito della sanità pubblica, mi feci disorientare da quella aspettativa di responsabilità pubblica.
Annamaria, nei confronti miei o di un mio fratello e ancor più di mia madre, non l’avrebbe fatto. Anche quando era a corto di soldi, perché magari aveva sostenuto molte spese impegnative, se le caviglie gonfie di mia madre la impensierivano, non poneva indugi a far arrivare a casa un medico specialista, e magari a farlo tornare due giorni dopo.
Anche quando mia madre, quella domenica, mi telefonò molto spaventata, perché Annamaria si era accasciata a terra svenuta, le dissi di spruzzarle dell’acqua fredda sul viso e di farle annusare dell’aceto, cosa che lei fece facendole riprendere i sensi, non ritenni necessario di correre da lei. Era successo anche a mia cognata di svenire, la moglie di mio fratello, dopo il vaccino. Sembrava un copione normale, per quanto doloroso. Mia madre chiamò la guardia medica, che prescrisse ancora flebo, Spasmex e Plasil, per ridurre la nausea.

Il giorno dopo, lunedì primo febbraio, andai a passare tutta la giornata da loro, per aiutarle. Annamaria stava nel divano letto del salotto, dove dormiva da qualche settimana, perché la sua cameretta era inagibile. Una infiltrazione di acqua dalla pluviale fratturata le aveva coperto di muffa una parete, rendendo irrespirabile l’aria nella stanza. Devo aggiungere che la pluviale è in eternit, e avrebbe dovuto essere rimossa da tempo, come Annamaria aveva ripetutamente segnalato all’amministratore, il quale si era prima profuso in rassicurazioni sul fatto che la pluviale era “incapsulata” nella vernice che la rivestiva, e poi aveva continuato a rinviare, quando lei gli aveva comunicato e mostrato una frattura esterna, sulla quale si era creato del muschio. Infine, quando lei mi aveva chiesto consiglio, le avevo suggerito di fare una raccomandata contemporaneamente all’ASL, ai Carabinieri e ai Vigili Urbani. Esperienza istituzionale. Capita non di rado che singole lettere a singole istituzioni non abbiano seguito, perché si perdono nei percorsi di assegnazione della pratica. Era già successo con una precedente comunicazione di Annamaria all’Asl, che non a caso aveva fatto sorridere il giovane amministratore, facendogli dire: “Sì, ma poi l’Asl non ne fa nulla”. Stavolta fu diverso. Perché i Carabinieri vollero sapere che cosa avevano fatto i Vigili urbani, che peraltro inviarono due giovani molto educati, a detta di mia sorella e di mia madre, che si informarono e fecero fotografie e a loro volta chiesero delle azioni intraprese dall’Asl. L’Asl si fece sentire, indicando come e dove effettuare un versamento di duecentodieci euro per ottenere un sopralluogo di esperti dell’Asl. Ottemperato a quanto richiesto, vennero gli esperti che, meravigliatisi vivamente delle condizioni in cui versava la pluviale, e del pericolo cui esponeva i residenti vicini, dissero che ne avrebbero fatta una relazione e anche una diffida all’amministratore, per porre immediatamente rimedio al problema. Intanto, la parete ricoperta di muffa della stanza di Annamaria non veniva pulita e riverniciata perché, ancora a detta dell’amministratore, occorreva che si asciugasse bene, dopo le abbondanti piogge, prima di poter intervenire. Dopo tre settimane di sole, a loro parere, evidentemente, doveva ancora asciugarsi, quasi fosse un lago stagionale. Così mia sorella stava in salotto.
Ero arrivato presto, perché l’infermiere che doveva applicargli la flebo mi avrebbe mostrato come staccarla quando il contenuto del recipiente si sarebbe esaurito. Non avendo un’asta cui fissarla, la applicammo al lampadario. Quel giorno mia sorella sembrò stare un poco meno male dei giorni precedenti. Era chiaramente disidrata, e si vedeva dalle labbra secche, e aveva ancora dolori, ma in qualche modo più accettabili.
Mi lasciavano perplesso due cose però, il fatto che avesse l’addome gonfio, che io le carezzai per accertarmi che fosse proprio gonfiore e non la sua pancia.
E poi lo sguardo di Annamaria, che era lontano, e talvolta, per qualche secondo, assente.
Mi ricordò lo sguardo di mio padre, qualche decennio prima, che soffriva di diabete, quando cominciò ad avere un’intossicazione dell’organismo per – mi pare di ricordare – un travaso di bile. Lo salvammo in extremis, e dopo ci spiegarono che quelle assenze erano dovute proprio all’inizio di intossicazione. Con mia sorella, ci sembrava di essere ancora nel paradigma esplicativo che veniva comunicato incessantemente dai media e dai rappresentanti istituzionali, di un normale decorso post vaccino. Il fatto che ci sia stato io tutta la giornata deve aver molto rassicurato psicologicamente mia sorella e mia madre, oltre a fornire loro un piccolo aiuto materiale per le operazioni domestiche, essendo Annamaria da assistere continuamente.

Quella sera andai via pensando che forse il giorno dopo sarebbe stata meglio.
Ma il mattino dopo, sul presto, mia madre mi telefonò dicendo che aveva toccato mia sorella e l’aveva sentita “gelata”, anche se era tutta sudata. Lei stessa le aveva detto, con un filo di voce: “Guarda come sono sudata”. Mia madre si era comprensibilmente spaventata e aveva chiamato il cardiologo di famiglia, persona molto ammodo e competente, che più volte aveva assistito in maniera determinante mia madre a casa. Una sua nipotina, diversi anni prima, era stata allieva di mia sorella, quando faceva le supplenze alla scuola delle suore della nostra strada. Il dottore le aveva praticato l’elettrocardiogramma, trovando normale il tracciato, e nonostante registrasse un battito cardiaco a 130 (cosa che Annamaria con preoccupazione mi comunicò in un messaggio telefonico mentre mi recavo da loro) la respirazione difficoltosa e l’addome gonfio, non ritenne di farla ricoverare e le prescrisse una nuova flebo, integrata da cortisone “per tirarla su”. Io arrivai che il medico era appena andato via, e trovai Annamaria in qualche modo spaesata. Non riusciva a sorridermi, come era suo solito per la più piccola attenzione, e come se sentisse segnali organici che non riusciva a decifrare. L’addome mi pareva ancora più gonfio, ma ero in qualche modo rassicurato dal fatto che il buon medico competente non avesse scorto i sintomi di un qualche pericolo. La povera Annamaria era insofferente. Mi chiedeva continuamente di aiutarla a cambiare posizione, oppure cercava di cambiarla da sola. La flebo, questa volta, probabilmente per il medicinale, era stata regolata in modo che il flusso della soluzione fosse lento, tanto che circa due ore dopo ne era sceso solo un terzo. Mia madre, per nutrirla in qualche modo, le portò un mezzo kiwi, tagliato a pezzetti piccoli, che io le imboccai lentamente. Non lo mangiò tutto, ma mi chiese di bere. E lo fece ripetutamente, cosa che, nella mia più totale ignoranza della situazione effettiva e con la mia incompetenza medica, mi parve un buon segno. Poi Annamaria si distese su un fianco, cercando una posizione analgesica, e di lì a poco ebbe un piccolo reflusso di liquido verdastro e marroncino. Non c’era il kiwi però. Lei si meravigliò di tale reflusso, come se non lo avesse percepito, e dato che le si era bagnata la maglietta del pigiama, io e mia madre ci adoperammo per cambiargliela. La mettemmo a sedere ed io, salito sullo scaletto, staccai il contenitore della flebo dal lampadario per farle passare la manica della maglietta.
In quel momento, il grido angosciato di mia madre mi fece guardare giù e scendere rapidamente. Annamaria, con gli occhi semiaperti, lo sguardo assente, reclinava il capo in avanti e in indietro, a seconda di come concitatamente la reggevamo, come una bambola senza vita.
“No! Non mi fare questo, non mi fare questo!” gridai disperato, mentre l’adagiavo sul letto e cominciato a praticarle un massaggio cardiaco. Continuai a gridarlo per una ventina di minuti.
Mia madre mi gridava di lato, e nella sua disperazione andò a prendere anche una bomboletta di ossigeno.
Non so come, riuscii a digitare il numero telefonico di mio fratello Eugenio e ad urlargli di chiamare il 118 perché Annamaria stava morendo. Mia madre corse fuori alla porta a gridare a aiuto, che qualcuno la aiutasse a salvare la vita di sua figlia. Venne solo un vicino, una persona molto perbene, che però comprensibilmente, pur essendo disponibile, non sapeva come prestarci aiuto.
In quel momento, chiamato da qualcuno, arrivò il nostro cardiologo. Per prima cosa auscultò il cuore di Annamaria, e sicuramente si accorse che non c’era più battito. Poi cominciò anche lui a praticarle il massaggio cardiaco, alternandolo alla respirazione bocca a bocca, che praticava apponendo un fazzolettino sulle labbra di Annamaria. Per dargli una mano, la respirazione cominciai a praticarla io, senza fazzolettino, con tutta la forza dei miei polmoni, e sentendo l’aria che girava dentro ai suoi e poi ne usciva. Non è che non m’illudessi che all’improvviso facesse un colpo di tosse e tornasse a guardarci. Ma era disperazione.
Dentro di me avevo capito. Dovevo solo accettarlo.

Dopo quasi un altro quarto d’ora di quell’inutile massaggio, con il medico che ansimava per lo sforzo, ebbi il coraggio di chiedergli: “E’ morta, vero dottore?” e lui annuì. Guardai mia sorella che aveva quegli occhi semi aperti e la sua boccuccia. Ne avevo la sensazione fisica sulla mia. La boccuccia di una bambina, con cui ci eravamo scambiati il bacio di addio.
Mi volsi verso mia madre, che sedeva frastornata sul divanetto dell’ingresso, proprio fuori della stanza dove aveva dormito in quei giorni Annamaria, e mi accorsi che con lo sguardo, e scuotendo la testa, non voleva che le dicessi quello che dovevo dirle.
Ma io annuii a quella domanda, lei scosse ancora il capo per dire di no, e io le dissi: “È morta, mamma.” “No, non può essere”. “È morta, mamma. Annamaria è morta”.
E lei si mise le mani in faccia e cominciò a piangere gridando di no, che non poteva essere, che non era giusto.
Che doveva morire prima lei. Annamaria no.

Rimasi frastornato e incredulo. Non era possibile. La mia sorellina buona e brava, più piccola di me, che avrebbe sostituito prima o poi mia madre nella centralità della tradizione familiare, era morta. Come ovviamente si muore sempre, ossia senza appello. Era impossibile, eppure era accaduto davanti ai nostri occhi. Ogni famiglia viene fondata da una coppia di persone che, mettendo insieme le storie ed i legami delle loro famiglie di origine, iniziano una nuova tradizione familiare, con progetti, vicende, regole specifiche, accumulando altri ricordi di gruppo, con cerimonie, successi e sconfitte, sforzi comuni. In molti casi, quella tradizione, che può transitare anche in piccoli tratti concreti, nel modo specifico di preparare un dolce tradizionale o di gestire gli oggetti di uso quotidiano, ci orienta – più o meno positivamente o negativamente – nella vita. Ma, quasi sempre è fonte di rassicurazione, come una piccola patria affettiva di origine. Quando mio padre era morto, e stava inerme, con le braccia allargate, il torace scoperto e il viso di lato, ancora con gli occhi aperti. Glieli chiusi io, con difficoltà, perché sembravano voler restare aperti e le chiusi anche la piccola bocca di bambina.

Intanto arrivarono gli operatori del 118, che non poterono fare altro che constatare il decesso di mia sorella. Furono gentili e mi dissero che avrei dovuto chiamare il medico di famiglia per il certificato di morte ufficiale.
Poi arrivò Eugenio, il fratello più giovane, quello che per noi era rimasto sempre il fratello piccolo. Non mi ricordo se lo abbracciai o meno, se lui pianse o meno.
Ero stordito. Non era pensabile, eppure era accaduto.
Non volevo che Annamaria restasse così e, dopo essermi fatto dare un pigiama pulito da mamma, io ed Eugenio la spogliammo, l’asciugammo dei liquidi che aveva vomitato, e, soffocando nel pianto, la rivestimmo.
Vidi i suoi piccoli piedi aggraziati e il suo corpicino quasi adolescente.
Poi le sistemai le braccia sul petto e le alzai il lenzuolo sul petto.
Arrivò l’altro fratello, che abbracciò mamma disperandosi nel pianto.
Pensai che in quel momento, con tutto quel dolore, la stava anche seppellendo.
Ognuno reagisce alla sofferenza a modo suo. Le scattai delle fotografie per ricordarmela in quel momento e poi chiamai mia moglie. È difficile comunicare notizie atroci, che ci escono tagliando dalla bocca, ed è ancora più difficile dovere insistere contro la giustificata incredulità del nostro interlocutore. Credo che abbia volato in automobile da Lago Patria a casa di mamma, perché in pochi minuti stava là ad abbracciarmi forte.
Poi chiamai Maria, la mia figlia ‘putativa’, come la chiamo io. Maria era in ferie e stava pranzando con il suo fidanzato. Appresa la notizia, lasciò tutto e corse da noi. Quando la vidi mi si spaccò di nuovo il cuore, perché, lo capii in quel momento, Maria ha qualcosa di Annamaria. Avevo pensato, prima che arrivasse, che non avrei potuto semplicemente seppellire Annamaria, come se non fosse successo niente.
Dovevo perciò presentare denuncia ai Carabinieri.
Lo dissi a Maria, della quale mi fido molto, perché, come Annamaria è una persona estremamente seria e preparata, che non parla né agisce mai a vanvera. Maria condivise subito la mia volontà, come avevano fatto mia moglie ed i miei congiunti, e accettò ben volentieri di accompagnarmi.
Mi ricordo solo che entrando nella sua macchinetta rossa pensai che avrei voluto che mia madre morisse, così io sarei potuto andare a mare e nuotare fino a perdere ogni forza, e poi addormentarmi sul fondo del mare.

Quando, dopo aver parcheggiato l’auto, ci avviammo a piedi verso la stazione dei Carabinieri del Vomero, mi sentii molto vecchio e fragile. Mi pareva di aver bisogno fisico di sorreggermi al braccio giovane di Maria. All’interno della stazione i Carabinieri furono molto gentili. Il Comandante stesso mi affidò ad una giovane carabiniera per la deposizione. Maria mi sedeva accanto e in una occasione intervenne, protettiva, a dirmi che dovevo correggere l’affermazione appena fatta, per non sostituirmi arbitrariamente ad un medico. Le fui grato, perché ero senza forze. Quando uscimmo, ancora a braccetto, avevamo fatto una ventina di metri quando ci arrivò una telefonata del Comandante dei Carabinieri. Aveva già informato il magistrato, il quale voleva sapere quale tipo di ‘vaccino’ fosse stato inoculato ad Annamaria. «Astrazeneca» risposi.

Mentre tornavamo in macchina a casa di mia madre, raccontavo a Maria i ricordi che mi affioravano spontaneamente alla mente. Quando, intorno ai venticinque anni mi ero fatto estrarre un dente del giudizio, e avevo dormito da mia madre e mia sorella. Allora, quella estrazione veniva praticata con un metodo piuttosto rozzo: a colpi di martelletto sul dente e con grandi sforzi da parte del medico e del paziente. Quando finiva l’effetto dell’anestetico, si svegliava un dolore molto forte, dovuto a quanto patito dalla mandibola, che veniva anche accompagnato dal rumore incessante dei colpi di martello, registrati e riprodotti per ore dopo l’intervento dal cervello. Mia sorella, che lo sapeva perché s’era fatta poco tempo prima la stessa operazione, rimase tutta la notte seduta accanto al mio letto, con un piattino di cubetti di ghiaccio, che mi passava continuamente, per anestetizzare il dolore, mano a mano che mi si scioglievano in bocca. Quando i cubetti finivano, andava a prenderne di altri nel frigorifero. Me la ricordo accovacciata accanto a me, che cadeva dal sonno ma non desisteva dal suo compito. Io, invece, non l’avevo protetta. Ero tornato a casa mia, invece di restare a vedere che cosa succedeva.
Molti anni prima, di ritorno da una cerimonia familiare, ebbi la sensazione che mio padre respirasse con fatica e preferii dormire dai miei. Durante la notte, mio padre ebbe una crisi respiratoria, dovuta ad un edema polmonare e fu necessaria la mia presenza per richiedere l’autoambulanza, che non volevano inviare – con l’Ospedale Cardarelli a soli ottocento metri! Dovetti chiamare i Carabinieri, che fecero poi arrivare l’autoambulanza in pochi minuti e vennero persino ad accertarsi con una pattuglia che fosse arrivata. Nell’autoambulanza mio padre rischiò di morire soffocato. Si salvò per un pelo e, nonostante molto malato, visse ancora quattro anni. Perché non ero rimasto accanto ad Annamaria? E, se anche vi fossi rimasto, non avrei finito comunque col pensare che era l’iter di sofferenza che ci era stato ampiamente descritto come normale dai nostri referenti istituzionali?

1 https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjs4a-X–noAhVhShUIHb0aCNEQFjAAegQIAxAB&url=https%3A%2F%2Fwww.greenpeace.org%2Fitaly%2Fstoria%2F7135%2Finquinamento-dellaria-e-pandemia-da-covid-19-che-relazione-ce%2F&usg=AOvVaw1CFsByEtFm9Mung6bKxwVg

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjB5JTSguroAhU9ShUIHbFfBR4QFjACegQIAxAB&url=https%3A%2F%2Fasvis.it%2Fgoal15%2Fhome%2F482-5353%2Fcrisi-climatica-e-pandemia-linquinamento-e-stato-un-boost-per-il-virus&usg=AOvVaw2W4toJPnvwvF6ze6_6Oe4A

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjB5JTSguroAhU9ShUIHbFfBR4QFjACegQIAxAB&url=https%3A%2F%2Fasvis.it%2Fgoal15%2Fhome%2F482-5353%2Fcrisi-climatica-e-pandemia-linquinamento-e-stato-un-boost-per-il-virus&usg=AOvVaw2W4toJPnvwvF6ze6_6Oe4A

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjB5JTSguroAhU9ShUIHbFfBR4QFjAAegQIARAB&url=https%3A%2F%2Fwww.greenpeace.org%2Fitaly%2Fstoria%2F7135%2Finquinamento-dellaria-e-pandemia-da-covid-19-che-relazione-ce%2F&usg=AOvVaw1CFsByEtFm9Mung6bKxwVg

2https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiWy4Ls0eroAhWD6aYKHbATCEoQFjAAegQIAxAB&url=http%3A%2F%2Fwww.salute.gov.it%2Fportale%2Fnews%2Fp3_2_1_1_1.jsp%3Flingua%3Ditaliano%26menu%3Dnotizie%26p%3Ddalministero%26id%3D4209&usg=AOvVaw0pDm1UENytjcApp3tOXlQb

3 E. Morin, La sfida della complessità, Le lettere 2017;

4 I. Wallerstein, Alla scoperta del sistema mondo, Manifestolibri 2010

5 In ZHISTORICA (sito web), R. Mardegan, Il Ruolo delle Malattie nella Conquista delle Americhe: un Modello Culturale

6 U. Beck, La società globale del rischio, Asterios 2018

7 Dal Web gli scritti di Gianni Tamino https://www.ilcambiamento.it/articoli/gianni-tamino-cosa-ci-sta-insegnando-questa-pandemia

8 https://www.agi.it/cronaca/news/2020-04-24/inquinamento-particolato-coronavirus-sima-8427205/?fbclid=IwAR1LF64eoDFtkcgcnPp8ggLb-Ya-6FY5bxiDmLYjPw_sWQPsaGlshh9rowc

9 Luciano Gallino, Globalizzazione e diseguaglianze, Laterza 2003

10 Aldo Masullo in Arte e Cultura, L’Espresso, 10/04/2016 https://www.repubblica.it/cultura/2016/04/10/news/aldo_masullo_la_filosofia_mi_ha_insegnato_che_nessuno_di_noi_si_salvera_da_solo_-137311553/?fbclid=IwAR1bi9nhlq2M5c5V7w9lWK9AUDvrepBuDzhtI8G-unY4EROTqXijeYeAcgQ

11 P.Berger T.Luckmann La realtà come costruzione sociale (1966), Il Mulino, 1997

12  M. Focault Storia della follia in età classica (1961), trad. Franco Ferrucci, Emilio Renzi e Vittore Vezzoli, Rizzoli, Milano 1963

13 E. Goffman Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza (1961) traduzione di Franca Ongaro Basaglia, collana «Biblioteca», Einaudi, 2003

14 P.P.Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 2017, pag.60

15 https://www.pressenza.com/it/2020/04/noam-chomsky-e-la-crisi-causata-dal-covid-19-siamo-di-fronte-a-un-altro-errore-colossale-del-capitalismo-neoliberista/?fbclid=IwAR1NVW26qTV1WId34EF2gIZEW4VU_2fvtnbd19CEkUaCP0kcJNl8MFbk-eY

16 Raffaello Belli, Vivere eguali, Franco Angeli 2014

17 Luca Ricolfi, La società signorile di massa, La nave di Teseo, 2019

18 Concetti contenuti e sviluppati in:

  1. Foucault, Op.cit.
  2. Goffman, Op, cit.

F.Basaglia, L'istituzione negata, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 1968.

  1. De Carolis, L’ uomo a-vitruviano in La Sociologia in Rete – numero unico anno 2020.

19 Come ha evidenziato Giovanni Moro, nel suo Contro il no profit, Editori Laterza, 2014, la logica in cui si muove il III Settore conduce ad un conflitto d’interesse, poiché coloro che animano i movimenti politici di rivendicazione dei diritti dei più deboli sono, al tempo stesso, gli stessi che poi prendono in carico, a mezzo delle OnG, le loro problematiche.

20 Anche a seguito della Ratifica della UE – C.R.P.D. del 2011 la CE ha finanziato a mezzo Progetti le RSA, impegnando anche i Fondi Strutturali finalizzati alla crescita economica innovativa. Su tale materia è in corso uno studio di C. Roberti.

21 https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.tragicomico.it%2Fla-finestra-di-overton%2F%3Ffbclid%3DIwAR3zBAkJ6kVoofNS3v2IqZKET-m93WWdKKL-B23d8tcrZGhEGlF888z0aW4&h=AT0G7LGUqeQQbdJmo4gYP_knIhm204d0xgEspw1p9Sz4kacqXWkVJK0Iw3N7tjn7mJdluF1EXlq7W9PlHg0uE18UzOcaEADvlhU35f1JmxpBw_4NISnEtTo0q9fllS9h_WrfJ0ZmMSQJoRY6j1xxQVTsZfRRJninqyRPPqD7TX2eMo1pmSfreTRqomnW

22 A tal proposito vi è uno studio di Claudio Roberti in preparazione.

23 Vedi disabilità in cifre di ISTAT;Rapporto ISTAT disabilità e ultimo Rapporto CENSIS inerenti gli aspetti mainstream a tema.

24 C. Roberti, Percorsi di sociologia della disabilità

25 C. Roberti, Op.cit.

26 Raffaello Belli, Op.cit.

27 Vedi disabilità in cifre di ISTAT; rapporto ISTAT disabilità e ultimo rapporto CENSIS inerenti gli aspetti mainstream a tema.

28 https://www.linkiesta.it/2020/05/corona-economy-1-maggio/?fbclid=IwAR2D-SmFun_TI57Zo_Jil69s1ALPWP-Eji3prccxSYNQcjMDZJWjlHPjmPw

29 https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-29/testo-lettera-governo-italiano-091227.shtml?uuid=Aad8ZT8D

30 Naomi Klein, Shock economy, BUR 2008

31https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=7&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiryMeRr4PpAhXK16QKHRw4CpkQFjAGegQIBxAB&url=https%3A%2F%2Fwww.startmag.it%2Feconomia%2Fstati-europei-bilancio-ue-privilegi%2F&usg=AOvVaw3Da0zB9kj9uvFmgZpxF0q3

32 https://it.wikipedia.org/wiki/Uroboro

33 Baldwin Richars Wyplosz Charles, L’economia dell’Unione Europea, Hoepli 2005

34https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwig5c2p-IXpAhXVVRUIHbGsCIUQFjAAegQIARAB&url=https%3A%2F%2Fec.europa.eu%2Fitaly%2Fnews%2F20200313_Covid19_la_commissione_stabilisce_una_risposta_coordinata_a_livello_europeo_it&usg=AOvVaw2wAn5YhjwpIF5_HtvmqDKy

https://www.youtube.com/watch?v=gYg-qCEbvzI

35 https://www.youtube.com/watch?v=S76C97jXvY4

36 Una pletora di circa otto acronimi intercettabili in varie forme quanti – qualitative, più un fantomatico sindacato. In partenza e salvo controtendenze, delle organizzazioni al più elitistico – padronali a vocazioni culturali secondo desiderata locali declinati a soggetti. Qualcuna evidentemente corporativa per censo retrò votato all’estinzione disciplinare. Disuniti e ripiegati su se stessi in nome di una profezia che potrebbe autodeterminarsi: il suicidio della Sociologia italiana. Del resto sarebbe discorsivo, riduttivo e non sociologico attribuire lo stato della marginalità dei sociologi italiani solo a colpe delle discipline antagonistiche, pur trattandosi di una variabile di peso. A questo proposito, vedi C.Roberti, La società in..Rete, 2020

37 Manuel Castells, La sociedad red: una vision global, Alianza Editorial 2006

38 http://amp.ilsole24ore.com/pagina/ACziRPw

39 https://www.ilsole24ore.com/art/corte-costituzionale-tedesca-ultimatum-bce-ha-3-mesi-giustificare-qe-ADukjTO

40 https://www.ilsole24ore.com/art/lagarde-corte-tedesca-la-bce-va-avanti-imperterrita-e-indipendente-e-risponde-parlamento-europeo-ADGoB2O

41https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjDwI622O_oAhWWEMAKHY9XDxsQFjACegQIBRAB&url=https%3A%2F%2Fde.statista.com%2Fthemen%2F6018%2Fcorona%2F&usg=AOvVaw1cMyEY8Et5PdP8ATo9Krvi

42 https://bds-soz.de/

43 A.Gramsci, Quaderni dal carcere E.Riuniti 1966.

44 R. Barthes, Miti d’oggi Einaudi 2016.

45 http://www.extranapoli.it/cultura/quella-volta-che-pasolini-invece-delle-borgate-ci-spieg-cos-napoli

46 https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/05/03/fontana-basta-guerra-sciacallaggio-risorse-lombardia_T35uzjZnxQQjkIoZaowB4I.html

47 https://youtu.be/V6EDTJN0uFQ

48 Mirko Molteni, Storia dei servizi segreti, Newton Compton 2018

49 Lee C. McIntyre, Post-verità, UTET Università, 2018

50 https://www.youtube.com/watch?v=UT7fK4sACtw&feature=youtu.be

51 J.Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, il Mulino, 1984, pag.131

52https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwj49OH1mZLpAhUlDmMBHZTQBg0QFjABegQIBhAB&url=https%3A%2F%2Fwww.ildubbio.news%2F2020%2F04%2F14%2Fcassese-la-pandemia-non-e-una-guerra-pieni-poteri-al-governo-sono-illegittimi%2F&usg=AOvVaw1U8wPcznzr1bDfY_UKT8-G

53 Giovanni Cosi, L’accordo e la decisione, UTET 2017

54 Colin Crouch, Combattere la postdemocrazia, Laterza 2020

55 Vedi archivio ANS Dipartimento Campania, “LA VALUTAZIONE DEL DANNO ESISTENZIALE SOCIO-RELAZIONALE NEL PROCESSO CIVILEE PENALE: IL SOCIOLOGO FORENSE”

Sala Arengario” Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli

24 ottobre 2014

56 Vedi il “caso” Facebook & Cambridge Analytica

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