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Fondo del Direttore editoriale Le Sociologie

di Sergio Mantile

Il nome Le Sociologie è stata una felice intuizione dell’editore, in quanto, pur essendo espressione del suo amore per la Francia, e quindi dell’assonanza con il francese «sociologie», tuttavia conteneva intuitivamente le ragioni di una pluralità di senso molto familiare ai sociologi.

Per cominciare, la sociologia mantiene un carattere nazionale, quasi assente nelle altre discipline.  In Gran Bretagna, si parla più facilmente di social surveys e di cultural studies che di sociologia. In Italia, il contributo della scuola elitistica – Mosca, Pareto e Michels – si muove nell’alveo di una tradizione intellettuale che risale almeno a Machiavelli, e che corrisponde ad una storica tendenza oligarchica del nostro Paese. In Francia, l’impianto di scientia scientiarum di Comte è proseguito nella impostazione scientista e sintetica di Emile Durkheim, le cui tracce razionalistiche sono ancora ravvisabili nella odierna disciplina francese. La Germania resta un faro per la capacità di combinare ricerca empirica e raffinata elaborazione teorico-filosofica, caratteristica che da Weber si è rinnovata con la Scuola di Francoforte, con l’originale Norbert Elias e il complicato Niklas Luhman.

In America, il poderoso capitalismo che si espande tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e ben oltre ancora, insieme con le sue gigantesche metropoli, ha utilizzato la sociologia quale strumento pragmatico e sostanzialmente empirico per affrontare e risolvere i grandi problemi che il suo stesso sviluppo creava e dai quali veniva ostacolato.

Inoltre, la sociologia ha declinazioni specialistiche così numerose, e una ricchezza di approcci metodologici così ampia, da far facilmente pensare ad un soggetto molteplice. L’accusa di tuttologia che le viene talvolta imputata deriva probabilmente da una sorta di ebrezza da inesperti davanti ad una mole così vasta di campi d’indagine e di contenuti prodotti.

    Peraltro, tale accusa può essere talvolta vera, quando la disciplina sia genericamente brandita da soggetti che credono, semplicemente in virtù della propria laurea, di esprimere interpretazioni e proposte professionali, pur continuando ad usare categorie di senso comune. In realtà, in tutti gli altri casi, questa accusa è falsa, perché il nostro oggetto di studio e di intervento non è vago e indistinto, bensì definito: non la fumosa società in generale, con tutti i possibili oggetti materiali e immateriali che contiene, bensì “solo” le relazioni che al suo interno intercorrono tra le sue parti e che finiscono per attribuirle un carattere specifico.

   La sociologia si occupa – per usare una efficace definizione di Ferrarotti – dell’interconnessione del sociale.

Per esempio, in qual modo (con quali morfologia, frequenza, regole, culture, tipologia, effetti funzionali, ecc.) il lavoro di un docente è interconnesso – nel contesto legislativo statuale nazionale – con l’organizzazione burocratico-amministrativa della scuola dove lavora, con l’azione e lo stile di comando della Dirigente, con il resto del personale docente e non docente, con l’insieme degli alunni di una classe e con le loro famiglie, e con gli eventuali altri consulenti scolastici come lo psicologo, l’assistente sociale, l’animatore, ecc. dell’istituto.

Ovvero, con altro esempio, come è interconnesso il fitto intreccio di mansioni, di codici linguistici (specialistici e ordinari) di funzioni organizzative, di flussi di personale, di malati e di visitatori che interagiscono nelle quotidiane attività di un ospedale. Compito del sociologo in tali contesti è quello di occuparsi di un efficace coordinamento di tutti questi impieghi e linguaggi, per portarli a sinergia. Perciò il sociologo non è un “capo”, o un dirigente, ma, innanzitutto un analista di interconnessioni sociali (sociologo-ricercatore), i cui possibili miglioramenti funzionali sottopone alle decisioni di un referente responsabile (dirigente, imprenditore, politico, ecc.). Nella fase successiva,  il sociologo diventa il facilitatore (sociologo operatore) dei processi analizzati – applicando, o facendo applicare, le modalità approvate dal responsabile di turno, in previsione degli obiettivi richiesti. Non è neanche il super esperto di tutti quelli coinvolti nella stessa situazione, ma solo il coordinatore delle loro proposte, in quanto facilitatore dello scambio linguistico e concettuale fra di essi.
Bisogna però ammettere che tanta nitida definizione per decenni solo molto raramente ed occasionalmente è venuta agli studenti dalla formazione accademica, così come neanche dalla stessa fonte sono venute spesso le concrete indicazioni applicative della competenza del sociologo. Probabilmente, è stata molto più la disperazione di entrare nel mondo del lavoro, sorretta da una necessaria capacità di immaginazione sociologica, a far occupare molti laureati in sociologia quali sociologi-operatori negli ambiti scolastici e in quelli penitenziari, nelle attività di recupero dalle dipendenze, come amministratori di sostegno, come consulenti del Tribunale, come progettisti e coordinatori di programmi finanziati dai ministeri, come docenti di alcune materie nelle scuole, come consulenti nella comunicazione commerciale e come addetti alle risorse umane, come ricercatori sociali, ecc., che non altro.

Adesso, però, è venuto il momento della Sociologia e della professione sociologica. In un’epoca divisa e divisiva, dove il conflitto e l’incomprensione sono generalizzati dai vertici politici e istituzionali fino ai reticoli capillari dei rapporti condominiali e familiari, passando drammaticamente per i rami scientifici e culturali, c’è bisogno di una forte ricomposizione sociale. Che sia ricomposizione e correlazione funzionale, ricomposizione di senso culturale; di modalità di dialogo e confronto, di nessi efficaci tra problemi e mezzi risolutivi. E nessun professionista è più adatto a tali compiti che lo specialista dell’interconnessione del sociale, il sociologo.

Le Sociologie nasce con la forte ambizione di interconnettere problemi e soluzioni praticabili, attraverso la mediazione di sociologi, le cui competenze verrebbero a loro volta connesse finalmente ed adeguatamente al mondo del lavoro.  

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