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Intervista a Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, del giorno 7 luglio 2015 – PARTE PRIMA

Intervista a Josi Gerardo Della Ragione, sindaco di Bacoli, del giorno 7 luglio 2015 – PARTE PRIMA

Ricerca sui governi locali dei Comuni

dell’Area Metropolitana di Napoli

di Luisa Liccardo e Sergio Mantile1

L’intervista, di cui di seguito pubblichiamo la prima parte, fu realizzata nell’ambito di una ricerca qualitativa che iniziò nel 2015 sugli stili di governo locale dei sindaci e degli amministratori dei comuni dei Campi Flegrei. L’ipotesi da definire (nella prospettiva metodologica della Grounded Theory) era suggerita dal fatto che le elezioni comunali del 2015 avevano portato alla guida delle città flegree – anche ai suoi margini, come a Castel Volturno – sindaci con caratteristiche che potevano rappresentare l’inizio di un trend, eventualmente anche nazionale.

In particolare, si trattava di persone giovani, non espressione diretta dei partiti politici tradizionali, anche se eletti con liste che generalmente includevano i partiti di sinistra. La ricerca, dopo aver raccolto diverse testimonianze, si fermò, anche perché di lì a poco, quei sindaci, che ad un certo punto era sembrato volessero darsi un’immagine comune, forse preludio di qualche forma organizzativa nuova, furono riassorbiti dai loro singoli problemi politico-amministrativi.

Quando, a gennaio 2021, abbiamo progettato come ANS Campania una ricerca sui comuni dell’Area Metropolitana di Napoli (stili di governo e di comunicazione pubblica, effetti immediati e prospettici sui territori, in termini ambientali ed economici) abbiamo ritenuto utile utilizzare le informazioni e i dati di quelle interviste. Non come una ricerca di sfondo, ma – ancora nella prospettiva della Grounded Theory – come “strato” informativo iniziale di tale nuova ricerca.

Infine, la decisione di pubblicare almeno una parte dei risultati della ricerca “in progress”, risponde ad una tecnica partecipativa, che può includere testimonianze ulteriori, sollecitate proprio dalla lettura del materiale pubblicato.

SRIS: Come descriveresti, secondo la tua sensibilità, la tua città?

Josi: Bellissima domanda, oggi la descrivevo al prefetto dove c'erano tanti comuni dell'entroterra come Terzigno, Giugliano, che presentavano tanti problemi ma che sono senza risorse, la prima cosa che ho detto è che noi viviamo in un paradiso terrestre. Dalla mia stanza ad esempio io vedo il lago e quando c'è bel tempo anche Capri. Bacoli deve tornare a risplendere e ad essere ambiziosa. Lo dicevo ad alcuni ragazzi che partono per la Svezia e saranno ambasciatori italiani per un torneo di calcio e porteranno pure il gonfalone del comune di Bacoli. Gli dicevo che materialmente la fascia ce l'ho io ma che loro erano tanti piccoli sindaci del territorio e quando andavano in Svezia e sentivano di ragazzi che veniva da Londra o dal Brasile etc., dovevano dire che venivano da Cuma, Miseno, Baia, perché si tratta di località la cui storia è rinomata a prescindere da chi fa il sindaco di questo paese. Quindi, tornando ad essere orgogliosi di una terra che è il paradiso ma che ha dimenticato la sua storia, se stessa, e che si stava lasciando andare all'apatia. Una terra dalle potenzialità inespresse che può essere salvata solo dai cittadini che la vivono, noi come comunità dobbiamo riprenderci. Faccio un esempio pratico, ebbi modo di parlare con l'unico onorevole che Bacoli ha avuto, Giuseppe Scotto Di Luzio, Peppin o Piccirill, il quale mi disse che lui ha avuto tante delusioni da questa città, elettorali, politiche, però disse: “Bacoli è come una bella donna e io ne sono innamorato pazzo, te fa perder a capa”. Effettivamente anche per me è così, io a 28, 23, 24 anni, potevo decidere di emigrare ma non l'ho fatto perché questa è una terra che ti fa perdere la testa, anche io ho vissuto amori passionali e il mio amore per Bacoli è passionale.

SRIS: Cosa ha fatto dimenticare le risorse, le bellezze della città tanto da spingere le persone nell'apatia?

Josi: Ma secondo me la colpa delle persone è enorme. La colpa è anche nostra. Io non voglio dare la colpa ad altri, perché la gente che ha amministrato è stata votata dal popolo di Bacoli, no che gli alieni ce li hanno portati qua. Le responsabilità sono dei cittadini che si sono abituati alla bellezza, se si organizzano dei pulmini per portare i cittadini bacolesi in paesi come Terzino per poi rientrare la sera è positivo, perché noi abbiamo ritenuto normale, poter godere di questo paradiso e gettarlo nel dimenticatoio della nostra coscienza. Abbiamo preferito essere turisti piuttosto che cittadini, è semplice andare sulla panoramica del Monte di Procida, e vedere Bacoli ma quello è il ruolo di un turista. Il cittadino deve guardare nel particolare e vedere cosa non va, non possiamo solo avere da questo territorio e non dare nulla. Questo è un atteggiamento anche generazionale in termini nazionali. Abbiamo avuto una generazione anni 60/70 che ha lottato per dei diritti e li ha in una buona parte ottenuti ma poi tali diritti sono andati persi e la generazione dei miei genitori e la mia hanno perso quei diritti, ma li hanno ottenuti con estrema semplicità, perché non hanno lottato per averli, erano un surplus, chi ha mai lottato per il diritto alla scuola, alla salute alla mobilità. Tu nasci con questi diritti. Invece la nostra generazione devi riprendersi tutto con estrema fatica, le vittorie ottenute non vanno mostrare come le targhe (indica le targhe presenti in stanza) ma vanno annaffiate, curate.

SRIS: Quindi c'era una certa passività nell'atteggiamento dei bacolesi?

Josi: Una estrema passività, faccio un esempio: si andava a Pozzuoli, il Comune aveva deciso di far gestire l'antiteatro Flavio ai dipendenti comunali perché la sovrintendenza non aveva personale, si andava lì e si diceva bello, poi si tornava qui e si diceva eh ma nu se po' fa. Si andava a Monte di Procida e il traghetto parte da li e arriva a Procida? Bello, si tornava a Bacoli e nu se po' ffa. C'era la cultura del “nun se po’ ffa” che aveva catturato tutti anche i giovani. I diciottenni, i diciassettenni, i sedicenni hanno vissuto in questo clima. “Le elezioni? Meglio se non ti candidi, tanto vincono sempre gli stessi. Vuoi fare qualche cosa al comune? Devi chiedere il piacere a Tizio e Caio”. Si era creata una struttura distruttiva che il bacolese si era dato, per non salvare il territorio. Io quello che ho sempre notato in questa terra è che i miei genitori, come tutti, dicevano: frequenta chi è meglio di te, cosicché tu puoi acquisire qualcosa da lui. In questa città, non c'è mai stata l'ambizione di puntare in alto: “Io non so fare questa cosa e tu la sai fare? io non punto ad arrivare al tuo livello ma di trascinare te verso il mio, nell'abisso più profondo”. Con questa vittoria delle elezioni, io credo che sia partita il meccanismo del “si può fare”, prendendo me come esempio. Se ci sono riusciti loro allora io posso aprire un negozio, io posso creare una squadra di calcio, posso organizzare la festa di Sant'Anna. Quindi, siamo passati dal “non si può fare” al “si può fare”.

SRIS: Quindi il potere dei politici tradizionali che puntava molto dalla passivizzazione di cui parlavi, io credo che deve essere molto preoccupato da chi invece cerca di scuotere questa passività

Josi: Certo, loro hanno giocato su questa passività, se tu pensi anche a livello nazionale, una determinata informazione data dalla tv in un certo modo, serviva proprio a snaturare la cittadinanza di chi, negli anni 70, da piccolo diceva io da grande voglio fare l'astronauta e oggi voglio fare la velina. Questo è il livello a cui siamo arrivati e si è portato anche qui! Cioè qui anziché dire io da grande voglio fare l'archeologo dei siti del mio territorio, perché voglio trovare nuove realtà, oppure dire io voglio fare le guida turistica per le vie della mia città, oggi a Bacoli ci limitiamo a dire io voglio fare il barista, il bagnino. La prospettiva era questa, arrivare fino ad un certo punto. Oggi vogliamo scuotere le coscienze e questo dà un enorme fastidio a chi invece puntava sul silenzio più omertoso sul cittadino che non sapeva nulla. Quindi il diritto era facilmente trasferibile al piacere, qualsiasi tipo di piacere. Mi hanno chiamato cittadini che mi hanno chiesto sindaco per piacere ci fai pulire la spiaggia, la pista ciclabile? Io avrei anche potuto rispondere si gliela faccio pulire ma sarebbe stato un ripetere altro. Invece l'atto rivoluzionario è stato innanzitutto farla pulire ma soprattutto ribadendo che è un suo diritto. Questa è una arma anche contro di noi, perché risvegliando le coscienze, puoi anche risvegliarle contro di te, ma io con estremo piacere se trovo un gruppo di cittadini che non è d'accordo con le miei idee e contesta qua sotto ma io sono felicissimo di confrontarmi con loro. Noi abbiamo fatto i dispositivi tampone sulla viabilità, molti erano favorevoli e altri contrari. I miei attivisti mi dicevano. Josi ma ci criticano. Ma a mio avviso è un fatto positivo perché anziché parlare del Napoli o sciocchezze, parliamo di viabilità. Mettere l'ingegno del popolo al servizio della cosa comune è una cosa fondamentale ed è un elemento rischioso anche per noi, perché io potrei starmene qui e godere della enorme vittoria elettorale, ma sono ambizioso e dico dobbiamo coinvolgere il 100% dei cittadini di Bacoli. La prima cosa che ho fatto è stata chiamare l'ex sindaco di Bacoli, per lo scambio di consegne, potevo evitare di farlo.

SRIS: Che significato hai dato al tuo gesto?

Josi: L'ho fatto non per umiliare l'avversario ma per farlo sentire partecipe ad un nuovo modo di intendere la politica. Lui rappresenta 4800 cittadini ma che io ne rappresenti quasi 9000 è un dato superfluo perché io li devo rappresentare tutti. Questa è la vera sfida per il sindaco, non tutelare i diritti in termini di piacere dei suoi, ma essere garante di tutti. Io mi sono interfacciato subito con quei settori comunali che potevano essere più legati alla passata amministrazione e fargli comprendere che ora è cambiato registro ma che ci sarà un sindaco che garantirà tutti. Quanti ci hanno votato per cambiare le cose? Se io continuassi a cavalcare l 'onda di qui a breve io sarò il passato e sarò superato anche io. L'obiettivo non deve essere personalizzato ma dire al popolo queste sono le chiavi della città e le diamo a te. Quando sono stata al prefetto per approvare i bilanci di previsione entro il 31 luglio e tanti comuni dicevano che bisogna slittare la data perché non ce la facevano, io gli ho detto che era necessario slittare anche se andando a carrarmato possiamo riuscirci, perché i cittadini devono essere messi al corrente di quello che viene approvato, del perché del debito, del dissesto finanziario. Quindi massimo coinvolgimento e consapevolezza di quello che sta accadendo.

SRIS: Alla tua giovane età, non dà alla testa l'idea di aver raggiunto un traguardo così grande?

Josi: A dire il vero non ci siamo e non mi sono realmente reso conto di quello che abbiamo fatto, ci vuole tempo. Anche i bacolesi se dicevi due mesi fa che un ventottenne sarebbe diventato sindaco di Bacoli avrebbero detto che sei folle. Va alla testa, ma il senso di responsabilità della continua sfida, oggi abbiamo una sfida amministrativa, prima era elettorale che abbiamo vinto e che resterà comunque nella storia, perché in un comune di 27000 abitanti si può in 6 anni di lotte conquistare il comune partendo da zero anzi sotto zero. Io penso che l'ambizione sia un fatto positivo, uno si prefigge un obiettivo e lo raggiunge. In questa terra l'ambizione è sempre stata vista come un fatto negativo. La sfida mia e dell'amministrazione comunale è dimostrare che questo modello è vincente, perché non riuscire in questo obiettivo significherebbe relegare Bacoli ad altri 20 minimo di disillusione e apatia perché chi si presenta alle elezioni come cambiamento sarebbe perso ci sarebbe la restaurazione. Noi vogliamo evitare questo, lavorando h24 sia nella comunicazione, quindi anche il fatto che queste finestre siano aperte alle 5 e 30 del pomeriggio, la città è entusiasta di questo, e questo è un simbolo e poi il fare, lavorare sotto traccia i bilanci, l'urbanistica, sono temi in cui noi abbiamo il dovere di coinvolgere i cittadini. Quello che mi fa stare con i piedi per terra è il carico di responsabilità che ho, un carico che mi lascia a terra e non andare oltre quello che sono i tuoi obiettivi quotidiano, anche perché qui si va per obiettivi quotidiani.

SRIS: La struttura economica della città è cambiata in questi ultimi 20 anni?

Josi: Io ho 28 anni, quindi posso fare più una analisi storica e meno di esperienza diretta. Sicuramente se si analizzano gli ultimi 30 c'era una economia di tipo industriale da Pozzuoli a Bacoli e quindi tutti i figli di questa terra o lavoravano in municipio e nelle industrie del territorio da Bacoli sino a Bagnoli. La cantieristica, l'industria a Bacoli, nei Campi Flegrei, nel tempo è andata smantellandosi e con essa non solo il tessuto economico ma anche politico perché c'erano operai con una inclinazione politica di un certo tipo, Pozzuoli rossa e via discorrendo. Oggi la scena è totalmente cambiata, perché abbiamo il settore industriale morto, solo a Bacoli resta qualcosa come la Selex e MBDA e la cantieristica poi basta. Quindi, da un lato c'è stato lo smantellamento di questa realtà, dall'altro la politica non è riuscita ad avere prospettiva perché non aveva l'esigenza di averne. Io penso che si sia sempre una soluzione giusta e una soluzione necessaria, cioè è giusto che possano vincere dei giovani volenterosi le elezioni, ma noi non siamo la soluzione giusta ma necessaria per i bacolesi per uscire da questo pantano. Bacoli oggi, come i Campi Flegrei è economicamente, distrutta non ha più sbocco occupazionale di nessun tipo, con genitori che diventano disoccupati e figli che sono disoccupati h24 e sono in procinto di andare via. Oggi o c'è il passaggio dal settore industriale a quello turistico, che oggi è un turismo inutile perché è un turismo balneare che non serve al territorio, perché un altro tipo di turismo può servire, quindi abbiamo una cittadinanza che si è trovata industrie fallite e disilluse, una politica che non ha saputo rispondere alle esigenze del territorio perché non ha avuto la necessita, perché gli serviva piazzare qualcuno la dentro, nell'industria x o nel cantieristica y e quindi non ha mai pensato di trasformare i cantieri di Bacoli in alberghi a 5 stelle. Quindi una città disillusa dalle industrie, dalla politica, una città disillusa. Da 30 anni a questa parte è cambiato il fatto che prima era una città ambiziosa che aveva la possibilità di dire mando mio figlio a scuola senza problemi, acquisto la macchina a me a mio figlio che porta lo stipendio a casa. Oggi, invece abbiamo una città depressa sotto tutti i punti di vista, ma pure per sciocchezze, la questione di Sant'Anna che non è una sciocchezza, che per me non è un momento religioso ma socio culturale, identitario, prima era partecipato da migliaia di persone, se tu analizzi il corte della processione, analizzi che ogni anno c'è sempre meno gente che prende parte all'evento. La sibilla a Bacoli che è una squadra di calcio, nata nel 1925 e Bacoli diventa comune nel 1919, quindi sono affini, prima portava allo stadio 20000 persone, oggi non fa neanche 30 persone. I momenti identitari sono venuti meno, i bacolesi non si sentono più integrati nella propria città, non difende più le istituzioni, i simboli, a stento difende se stesso, se deve parlare male di Bacoli lo fa senza problemi. Quindi il processo di povertà economica che ha portato una forte disillusione da parte dei cittadini, c'è questa mancanza negli ultimi 20 di senso identitario. Questa era una città dove si passeggiava in strada e c'era un così forte senso di comunità, che si mangiava con le porte aperte e chi passava si diceva favorite, cioè entra pure in casa e mangia con me, adesso ci sono mille protezioni, cancelli. Viviamo in prigioni per difenderci non so da cosa, quindi portare le persone fuori è il nostro primo obiettivo, più grande.

SRIS: Pensi che gli abitanti di Bacoli abbiano delle caratteristiche che condividono con gli abitanti dei comuni dei campi flegrei e delle caratteristiche peculiari dei bacolesi?

Josi: Bacoli si divide in diverse etnie, perché c'è quella del centro di Bacoli che ha tutte le connotazioni positive e negative del tipo bacolese cosi come viene identificato anche fuori città, poi c'è il bacolese di Cappella che è un'altra realtà che negli anni sessanta riuscì quasi anche a dare fuoco fisicamente al municipio per avere la loro autonomia dal comune e non ci riuscirono per poco e poi c'è un'altra realtà che è quella del bacolese di Fusaro-Cuma, dove si trovano le cooperative, caratterizzata dalla presenza di tantissimi ex operai che vivono qui da 20/30 anni, questi hanno vissuto gran parte della loro vita nel centro di Napoli, quindi è come se fosse stato una sorta di urbanizzazione sociale, tra virgolette. Quindi c'è una netta differenza tra il bacolese di Bacoli giù la villa e il bacolese di Cuma, c'è una impostazione totalmente differente. Quelli di Cappella hanno addirittura un loro idioma, ha avuto dignità letteraria da Michele Soventi. Ad esempio, a Bacoli si dice io sto ca; a Cappella io sto co. Inoltre ci sono differenze fra i bacolesi che vivono al centro e il montese2 che vive un rapporto viscerale con il mare, noi non lo viviamo così. Lì invece le famiglie sono costituite da famiglie dove la moglie sta a casa e aspetta il marito che per otto mesi è imbarcato, prima era così oggi un po' meno. Bacoli è una realtà di pescatori ma anche di contadini e operai quindi molto più legato al tessuto Pozzuoli- Bagnoli, però il puteolano è molto diverso dal bacolese, perché il puteolano è molto più schietto. Il bacolese invece ha difficoltà ad esporre il proprio pensiero, mentre il puteolano no. Noi abbiamo vinto con molti voti di scarto ma fino ad un minuto prima se parlavi con i bacolesi davano per vinto il centro destra, ma il bacolese li ha fregati nell'urna infatti io in campagna elettorale ho puntato molto su questo, dicevo io mi rendo conto che dovete mentire ma nell'urna non vi guarda nessuno e loro così hanno fatto.

SRIS: A Bacoli c'è anche una discendenza di ebrei?

Josi: Certo, si. Noi siamo etichettati all'esterno in modo negativo come ebrei. Bacoli ha una rifondazione proprio nel 1600 da questa colonia di ebrei che dalla spagna furono cacciati e vennero qui a Bacoli vicino alla chiesa di Sant'Anna. Se vuoi conoscere il vero bacolese devi andare a Cento camerelle al Poggio, il legame con gli ebrei è più sul lato storico, forse il nostro ghettizzarci, può essere unita alla comunità ebrea.

Molti hanno nomi ebrei ma non sanno neanche da cosa derivi, c'è una perdita di identità. Io ad esempio mi chiamo Josi Gerardo della Ragione, solitamente impiego 10 minuti a spiegare il mio nome. Josi è diminutivo di Josafàt di origine ebraica, però sono registrato come Josi piaceva Josafàt perché a mia mamma non piaceva come nome. Gerardo è un voto dei miei genitori perché io sono nato nel 1987 quando ci fu il caso Chernobyl, noi eravamo in due quindi mia mamma con mio nonno ora defunto, fecero un voto con San Gerardo, se li fai nascere entrambi bene a uno darò il tuo nome. Mio fratello si chiama Gennaro, il nome del padre di mia madre e io che sono stato il primo a nascere ho preso il nome del padre di mio padre. Io e mio fratello siamo gemelli eterozigoti diversi in tutto lui ha i capelli corti io lunghi lui non mette camice io si, lui laureato in scienze motorie io in lettere ma siamo molto uniti.

SRIS: La cultura, secondo te, come strumento di crescita, di partecipazione che ruolo svolto negli ultimi anni a Bacoli?

Josi: La cultura identitaria è molto importante e abbiamo puntato molto su questa in campagna elettorale, perché consente ai cittadini di conoscere, di sapere, ed è un processo graduale, in questo modo dai ai cittadini gli strumenti per esprimersi, ad esempio sapranno che per combattere l'abusivismo ci vuole il piano urbanistico comunale, che per gestire il traffico ci vuole il piano urbanistico del traffico, quindi noi puntando sulla conoscenza abbiamo fatto si che il nostro sia stato un voto di opinione, in modo che chiunque potesse presentare le sue proposte. Siamo stati gli unici a presentare proposte, temi. Io non ho mai parlato del passato perché la gente già sapeva, io sono stato critico durante i 5 anni trascorsi in consiglio di opposizione, ma accetto positivamente le critiche, quelle ci devono essere. Sono stato etichettato con il politico del no, ma se io mi affaccio e vedo il lago dove c'è una macchia di un metro, io focalizzerò l'attenzione sulla macchia di un metro. Quindi i nostri no avevano un'eco maggiore rispetto alla proposta però la proposta c'era e la cittadinanza prima ha aperto gli occhi sulla macchia nera e poi ha aperto gli occhi su tutto ciò che c'era attorno. Il processo culturale è fondamentale. Fin dall' inizio abbiamo sempre puntato su una rivoluzione culturale, e per tale motivo avevamo bisogno di un processo elettorale e amministrativo, quindi la vittoria delle elezioni va festeggiata ma è soltanto una tappa verso la rivoluzione a cui aspiriamo, Bacoli deve riscoprire la sua cultura identitaria. Abbiamo intenzioni di istituire una festa annuale per i diciottenni e il sindaco gli consegnerà la costituzione per dire adesso andrai a votare e devi conoscere i tuoi diritti. Abbiamo intenzione di convocare tutti i laureati del territorio e chi ha sviluppato delle tesi sul territorio vogliamo dare la possibilità di esporle e di partecipare ad un premio per invogliare a tutti i bacolesi di studiare il territorio. Abbiamo intenzione di rimettere in contatto la base della cultura di Bacoli che per me è il liceo Seneca e metterlo a contatto con il territorio.

1 SRIS – Squadra di Ricerca e Intervento Sociale dell’ANS Campania

2 Abitante di Monte di Procida

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