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COVID-19, IL PRIMO VIRUS SOCIOSANITARIO GLOBALE / CAUSE SANITARIE ED EFFETTI SOCIALI

COVID-19, IL PRIMO VIRUS SOCIOSANITARIO GLOBALE / CAUSE SANITARIE ED EFFETTI SOCIALI

11.03.2020: il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa sul coronavirus: “E' una pandemia. Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata".
In serata, il premier italiano Conte: “Siamo il Paese che per primo, in Europa, è stato colpito più duramente dal coronavirus… siamo consapevoli che in un Paese grande, moderno, complesso, come il nostro, bisogna procedere gradualmente affinché tutti possano comprendere il difficile momento che stiamo vivendo e anche predisporsi per accettare i cambiamenti richiesti… L’Italia rimarrà sempre una zona unica. L’Italia protetta.”
Ormai da oltre un mese sappiamo quasi tutti cosa sia il covid-19 e proprio tutti, nessuno escluso, ne stiamo subendo le diverse conseguenze: i contagiati e gli ammalati quelle sanitarie, tutti gli altri quelle produttive, economiche, di spostamento e di libertà personale, in definitiva, le conseguenze sociali.
Anche i sociologi dell’Ans Campania si sentono pienamente coinvolti e si confrontano quotidianamente sull'emergenza globale, sollecitati da interviste e interventi di colleghi di altre regioni e di altri settori, dall'esperienza acquisita sul campo, oltre che per naturale vocazione professionale. Senza volerci sostituire a virologi esperti e medici, sentiamo il dovere di contribuire scientificamente alla comprensione di questo grave problema nella sua dimensione sociale, e di partecipare all'unità generale della nazione nel contrasto alla malattia, come contributo culturale, morale e di supporto.
Iniziamo con oggi, 13 marzo, la nostra analisi del fenomeno “coronavirus”, utilizzando l’impostazione metodologica che più ci appartiene, basandoci su ricerca e analisi dei dati in primis, cui seguiranno aggiornamenti costanti, in funzione degli sviluppi, che dovrebbero, statisticamente e date le decisioni che si stanno adottando a livello centrale e regionale, portare verso esiti con buona probabilità non catastrofici, almeno dal punto di vista sanitario. Diversamente, gli effetti economici, politici e socio-istituzionali, ossia quelli definibili “strutturali” in una società moderna, li potremo analizzare nel dettaglio solo in un secondo momento.
Partiamo dai dati sanitari quindi, perché adesso è il momento di limitare il contagio e quindi ridurre al minimo i danni, con i mezzi a disposizione, ossia in mancanza di un vaccino e con strutture sanitarie insufficienti ad accogliere un così altro numero di infetti con complicazioni, in un intervallo di tempo molto ristretto: giuste quindi le misure draconiane (quarantena su tutte) imposte dal regime cinese a Wuhan prima e scelte dal governo democratico italiano oggi.
Dai dati scientifici, certi (salute.gov.it), risulta non essere la prima volta che in epoca recente si manifestano pandemie. Nel ventesimo secolo si sono verificate tre pandemie influenzali: nel 1918, 1957, e 1968, che sono identificate comunemente in base alla presunta area di origine: Spagnola, Asiatica e Hong Kong. Si sa che sono state causate da tre sottotipi antigenici differenti del virus dell’influenza A, rispettivamente: H1N1, H2N2, e H3N2. Esistono prove scientifiche a favore dell’ipotesi che le vere pandemie, originino da riassortimento genetico con virus dell’influenza A degli animali.
Nel 1918, la Spagnola falcidiò un terzo della popolazione mondiale, con letalità maggiore del 2,5% e circa 50 milioni di decessi, alcuni ipotizzano fino a 100 milioni. Il virus era nuovo per l’umanità, originatosi da un ospite rimasto sconosciuto, con metà delle morti tra i giovani adulti di 20 – 40 anni, un fenomeno unico nella storia conosciuta. Il 99% dei decessi furono a carico delle persone con meno di 65 anni, cosa che non si è mai più ripetuta e che resta inspiegabile.
Nel 1957, l’Asiatica: con polmoniti primariamente virali e decessi tra persone affette da malattie croniche, meno colpiti furono i soggetti sani; scomparve dopo 11 anni, soppiantato dal sottotipo A/H3N2 Hong Kong.
Nel 1968, l’influenza Hong Kong: come nel 1957, la nuova pandemia provenne dal Sud Est Asiatico. In Giappone le epidemie furono saltuarie, fino alla fine del 1968. Il virus fu poi introdotto nella costa occidentale degli USA con elevati tassi di mortalità, contrariamente all'esperienza dell’Europa dove l’epidemia, nel 1968 – 1969, non si associò ad elevati tassi di mortalità. In Italia l’eccesso di mortalità attribuibile a polmonite ed influenza associato con questa pandemia fu stimato di circa 20.000 decessi.
In altri casi simili non si è parlato di pandemia (dal greco pan-demos, “tutto il popolo"), ma di epidemia, ossia malattia che si espande rapidamente diffondendosi in più aree geografiche del mondo, che coinvolge numerose persone prive di immunizzazione verso un patogeno virulento:
– HIV/AIDS, dal 1981: si propagò in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo circa tre milioni di persone (stime UNAIDS);
– SARS, epidemia tra il 2002 e il 2004: non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong, Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni. 8096 casi e 774 decessi in 17 paesi (per la maggior parte nella Cina e ad Hong Kong), per un tasso di letalità del 9,6%. Dal 2004 non si sono più segnalati altri casi di SARS in alcuna parte del mondo. Fu causata da un coronavirus (così chiamato per il suo aspetto al microscopio) che sul finire del 2017 gli scienziati cinesi hanno rintracciato nei pipistrelli, con gli zibetti quali vettori intermediari.
– Influenza A H1N1, pandemia tra il 2009 e agosto 2010: denominata originariamente “influenza suina" perché trasmessa da questo animale all'uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. In Europa e paesi limitrofi, al 31-08-2009 i casi accertati erano 46.016 e le morti accertate 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati furono 2.910. Nel mese di agosto 2010 l'OMS ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali (fonte: wikipedia).
Dopo questa ricerca sulle pandemie passate, un ultimo dato certo: ad oggi nessuno può sapere come evolverà la pandemia di covid-19 e, non essendo esperti virologi ed epidemiologi, per le nostre conoscenze dobbiamo attenerci alle fonti ufficiali che trattano scientificamente il virus, ossia l’OMS: si tratta dell'ottavo coronavirus riconosciuto in grado di infettare esseri umani, paragonato alla SARS, con tasso di mortalità incerto a causa della fase di contagio ancora in corso. All' 11 marzo 2020 non sono ancora ben chiare molte sue caratteristiche, comprese le esatte modalità di trasmissione e la sua patogenicità. Possiamo però analizzare i dati finora forniti e dobbiamo interpretarli attraverso una visione sociologica.
Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan, in Cina, segnala all'Organizzazione Mondiale della Sanità un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Il 9 gennaio 2020 viene identificato un nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria poi denominata Covid-19.
124.847 casi confermati nel mondo dall'inizio dell'epidemia / 4.613 morti
Cina 80.981 casi confermati clinicamente e in laboratorio / 3.173 morti
Altri Paesi 43.866 casi confermati in 118 altri Paesi / 2.560 morti. (dati epicentro.iss.it)
In Italia, dall'inizio dell’epidemia di Coronavirus, 15.113 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2, di queste, 1.016 sono decedute (circa il 6%). Qui l’età media dei pazienti deceduti e positivi al COVID-2019 è 81 anni, in maggioranza uomini e in più di due terzi dei casi hanno tre o più patologie preesistenti. Lo afferma una analisi sui dati di 105 pazienti italiani deceduti al 4 marzo, condotta dall'Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come ci siano 20 anni di differenza tra l’età media dei deceduti e quella dei pazienti positivi al virus.
Come risulta quindi evidente dai dati, al momento, non sembrano cifre apocalittiche né per numero di contagi né per tasso di mortalità. Il virus si diffonde molto rapidamente e di conseguenza con modalità a quanto pare elementari, semplici, immediate (da qui i ripetuti suggerimenti di usare mascherine e guanti, di lavare di frequente le mani, di mantenere distanze di sicurezza). I decessi risultano per lo più riferiti a persone molto anziane e/o con pregresse e gravi patologie.
Eppure con le misure adottate sia dalla Cina che adesso anche dall'Italia (e stanno seguendo a ruota tutti gli altri stati europei man mano raggiunti dal virus), stiamo vivendo situazioni e fenomeni, quotidianamente, da vicino, che non hanno precedenti nella nostra storia, a meno che non si facciano paragoni con periodi di uno stato di guerra, mai vissuto dalle ultime 2-3 generazioni, con restrizioni produttive e privazioni di libertà di movimentazioni e frequentazioni così rigide: chiusura scuole e università, chiusura spazi aerei, stop alle manifestazioni sportive, divieto di assembramento, bar e ristoranti serrati, file per uno, a distanza, per acquisto di generi alimentari, inviti perentori da parte delle forze dell’ordine attive in strada a tornare e rimanere a casa, tanto per citarne alcune, con le principali metropoli ridotte ad uno stato di coprifuoco spettrale, specialmente di sera. Per non parlare dell’aspetto lavorativo e professionale con intere categorie già al collasso dal punto di vista economico perché impossibilitate a svolgere le abituali attività produttive e finanziarie.
La velocità, sia delle informazioni che delle comunicazioni, dello spostamento e trasferimento di merci e persone e la globalizzazione di questi aspetti così interconnessi oggi nel mercato mondiale dominato da un capitalismo finanziario che si autoalimenta e procede avvitandosi in una spirale sempre più libera da ogni vincolo, morale e civile, senza regole, ciecamente, pare giocare un ruolo cruciale per analizzare e contestualizzare il quadro attuale: il covid-19 sembra davvero un prodotto dei nostri tempi. Ancora incerto nella sua genesi originale (teorie definite “complottiste” si basano su aderenze reali, come l’esistenza del laboratorio di biosicurezza di livello 4, BSL-4, situato a poche centinaia di metri di distanza dal mercato ittico di Wuhan), si espande con una facilità e velocità degna degli attuali messaggi multimediali sui social (quasi in tempo reale potremmo dire) e sembra non avere confini (almeno in latitudine, forse soffre le temperature più alte?). Anche la cassa di risonanza fornita dai social media (è lui il primo vero “social virus” della storia dell’umanità, molto più concreto e reale dei vetusti e superati “virus informatici”, di cui pure si aveva un timore folle, almeno fino a poco fa) sembra fornire una spinta ulteriore per accrescere incertezza e timori ad essa legati: se da un lato le tantissime informazioni sono sempre più precise, credibili e veloci, dall'altro, proprio in virtù di questa sovrabbondanza, generano fonti incontrollate di presunte verità e assiomi personali, seppur autorevoli il più delle volte: si cerca, e si trova, la propria versione dei fatti, quindi discutibile, in fin dei conti. Il tutto si scontra irrimediabilmente con un dato assoluto e sicuramente importante: nel 1960 la popolazione mondiale era di 3 miliardi di esseri umani, alle soglie del 2000 era raddoppiata, nel 2025 si prevede tocchi quota 8 miliardi, in pratica in 65 anni è quasi triplicata. Se questo dato è sicuramente attribuibile ad una migliorata qualità della vita è fuori discussione che una proliferazione così intensa e veloce, almeno in alcune zone del pianeta, porti ad una forte riduzione degli spazi vitali, delle risorse, delle strutture sanitarie, in questo caso non adeguate (insufficienza di postazioni per trattamento in terapia intensiva di casi gravi con covid-19) e questo vale soprattutto per la specie umana, unica specie vivente su questa terra che grazie alle sue attività è in grado di causare modifiche territoriali, strutturali e climatiche come mai era successo in nessuna precedente era geologica (si parla di “antropocene”: impatto dell’uomo sull'equilibrio del pianeta).
Ci gratifica particolarmente concludere questo primo intervento, cui seguiranno a breve come anticipato, integrazioni, aggiornamenti, ulteriori analisi in base ai successivi sviluppi dell’emergenza sociosanitaria mondiale, con le parole finali utilizzate dal premier Conte nel suo ultimo discorso, sempre dell’11 marzo, perché siamo convinti che la citazione di un nostro illustre collega, sociologo, possa fare ancor più da spinta propulsiva a interpretazioni di carattere scientifico di un’emergenza che va studiata e analizzata per poterne limitare il più possibile i danni e prevenirne in futuro gli ulteriori disagi.
Conte: “ll Paese ha bisogno della responsabilità di ciascuno di noi, della responsabilità di 60 milioni di italiani che quotidianamente compiono piccoli grandi sacrifici. Per tutta la durata di questa emergenza. Siamo parte di una medesima comunità. Ogni individuo si sta giovando dei propri ma anche degli altrui sacrifici. Questa è la forza del nostro Paese, una “comunità di individui" come direbbe Norbert Elias. Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore, per correre più veloci domani. Tutti insieme ce la faremo".
Apprezzando con passione anche questo ultimo invito all'impegno, alla forza e all'unità, Ans Campania partecipa attivamente alla lotta contro il covid-19, condividendo analisi, fornendo consigli, accogliendo e supportando le persone in caso di disturbi da attacchi di panico, in stretta collaborazione con l’Istituto ISIDAP. A distanza, ma ancor più uniti.
– Domenico Condurro, presidente Ans Campania

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