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Numero verde “NO PANIC”: Intervista al dott. Massimo Doriani

Numero verde “NO PANIC”: Intervista al dott. Massimo Doriani

Il servizio fornito dal numero verde “NO PANIC" 800 913880 messo a disposizione dall'Ans Campania, grazie alla preziosa collaborazione realizzata con Isidap – Istituto Specialistico Italiano Disturbi da Attacchi di Panico, ci offre la possibilità di intervistare, e ringraziare il socio Massimo Doriani, consigliere regionale Ans, oltre che referente provinciale di Benevento, direttore dell'Istituto nonché artefice di questa immediata e quanto mai utile sinergia nella lotta al Covid-19, con una delle importantissime attività di supporto che in questo momento di difficoltà offre un valido strumento di accoglienza del disagio e limitazione del danno: un supporto operativo, reale, concreto e gratuito di cui approfondiamo tutti gli aspetti, qui di seguito nell'intervista.
Il dr Massimo Doriani, ideatore dello sportello di ascolto per ansia e panico, presidente di Accademia Imago, un gruppo che svolge diverse attività nel campo della psicologia attraverso un lavoro di ricerca, formazione e clinica, grazie a numerosi operatori delle professioni di aiuto, dirige l'ISIDAP, un Istituto Specialistico per la cura degli attacchi di panico e dei disturbi d'ansia.
Dr Doriani, come è nata l'idea di questo sportello d'ascolto sull'ansia per il Covid-19?
L'idea di per sé non è particolarmente originale, ma di tutti quegli allievi ed ex allievi psicoterapeuti della nostra specializzazione (MIUR) e delle altre nostre scuole di formazione, che hanno aderito all'iniziativa con entusiasmo, passione e spirito filantropico. Parliamo di circa una trentina di operatori ai quali si aggiungerà tra breve almeno un'altra decina di colleghi che hanno chiesto di aiutarci. Poi abbiamo una segreteria con addetti al coordinamento telefonico, alla logistica e diversi formatori e supervisori, perché tutti gli operatori vengono preparati e seguiti per questa attività. Da essa stiamo raccogliendo una serie di informazioni per un'indagine epidemiologica sui disturbi dell'ansia durante le emergenze.
Ma in cosa consiste esattamente?
Tutte le persone che in questo periodo così particolare hanno delle difficoltà di tipo ansioso, dalla semplice agitazione, alla paura, a reazioni fisiche ansiogene, ma anche depressive, fino ad arrivare averi e propri attacchi d'ansia o di panico, possono telefonare al numero verde e avranno una assistenza finalizzata ad un contenimento e ad una riduzione del livello dell'ansia da parte di operatori specializzati.
Ci sono dei costi da sostenere?
Il servizio è gratuito ed il lavoro è basato sul volontariato. Basta chiamare al numero verde 800 060708. Un nostro operatore smista la telefonata ai colleghi di turno. Per quanto riguarda la diffusione, l'azienda di telefonia Optima Italia si è resa disponibile a promuovere l'iniziativa attraverso i loro canali. Speriamo di trovare altri sostenitori che ci possono dare una mano.
Che tipo di risposte date all'utenza?
Non ci occupiamo degli aspetti sanitari né diamo suggerimenti circa comportamenti igienici, il nostro sportello è puramente psicologico e basato sulle problematiche legate all'ansia. Ovviamente qualche suggerimento comportamentale viene dato, specie rispetto a situazioni particolari del tipo come comportarsi con i figli, con persone anziane, ma la vera Mission telefonica è quella dell'accoglienza e del supporto psicologico con l'intento di placare momenti di panico e ridurre il livello dell'ansia dell'utente, in modo che la telefonata abbia una sua efficacia psicologica immediata più che una funzione informativa. Per questo poi gli operatori partecipano ad un protocollo di supervisione per la loro tutela psicologica.
Quali sono i problemi principali che state riscontrando?
Oggi è il 16 marzo, riportando la mente a solo una settimana fa, si ha la sensazione che sia passata un'epoca storica in 7 giorni: velocissimamente gli eventi si susseguono, cambiano. Abbiamo assistito ad una sorta di mutazione delle paure delle persone. Infatti i primi tempi erano caratterizzati da preoccupazioni correlate agli aspetti sanitari, poi la preoccupazione si è spostata sulle conseguenze economiche che questo virus ci porterà. Ciò l'abbiamo riscontrato anche nei pazienti in psicoterapia per i quali i sogni e le istanze profonde erano caratterizzati dal disastro economico. Oggi anche questo elemento è rimasto leggermente a latere rispetto al problema delle limitazioni della libertà della persona a cui siamo sottoposti.
Avete riscontrato anche una variazione nelle sintomatologie?
Facciamo prima di tutto una distinzione tra le persone affette da pregresse sintomatologie ansiose e coloro i quali sono rimasti molto turbati dagli eventi di oggi, ma che non presentano patologie.Ebbene rispetto ai primi si è notato un grossa recrudescenza della sintomatologia pregressa.Tutte le ansie sottendono un'angoscia di morte e quando il fattore determinante è un'epidemia che realmente porta alla morte – per quanto le percentuali siano esigue – ma è ovvio che slatentizzano le angosce sottostanti. Nel complesso abbiamo constatato una prevalenza dei disturbi da stress rispetto alle sindromi depressive. Solo qualche sporadico evento di fobie paranoico persecutorie, una sindrome che già solitamente teme il contagio dal mondo, figuriamoci in un'epoca in cui il contagio è reale. Però è un tipo di disturbo più legato al lavoro dei colleghi dei servizi pubblici che al mondo della psicoterapia.L'ansia vera e propria si è slatentizzata nel momento in cui si è compreso che le conseguenze economiche ci riservano un futuro molto incerto.
Con tutte queste ordinanze di restrizione che si susseguono, con l'essere costretti a restare in casa per giorni e giorni, quali sono le categorie che più ne risentono?
Le difficoltà di cui abbiamo parlato fin qui, permangono, non si sono ridotte, anzi. Però l'immaginario collettivo attualmente è focalizzato sulla paura di questo nuovo scenario di restrizione della mobilità personale, cosa completamente insolita alla quale non siamo minimamente abituati e che come prima reazione ci ha lasciati perplessi e disorientati. Solo qualche giorno fa mio figlio mi fece notare che girava una notizia molto simile all'attuale ordinanza restrittiva ed io gli mostrai che era semplicemente una fake news.Purtroppo a distanza di due giorni la realtà ha superato la fantasia.Dal punto di vista delle patologie della persona ovviamente chi soffre di claustrofobia è maggiormente a rischio. Sente che il mondo gli si restringe attorno sempre di più. A volte gli basta avere la possibilità di sapere dove andare e già la sensazione si attenua.Ma in questa situazione la preoccupazione è rivolta maggiormente alle problematiche legate alla relazionalità ed alle relative conseguenze. Verrebbe da immaginare che le conseguenze più devastanti ricadano sui single, sulle persone sole che rischiano sindromi depressive.Ciò è vero, ma solo in parte, perché sono proprio i single e le persone sole le più strutturate e resilienti alla tematica della solitudine. Hanno quindi già degli strumenti a loro ben noti per combattere la situazione, degli anticorpi già sperimentati.I contesti più a rischio invece sono le famiglie.E per famiglie intendo tutti i contesti di convivenza, anche quelli non parentali, chiamiamoli contesti relazionali significativi. Le famiglie, questi contesti relazionali, sono maggiormente a rischio a causa della convivenza forzata in spazi ristretti, ma dobbiamo capire bene il fenomeno perché raccontato in questi termini rischia di essere troppo semplificato e quindi sottovalutato.Tra le varie clip e storielle che girano su WhatsApp me ne è arrivata una che diceva:"Ai vostri nonni gli si chiedeva di fare la guerra a voi tutto sommato vi si chiede di stare sul divano".Certo, è ovvio che la guerra con le armi è molto diversa, ma non bisogna affatto sottovalutare il problema perché ciò che sta accadendo in questo periodo nella psiche di tutti i cittadini potrebbe avere grosse ripercussioni sul vissuto profondo della struttura familiare. Ciò può comportare non solo difficoltà a livello individuale, come dicevo prima, stimolando alcune sindromi e aggravando la sintomatologia, ma poiché sappiamo che la famiglia è la cellula base della società, queste preoccupazioni si allargano a tutto il nostro contesto sociale.Questa è materia del sociologo clinico una nuova figura professionale che – da esperto di individui inseriti nel proprio contesto sociale – interviene sulla salute della persona e del gruppo di appartenenza.
Capiamo meglio cosa sta accadendo alle famiglie.
Non sono preoccupato per uno scenario catastrofico che ipotizzo molto improbabile, ma se la situazione dovesse prolungarsi per troppo tempo, sicuramente ci troveremo in una situazione psicologica e sociale potenzialmente esplosiva.Proverò ora ad argomentare queste affermazioni. La famiglia non è un sistema chiuso bensì un sistema aperto … al mondo. Il suo ruolo psicosociale è quello di ricettore e rielaboratore psichico degli stimoli sociali. Mi spiego meglio. L'individuo che al mattino esce di casa e va in giro per il mondo, si riempie e si nutre di stimoli e tensioni che la società gli propone.Quando torna a casa, condivide, fonde e confonde questi contenuti psico culturali con i familiari, portando al mondo familiare sia nutrimento che tensioni. La famiglia digerisce tutto ciò rielaborando nuovi contenuti culturali che rafforzano e ritemprano l'individuo per poter ripartire il giorno dopo nel suo viaggio nel mondo. Tutto ciò in un circolo virtuoso di nutrimento ed elaborazione, un continuo feedback tra mondo esterno e mondo interno individuale e familiare.Quindi da un punto di vista individuale la famiglia è un elaboratore psichico, dal punto di vista sociale è una sorta di ammortizzatore sociale.Purtroppo però non è sempre così anzi nella maggior parte dei casi la famiglia invece di elaborare le tensioni le produce. Queste sono le famiglie cosiddette disfunzionali. Paradossalmente, in queste famiglie, il mondo esterno diventa il luogo di compensazione dove l'individuo – distraendosi grazie al lavoro e vivendo relazioni spesso poco significative – crea una compensazione che tiene in vita la famiglia, anche se lentamente logora l'intero sistema ed i suoi componenti. Più l'individuo logora se stesso, più contribuirà a logorare la famiglia che diventa sede sempre più disfunzionale per sé e per i figli in un circolo vizioso di malessere.
Quindi non è a rischio l'istituzione famiglia, ma la famiglia disfunzionale.
Esatto, ma poiché le famiglie disfunzionali sono attualmente in maggioranza rispetto a quelle funzionali, c'è il rischio che il Covid-19 crei numerose turbolenze che si ripercuoteranno sia sugli individui che sulla società.Chiudendo le frontiere con il mondo esterno, rimanendo segregati in casa, una grossa dose di energia che prima veniva dedicata alle relazioni esterne e che contribuiva a compensare certe istanze psichiche aiutando l'equilibrio familiare, verrà trasferita sulle relazioni interne. Quando queste sono disfunzionali il circolo vizioso aumenta di entità.Questa energia sarà tanto maggiore quanto più lungo sarà il periodo di clausura.Ora, in qualunque sistema, se lei immette una considerevole ed insolita dose di energia, il sistema reagirà amplificando i propri processi. Se sono processi virtuosi aumentano le virtù se sono processi viziosi, aumentano i vizi. Faccio un esempio. Io sono un amante della montagna e sono molto contento quando ho la possibilità di trovarmi la sera davanti a un camino. Mi diverte molto accenderlo e passare la serata a curarlo. Sembra facile, ma accendere un camino non è un procedimento semplice come accendere una sigaretta. Bisogna mettere la legna in modo tale che ci sia un giusto equilibrio tra l'aria, che non si vede, ma che deve passare sotto la fiamma ed arrivare alla legna che prende fuoco. Se sono stato virtuoso in questa operazione, dopo un po' la fiamma prende consistenza e aggiungendo altri tronchetti vedrò una fiamma che arde vigorosa. Se invece sono stato maldestro e non ho saputo gestire il giusto equilibrio tra l'aria, invisibile e la legna, ma ho considerato solo la legna che visibilmente avevo sistemato male nel camino, la fiamma sarà molto esile. A questo punto mettendo su quell'esile fiamma la stessa quantità di altri tronchetti che avevo prima aggiunto ad una fiamma virtuosa avrò il risultato opposto, il fuoco si spegnerà affogandosi.Quindi aggiungendo una uguale quantità di energia, in questo caso rappresentata dalla legna, ad un sistema virtuoso produce una fiamma vigorosa, aggiungendola invece ad un sistema vizioso, produrrà la sua estinzione.Allo stesso modo se in una famiglia le dinamiche relazionali sono sane e virtuose, un periodo di segregazione forzata porta una energia che può produrre grossi vantaggi come ad esempio approfondire delle relazioni in modo più intenso ed intimo, dedicare più tempo ai figli e alla gioia che questi possono darci, occuparsi di tutte quelle piccole attività che ci danno identità, anche il dedicarsi alle riparazioni domestiche che fanno in modo tale che senta più mio il mio spazio, e perché no, dedicarsi di più a far l'amore col proprio partner.Ma se sto in una casa piccola con spazi ridotti , questo non crea di per sé disagio? Certo in uno spazio più bello e ampio si sta meglio che in uno spazio più brutto e angusto, questo è ovvio, ma ciò che fa in modo tale che quello spazio io lo senta più mio, ciò che fa in modo tale che in quello spazio io trovi più facilmente la mia identità, ciò che fa in modo tale che la famiglia sia un luogo di elaborazione virtuosa e non di tensione viziosa, è legato molto più ad un mio vissuto che alla realtà esterna. Il benessere psicologico è legato più ad uno spazio psichico interno che ad uno spazio reale esterno.
In conclusione?
In conclusione i processi psichici determinati da paure legate al Covid-19 sia dal punto di vista sanitario che economico che psicologico e sociale, determinando i processi che abbiamo fin qui descritto, diventano consistenti elementi di produzione dell'ansia. A prescindere dal fatto che quest'ansia si manifesti sotto forma di claustrofobia piuttosto che di depressione o panico, lo sportello d'ascolto vuole far sì che – accogliendo queste emozioni diciamo emotivamente scomposte- faccia in modo che l'utente abbia quel senso di accoglienza e di assistenza che determini un'attenuazione del sintomo. Ovviamente se l'utente presenta una patologia, il compito dell'operatore è semplicemente quello di dargli la consapevolezza del suo problema, non di entrare nel merito. Nel caso di un disagio, anche molto intenso, ma non legato ad una patologia pregressa, l'operatore diventerà di volta in volta la persona che allarga gli spazi psichici, la persona che in quel momento rappresenta il mondo esterno, il posto dove andare per il claustrofobico, e così via… Ci auguriamo che questo sforzo possa risultare utile a tutte le persone che sul territorio italiano ne abbiano bisogno.
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