Presentato con successo, alla Galleria Principe di Napoli, il 16 dicembre 2025, presso gli eleganti ed esclusivi spazi del Caffè Letterario Scottojonno, l’interessante libro di Matteo Fioretti “LE CINQUE STAGIONI” – Forme molteplici di un jazz in movimento.
Di Pino Cotarelli
Pubblico numeroso accorso alla presentazione del libro di Matteo Fioretti “LE CINQUE STAGIONI” – Forme molteplici di un jazz in movimento, edito da Kairós Edizioni, un evento organizzato e presentato da Laura Bufano, che si annunciava da subito, fuori dagli schemi. Oltre alla presentazione dell’ottimo testo di Fioretti, commentato dal critico musicale Girolamo De Simone, dal musicista Enzo Nini e dal direttore della testata Lescoiologie.it Giuseppe Cotarelli (che ha sostituito il Presidente dell’Ans Campania Domenico Condurro), con le preziose letture di Maria Gabriella Tinè, l’evento ha proposto danze eseguite con eleganza e bravura dalle ballerine: Sara Cuzzolino e Giulia Compagnone, all’insegna dell’improvvisazione, su brani musicali estratti da “Le cinque stagioni” ed eseguiti con abilità e competenza tecnica propria della contaminazione tra tradizione e sperimentazione, da Matteo Fioretti ed Enzo Nini, dimostrando che la musica d’avanguardia e la danza possono coesistere e riescono ad amalgamarsi anche quando sembrano completamente indipendenti l’una dall’altra.
D’altronde è lo stesso autore che descrive come John Cage e Merce Cunningham furono tra i primi a mettere in pratica l’idea che musica e danza potessero coesistere in maniera indipendente l’una dall’altra, con la probabilità di congiungersi in determinati punti strutturali.
Un libro interessante, per la meticolosa ricostruzione dell’esperienza musicale dell’autore che parte dall’approccio col mondo dell’avanguardia musicale, in particolare dal segno che gli lascia l’impatto col mondo accademico musicale romano, con la partecipazione alla conversazione multipla senza partiture, definita così dall’autore perché troppo somigliante a una esecuzione musicale “a caso”. Diventerà l’innesto della grande motivazione che spingerà Fioretti ad una ricerca costante, che lo porterà, dopo aver seguito diversi concerti e numerosi eventi, alla ricerca di una possibile catalogazione che conglobi le arti visive, l’architettura, la musica e la danza, in una forma d’arte complessiva.
Un approfondimento che non ha tralasciato di descrivere le principali espressioni e i movimenti artistico/culturali degli anni esaminati, quali il dadaismo, il cubismo, per citarne alcuni, fino al Fluxus che ha ispirato il suo primo particolarissimo concerto per stampanti, composto da stampanti collegate a PC con file in esecuzione con l’elenco differenziato nell’ordine per ogni pc, dei fondatori del Fluxus.
Molte le citazioni e i nomi che hanno segnato la storia artistica e culturale come Jhon Cage, o i grandi esecutori del jazz come Armstrong, per sottolineare quanto la sperimentazione non abbia mai trascurato la tradizione.
Nei suoi saluti istituzionali, l’editore Giovanni Musella, ha sottolineato la perplessità unita al piacere della pubblicazione, nonostante la dissonanza con l’orientamento della casa editrice legata ai generi prevalentemente letterari, storici e di narrazione. Ha ricordato anche la sua vecchia passione per il genere musicale del Jazz che lo portava ad acquistare prodotti musicali dello stesso Enzo Nini.
I commenti documentati e circostanziati, insieme ai ricordi, dei vari relatori hanno riconosciuto ed esaltato l’opera dell’autore, ritenuta all’altezza dell’attraversamento avanguardistico che ha interessato il periodo esaminato, che ha toccato tutte le arti nel suo complesso. Molto interessanti anche gli approfondimenti di Girolamo De Simone che ha supportato le tesi dell’autore con ulteriori trattazioni di testi precedenti di altri autorevoli autori.
Angela Cerritello nella postfazione, definisce La quinta stagione di Matteo Fioretti, un buco nero, un approdo alla sperimentazione, una sorta di portale per l’innovazione che accogliamo e condividiamo perché nella direzione del miglioramento della società.
Condivisibile l’affermazione che il rumore di oggi, diventerà la musica del domani; infatti i rumori hanno ispirato tanti autori nelle loro composizioni, determinandone il successo che si perpetua nel tempo. Indubbiamente il jazz quale musica d’avanguardia, nasce e si diffonde fra la gente comune prima ancora di assurgere a opera d’arte. Una serie di immagini, di particolari grafici musicali e di spartiti completano la bella opera di approfondimento di Matteo Fioretti.
Vi riportiamo la conclusione dell’autore come sintesi del suo pensiero:
“Abbiamo concluso che la musica non doveva necessariamente avere ritmi, melodie, armonie, strutture, e nemmeno note, che non doveva per forza prevedere la presenza di strumenti, musicisti e luoghi particolari. Si accettava che la musica non fosse qualcosa di intrinseco a certe disposizioni delle cose – a certi modi di organizzare i suoni – ma fosse in effetti un processo di comprensione che noi, in quanto ascoltatori, potevamo scegliere di fare. Spostava il luogo della musica da “là fuori” a “qui dentro”. Se esiste un messaggio duraturo della musica sperimentale, è questo: è la tua mente che fa la musica.”

* Le prime 4 foto sono di Maurizio Magnetta
