NON POSSO NARRARE LA MIA VITA da Gli anni piccoli e altri, testi di Enzo Moscato, drammaturgia e regia Roberto Andò

NON POSSO NARRARE LA MIA VITA da Gli anni piccoli e altri, testi di Enzo Moscato, drammaturgia e regia Roberto Andò

Al Teatro Mercadante di Napoli dal 10 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026

Servizio di Rita Felerico

A queste brevi osservazioni desidero richiamare la lettura, interessante e rivelatrice di molte curiosità e notizie, del numero 18 – 2025 della Rivista di Letteratura Teatrale, edita da Fabrizio Serra, un prezioso testo curato da Giancarlo Alfano dal titolo Intimità dell’Ipogeo, per Enzo Moscato che raccoglie una serie di saggi di eminenti studiosi.

Ne ha parlato di questo lavoro editoriale Geppino d’Alò, il quale arricchisce la ricerca con un suo contributo, una testimonianza autobiografica intersecata da efficaci osservazioni provenienti dalla attenta lettura di interviste e conversazioni, in cerca del senso e dell’impegno creativo di Enzo Moscato.

Non posso narrare la mia vita, che titola la drammaturgia e la regia del bellissimo ed originale spettacolo di Roberto Andò, mi viene dispiegato, alla luce di questa lettura, come un modus di essere di Moscato; “Per noi oggi Enzo Moscato dovrebbe essere lo spiritillo che ci accompagna ogni giorno restituendoci la memoria di una voglia di futuro diverso. Intanto già l’essere contro lo stato di cose presente, come lui, può indurci a cercare, senza fermarci, la strada per uscire dall’oscurità di quel bosco” – scrive d’Alò a pag. 135, e il bosco a cui si richiama è quello in cui ‘con sofferenza’ è entrata l’umanità, bosco dal quale non sa come uscire per la perdita ‘del desiderio di un futuro diverso’.

E il caos che si dispiega dinanzi ai nostri occhi nello svolgere dello spettacolo è il ‘bosco’ di Moscato: scale, immagini oniriche, il dolore raccontato da figurazioni, l’incombente Sant’ Antonio, le contraddizioni della umanità, i corpi giovani e vecchi soffocati dalla vita, dai giri di vite delle abitudini tramandate, delle paure soffocate, dei canti di liberazione dal dolore. E  accanto, a tratti, lo spazio del teatro è inondato dagli sprazzi di ‘uscita’ che la sua voce suggerisce: parole picconate da suoni nostalgici, da sovrattoni di grida in falsetto o come lame fendenti di urla montate dalla voglia di dire e denunciare.

Ritornano le parole, le fantasie, i ricordi, le nostalgie di un passato che si percepisce nel suo vissuto come non attraversato veramente, trasfigurato in un presente sempre uguale nei suoi limiti e nelle sue sedimentazioni che, con magica trama, si sovrappongono agli spazi, ai suoni della sua città, Napoli, agli ipogei dell’anima, polverosi, gialli di tufo e neri come i basolati di lava delle strade, strette e accaldate, sempre uguali.

Una lettura di spazi di pietra e di spirito che segna sociologicamente il palcoscenico, anche quando cadono gli spruzzi della piscina. Vecchiaia e finta giovinezza, speranze e perdute occasioni, voglia di mutare e scontro con un impossibile, imbattibile limite.

Andò riesce a farci leggere queste pieghe nascoste di significati con le parole di Moscato e con maestria coordina il caos della sua anima e dei suoi pensieri facendo comparire e scomparire la sua figura, interpretata con grande professionalità appassionata da Lino Musella, nella cui ombra si muove un Pulcinella, quello di Moscato, modificato dal tempo e dal vissuto, uguale e mai uguale a sé stesso.

Tonino Taiuti amico e grande interprete del mondo di Moscato in una intervista contenuta nella rivista sopra citata, sottolinea il ‘modus’ del Maestro di tramandare, interpretare e rinnovare la tradizione teatrale e linguistica, fino a creare un ‘dire’ universale e comprensibile a tutti e ad ogni livello o status civile. Di grande impatto le interpretazioni di tutti gli attori e comparse che attraverso la regia di Andò hanno contribuito a dare vita ad una pagina originale di teatro, dove la parola si unisce ai suoni, alla musica, al canto, in un vorticoso succedersi di frammenti che narrano ma non identificano i fatti per condurli ad un unico significato o lettura; i fatti accadono e vanno, travolgono e opprimono senza che si formi in noi una cosciente lettura,  piuttosto una emotiva comprensione di ciò che siamo.

Napoli è anche questo, Napoli è anche Moscato, Napoli è anche noi che ci guardiamo attraverso gli occhi dei suoi più grandi scrittori, lettori, interpreti.

NON POSSO NARRARE LA MIA VITA
da Gli anni piccoli e altri testi di Enzo Moscato
drammaturgia e regia Roberto Andò
con Lino Musella
Tonino Taiuti, Flo, Lello Giulivo, Giuseppe Affinito
e Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi
voci e corpi della città Nikita Abagnale, Mariarosaria Bozzon, Francesca Cercola, Gabriella Cerino, Nicola Conforto, Mattia Coppola, Vincenzo D’Ambrosio, Matteo Maria D’Antò, Ciro Giacco, Eleonora Fardella, Mariano Nicodemo, Maurizio Oliviero
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
musiche Pasquale Scialò
suono Hubert Westkemper
coreografie Luna Cenere
trucco Vincenzo Cucchiara
parrucchiera Sara Carbone
aiuto regia Luca Bargagna
direttrice di scena Teresa Cibelli
assistente alle scene Rosa Andreottola
assistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli” Alessandra Avitabile
assistente ai costumi Nunzia Russo
assistente suono e fonico Italo Buonsenso
assistente al trucco Ludovica Pagano
assistenti alla messinscena Isabella Rizzitello e Niccolò Di Molfetta (allievi registi della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli)
capomacchinista Enzo Palmieri
macchinista Nicola Grimaudo
datore luci Francesco Adinolfi
elettricista Diego Contegno
sarta Daniela Guida
foto di scena Lia Pasqualino
un ringraziamento a Agostino Cossia e Benedetta Perez
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

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