Intervista all’on. Carmela Rescigno, Presidente della Commissione Regionale Speciale Anticamorra e Beni Confiscati.

Prosegue la proficua collaborazione istituzionale con la Regione Campania: dal mese di marzo 2023 Ans Campania aderisce formalmente all’invito e risulta componente effettivo del Tavolo Tecnico della IIa Commissione Speciale – Anticamorra e Beni Confiscati, presieduta dall’ on. Carmela Rescigno. Nella piena consapevolezza di poter fornire il nostro contributo professionale per tutte le attività di competenza socioculturale che la rilevante ed autorevole Consulta si appresta ad avviare, alleghiamo di seguito la prima intervista all’onorevole da noi realizzata.

Sergio Mantile: Perché si è proposta di istituire un tavolo tecnico di esperti sulla Camorra?
Carmela Rescigno: Come Presidente di questa Commissione, dovevo dare un senso a questo ruolo politico che rivesto, e l’unico che mi è sembrato utile è stato quello di riunire intorno ad un tavolo tecnico persone competenti, ascoltarle e sostenere analisi e proposte. Proposte anche legislative. Abbiamo un dialogo eccezionale con il Governo centrale, e questo mi consente di veicolare in maniera più semplice le proposte che emergono dal tavolo.

Sergio Mantile: Peraltro, dottoressa, lei è giunta a questo ruolo perché già prima ha svolto attività anticamorra, per la quale è stata anche minacciata…
Carmela Rescigno: Sono stata minacciata in passato. Ho svolto il ruolo di amministratore comunale nel mio paese, che è Camposano, in provincia di Napoli, vicino Nola e lì da molto tempo ho cominciato ad occuparmi della lotta alla criminalità organizzata. Negli anni ho capito che il mondo di una parte della politica, della malapolitica, quello della criminalità organizzata e quello dell’imprenditoria hanno spesso confini così sfumati, che danno luogo a veri e propri sistemi sui territori. Sistemi che io ho denunciato. La denuncia, ovviamente, mi ha creato situazioni di disagio, sono stata minacciata più volte, ho subito attentati con bombe sotto casa; mi hanno svitato i bulloni delle quattro ruote dell’auto e, dopo essere andata in autostrada, sono viva per miracolo. Insomma, negli anni ho subito molte intimidazioni, non ultima quella del proiettile che mi hanno fatto recapitare a casa. Perché? Perché io sono andata a denunciare un sistema del malaffare sul mio territorio, dove a volte non si capisce bene quando la criminalità organizzata viene usata come strumento dalla politica e dove, invece, gli interessi della criminalità organizzata utilizzano la politica per il raggiungimento dei propri obiettivi. Ho sempre, quindi, denunciato questo stato di cose, e oggi rivesto il ruolo istituzionale di consigliere regionale ma anche di Presidente della Commissione Anticamorra, che mi consente di dare un contributo maggiore in tal senso. Questo contributo posso darlo con efficacia solo se al tavolo che vado ad istituire siede gente esperta. Sul fenomeno della criminalità organizzata il contributo della competenza sociologica è essenziale, anche per le attività di prevenzione. Noi andremo nelle scuole e solleciteremo l’educazione alla legalità, che è fondamentale, in particolare durante gli anni di formazione dei ragazzi. Vi chiedo, perciò, di starmi vicina con le vostre competenze in questo lavoro.

Domenico Condurro: E’ un onore e un piacere. Peraltro, avendo la legge sul sociologo del territorio incardinata per l’approvazione in Regione Campania…
Carmela Rescigno. Io quella legge l’ho firmata, perché ne ho compreso la bontà, al di là dei colori politici.

Domenico Condurro: Certamente. Lo ricordavo perché, come sociologi, non abbiamo un riconoscimento istituzionale come altre categorie, rispettabilissime, necessarie ed importanti, come quelle degli psicologi, degli assistenti sociali e di altre. Ma il sociologo ha una specificità particolare. La sua funzione, come tecnico dell’interconnessione del sociale, ovvero come competente a coordinare determinati processi culturali, ossia a connetterne in maniera sinergica le singole parti, diventa fondamentale nella realizzazione efficace di politiche istituzionali. Uno strumento normativo può contribuire notevolmente all’incisività dell’opera del sociologo professionale. Noi, peraltro, non siamo in contrasto con la sociologia accademica, che svolge principalmente la funzione insostituibile della formazione dei sociologi; abbiamo infatti in corso collaborazioni formali e informali con l’Università.
Carmela Rescigno: …poi c’è la sociologia operativa, territoriale, di prossimità. Quando io ho firmato quella legge, un giornalista ha voluto farmi una domanda impertinente, provocatoria, sul fatto che la legge fosse stata proposta da un esponente della maggioranza, l’on. Picarone. Io gli ho risposto che rappresentavo i miei elettori, e chi mi aveva eletto consigliere regionale, non mi aveva eletto con la finalità di contrastare il governo De Luca, bensì di fare delle cose che possano essere utili. Di fatto è così. Usciamo dall’idea che l’opposizione deve dire sempre no, un no ideologico, a prescindere dalla validità della specifica proposta. Quando io ho letto il testo della legge, l’ho ritenuto valido. E ho ritenuto quella legge uno strumento eccezionale per i cittadini campani. Credo che fare politica in maniera seria sia questo. Tutto il resto è show. Nella vita faccio un lavoro talmente serio, soprattutto risolutivo, il chirurgo d’emergenza, per cui, quando mi arriva il paziente da operare, se io non lo opero in base ad una terapia diagnostica rapida e corretta, il paziente mi muore. Svolgo un’attività talmente utile alla società che poi, se venissi a rivestire un ruolo politico e non lo riempissi di contenuti, questo mi creerebbe dei forti disagi. Mi sentirei inutile, perché potrei utilizzare questo tempo dedicato alla politica per dedicare più tempo a mio figlio, al mio lavoro e alla mia vita. Se mi impegno politicamente, è perché ci credo.

Sergio Mantile: Probabilmente, il suo lavoro ha inciso molto sulla modalità con cui affronta l’impegno politico. Essere minacciata ripetutamente dalla criminalità organizzata implica una capacità di resistenza particolare. Se uno fa un mestiere per il quale una decisione rapida può implicare la vita e la morte di un paziente, evidentemente deve addestrarsi a non venire meno, a non farsi intimorire dal rischio.
Carmela Rescigno: Diciamo che sono allenata a governare i processi, anche di un certo peso. E questo mi ha aiutato anche nell’attività politica, senza negare però che ci sono momenti di una qualche incertezza. Quando mio figlio mi ha detto: «Mamma, basta, non fare più politica. Ma chi te lo fa fare?»; mio figlio di quindici anni, che è stato lui il destinatario della raccomandata con il proiettile. Ha aperto la busta, e comprensibilmente si è preoccupato. «Tu hai un lavoro avviato, chi te lo fa fare?». Sentirsi dire una cosa del genere dal figlio quindicenne, insomma, significa che anche la sua serenità viene messa in discussione per la mia attività politica. Però, devo dire, sono convinta che anche per lui io devo continuare a fare la mia attività politica. Per la sua generazione.

Mimmo Condurro: Anche come esempio.
Carmela Rescigno: Come esempio, perché noi non possiamo limitarci a criticare un sistema che non funziona. Dobbiamo avere anche il coraggio di scendere in campo e di dare un contributo. Questo è il senso del mio impegno in politica. Se viene meno, io mi dimetto. Non ne ho bisogno, anzi, da un punto di vista economico io ci perdo. Vi ringrazio perciò per aver deciso di aderire a questo tavolo tecnico.

adminlesociologie

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