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Suoni di un antico futuro – Passeggiata sonora attraverso installazioni realizzate con materiali di riuso e opere del Museo Duca di Martina

Suoni di un antico futuro – Passeggiata sonora attraverso installazioni realizzate con materiali di riuso e opere del Museo Duca di Martina

“Suoni di un antico futuro – Passeggiata sonora attraverso installazioni realizzate con materiali di riuso e opere del Museo Duca di Martina”

di Michela Miccio

Il 24 e 25 settembre, a Napoli, presso il Museo Duca di Martina all’interno della Villa Floridiana, nel cuore verde del Vomero, si è tenuta una visita guidata molto particolare.

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, il museo ha accolto, all’interno delle sue sale, alcune installazioni sonore che si sono affiancate alla collezione permanente. La mostra (e la relativa visita guidata) è stata organizzata dalle associazioni “Kaos Music Lab” di Anacapri e “Il Tempo dell’Arte" di Napoli, che hanno accolto grandi e piccoli conducendoli, attraverso le varie sale del museo, tra racconti e sperimentazioni sonore e sensoriali.

Le ideatrici di questo progetto sono Fiorella Orazzo, Michela Miccio, Concetta Pellegrino e Diana Mucci e lo scopo era quello di avvicinare i visitatori alla collezione di uno dei musei più importanti del territorio.

Le parole di Fiorella Orazzo hanno tenuto l’attenzione viva e curiosa, guidando i visitatori tra storia, arte e aneddoti vari, facendo da introduzione nelle sale scelte per l’occasione. Successivamente, i visitatori entravano letteralmente a contatto con le installazioni create ad hoc da Michela Miccio con materiale povero di recupero. Bottiglie di plastica, tappi, posate, tubi di cartone (tanto per fare qualche esempio) sono stati assemblati con il fine di creare oggetti sonori con i quali i visitatori potessero interagire e suonare.

Ogni opera è stata progettata mantenendo l’obiettivo di creare una connessione all’interno della sala nella quale veniva collocata e doveva essere un prolungamento di alcune opere presenti. Per tale motivo, le opere trovavano ispirazione e significato dalle stesse, inserendosi perfettamente senza disturbare il contesto.

Si tratta di installazioni sonore che evocavano ambienti, paesaggi, luoghi vicini e lontani: oggetti da toccare, sfiorare, scuotere e battere per creare sonorità che hanno accompagnato le persone lungo un vero e proprio viaggio sensoriale.

Nove le istallazioni che sono state inserite nel museo e nello specifico:

  1. Suoni nel cassetto
  2. Onda sonora
  3. Quattro stagioni
  4. Grattiglie
  5. Viaggio sensoriale
  6. Batto e ribatto
  7. Scroscia e riscroscia
  8. Giardino sonoro
  9. Memorie sonore

Ecco, nel dettaglio, le opere.

Suoni nel cassetto

Le antiche posate hanno ispirato un insolito bar chimes che ha trovato la sua ragion d’essere, nonché cassa armonica, nel cassetto stesso nel quale venivano custodite. Sfiorandole, il loro suono riecheggiava antiche campane.

Onda Sonora

Gli animali marini della sezioni dei vetri hanno ispirato invece l’Onda Sonora il cui suono richiamava la risacca di una spiaggia lontana, con piccole perline che rotolavano tra conchiglie e la sabbia creando un suono avvolgente.

Quattro stagioni

Una nuvola soffice su una scatola del tempo ha portato poi i visitatori in giro per un viaggio fantastico attraverso le quattro stagioni. I visitatori sono stati coinvolti in una performance che hanno improvvisato sulle note di Vivaldi suonando a turno le diverse facce del cubo sonoro.

Grattiglie

Le onde e le ninfee di pet accoglievano un gruppo di rane di diversi materiali che, grattate, gracchiavano in maniera diversa, a seconda del materiale del quale erano composte.

Viaggio sensoriale

Per entrare nel giardino orientale, un’esperienza sensoriale ha coinvolto i visitatori a toccare materiali naturali che evocavano quell’ambiente: sassolini, piume e foglie, accompagnati da suoni e profumi, hanno permesso di immaginare l’ambiente che si andava a visitare.

Batto e ribatto

Il suono del flauto ci ha poi portato alla scoperta del tamburino, una delle opere più preziose della sezione orientale, dove un pannello di oggetti sonori da battere ha permesso di battere e ribattere su materiali diversi, creando così una piccola improvvisazione ritmica dei visitatori coinvolti.

Scroscia e riscroscia

Un bagno sonoro (nel letterale senso del termine!) ha poi sorpreso i presenti che sono stati circondati dai suoni di strumenti musicali in movimento. Successivamente un’enorme onda ha accolto i partecipanti, attraverso il suono dell’acqua creato con tappi di plastica, che calavano giù quasi a schizzare chiunque si trovasse nei paraggi.

Giardino sonoro

Nell’area che ospitava ceramiche raffiguranti animali è stato posto un piccolo giardino sonoro creato con bottiglie di plastica, forchette, tappi, tubi… raffiguranti api, uccelli, serpenti e fiori campanelle, dai suoni che evocavano un antico paradiso sconosciuto.

Memorie sonore

A chiusura della visita, uno scrigno custode di “memorie sonore", quelle vissute nella passeggiata e quelle nascoste in ogni giardino che potremo mai visitare.

L’acqua, l’aria, la terra… per richiamare le sensazioni vissute lungo tutto il percorso svolto, che ha trovato la sua degna conclusione in una performance dal sapore orientale, coinvolgendo tutti i partecipanti, che guidati da Concetta Pellegrino e Diana Mucci hanno suonato bacchette di bambù attraverso un “suoniamoci su”.

Una passeggiata attraverso l’arte, che ha trovato nelle sculture sonore istallate un diverso punto di vista, per far guardare, a grandi e piccoli, con occhi nuovi le opere di un museo. Un modo per tenere viva la curiosità e la gioia di scoprire luoghi nuovi e opere sconosciute.

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