Libertà formale e sostanza dittatoriale. Considerazioni su un video di Maurizio Bolognetti sul furto intellettuale.

sociologia generale

Libertà formale e sostanza dittatoriale

Considerazioni su un video di Maurizio Bolognetti sul furto intellettuale

di Sergio Mantile

Sociologia della Comunicazione

Ci si assuefà (quasi) a tutto. È una naturale tendenza adattativa dell’uomo al suo ambiente sociale, come i gabbiani che finiscono per diventare uccelli urbani, quando cercano il cibo non più solo a mare ma nei cassonetti dell’immondizia. Si tratta di una tendenza che non è ancora conformismo, ma la sua precondizione. Lo sanno bene coloro che abitano in territori di criminalità organizzata vistosa, quando, per esempio, vedono per anni agire indisturbato quello che tutti conoscono come un collaboratore di mafia, un riciclatore di soldi, un ex impiegatuccio diventato di colpo titolare di due o tre piccoli supermercati, che continua indisturbato ad acquistare e a ristrutturare appartamenti. Certo, ci sono i messaggi altisonanti e vibranti della politica quando si celebrano le fini eroiche di Falcone e Borsellino, ci sono le leggi e le istituzioni repressive. Ma poi ti ritrovi l’ex impiegatuccio oggi imprenditore che viene elegantissimo alla riunione dei genitori a scuola, e siede accanto a te. Che fai? Ti alzi e protesti per l’indebita presenza? Sulla base di quali prove, se neanche le forze dell’ordine e la magistratura le hanno trovate? Purtroppo, lo sanno spesso anche quelli che vivono in territori di criminalità organizzata funzionale, per esempio quando come imprenditori si vedono mettere in ginocchio l’azienda di famiglia, salvo poterla ancora gestire come dipendenti, come semplici prestanome. Ovvero, quando, come politici in ascesa, vanno a chiedere consapevolmente i voti in cambio di soldi e di promesse per futuri favori. Ancora più stridente appare la contraddizione tra formale e sostanziale nell’ambito della comunicazione pubblica, che in una democrazia è il settore in cui si rileva con maggiore evidenza la distanza da una dittatura o da una oligarchia, in termini di libertà di espressione e di accesso alle informazioni. Come sociologi, e quindi come scienziati del sociale, pur avvezzi alla metodologia dell’immaginazione sociologica di Mills – che ovviamente non ha nulla a che fare con le fantasticherie ed i miraggi – siamo del tutto refrattari alla fantascienza. In particolar modo quando riguardi ipotesi altamente improbabili e scarsamente dimostrabili, come invasioni aliene o complotti agenti dietro le coincidenze più occasionali e banali. Ma il fatto che negli ultimi trenta – quarant’anni ci sia stata un fortissimo accentramento della proprietà di giornali, reti televisive, case editrici, agenzie pubblicitarie, ecc. contemporaneamente alla chiusura di molti giornali dei partiti politici di un tempo, è sicuramente un dato oggettivo e rilevato. Che la World Press Freedom Index abbia collocato l’Italia, su 180 Paesi analizzati, al 58° posto per libertà di stampa (l’anno scorso era al 41°) può essere una informazione forse in parte opinabile, ma resta tuttavia un forte indicatore di tendenza per la difficoltà a svolgere serenamente il lavoro di giornalista a causa di minacce, del «caos informatico» e della disinformazione. A riguardo di quest’ultima, si registra anche una preoccupante forma di ostracismo nei confronti di operatori dell’informazione che svolgono la loro opera con senso critico e ancorato a dati oggettivi e verificabili, che oltre ad essere esclusi dall’accesso ai mezzi di comunicazione di massa, vengono anche derubati dei loro contenuti intellettuali.
Ne parla a Le Sociologie, il giornalista Maurizio Bolognetti.

VIDEO: Il furto di idee, iniziative, contenuti ed immagini poi malamente declinate. Di Maurizio Bolognetti.

adminlesociologie

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One thought on “Libertà formale e sostanza dittatoriale. Considerazioni su un video di Maurizio Bolognetti sul furto intellettuale.

  1. La considerazione sulla differenza/distanza tra democrazia, dittatura o oligarchia, in termini di libertà di espressione e di accesso alle informazioni, mi pare l’elemento essenziale sollevato. È qui si gioca il discrimine tra mondi che vanno osservati, considerati e ricomposti, ma mai accomunati. La questione grave è invece quando la democrazia utilizza analoghe forme di censura e celamento della verità.

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