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Per una sociologia delle feste

sociologia generale

Per una sociologia delle feste

Studi e ricerche territoriali

Per una sociologia delle feste

di Pasquale Martucci

PREMESSA
Le espressioni festive oggi sono rivalutate e riproposte in tanti luoghi, prendendo spunto dalle caratteristiche del territorio, ovvero miti e forme religiose popolari, esempi della storia e della cultura locale, manifestazioni delle tradizioni popolari.
Occorre subito sgombrare il campo dalle evidenze di un tempo: la tendenza è di organizzare e programmare gli eventi festivi, di connotarli di significati sociali e culturali; le espressioni spontanee, quelle legate a funzioni e comportamenti rituali, pur evocati e mantenuti sullo sfondo, sembrerebbero perdere significato e partecipazione.
Il lavoro proposto riguarda uno studio sulle feste che si svolgono nel territorio, individuando le caratteristiche legate al momento festivo: dall’organizzazione, alla rilevanza dell’evento, alla partecipazione del pubblico, ai contenuti simbolico-rituali e culturali, senza trascurare il rilievo economico e la condivisione ed adesione.

LA FESTA
Le feste sono state sempre considerate secondo la loro componente rituale, in quanto si sono diffuse e consolidate nella tradizione e nella cultura popolare. Mi riferisco soprattutto alle feste che rispondono al criterio di essere vissute nelle comunità. L’evento festivo è stato sempre inteso come il periodo dedicato a celebrazioni particolari, a riti e a liturgie ben distinti dalla vita e dal lavoro quotidiani, che scandiscono sia il ciclo dell’anno sia la vita individuale. Esso comportava la celebrazione di un rito collettivo simbolico per rappresentare un ribaltamento di ruoli (il servo fatto pari al padrone, l’affamato che mangia a sazietà), in cui magari il soggetto, ricoprendo corpo e volto con la maschera, rinnegava per il tempo della festa la sua identità ordinaria e ne assumeva una differente. Tutto ciò gli consentiva una libertà insolita nei rapporti interpersonali: veniva messa in scena la rappresentazione di un teatro popolare di origini e tradizioni arcaiche, attraverso l’esecuzione di azioni, movimenti e gesti, in una gamma di espressioni corporali d’immediata significatività. (1)

SVILUPPI
Con l’avvento della società più sviluppata, negli ultimi decenni del novecento, alcuni studiosi hanno radicalmente modificato il modo di rapportarsi alle feste e qualcuno ne ha perfino evidenziato la fine. Si trattava di abbandonare rappresentazioni che riconducevano a riti arcaici che non avevano ragione di esistere in quanto occorreva guardare ad un nuovo modo di vivere la socialità, abbandonando il concetto di comunità, nell’accezione di Tönnies. (2) Eppure, qualcosa non è andata come previsto: si è appreso che alcune forme ritualizzate resistevano nonostante tutto, anzi, per dirla con Wulf, i riti rappresentavano proprio i modi di essere e i comportamenti quotidiani di qualsiasi individuo. (3)

STUDI TERRITORIALI
Gli studi che ho realizzato nel territorio cilentano hanno riguardato proprio le feste, che sono passate dalle loro componenti rituali alle nuove modalità, che chiamerò sociali, di vivere il momento di aggregazione e di condivisione dell’evento festivo. Riprendendo i lavori di Ernesto Di Renzo, ho riscontrato che è stata compiuta un’opera di legittimazione anche delle forme partecipative, che riguardano sagre e momenti meno legati alla ritualità. L’antropologo sostiene che oggi i criteri per studiare le sagre gastronomiche sono differenti: alcune necessitano di coordinamento organizzativo, altre si basano sullo spontaneismo popolare; alcune trovano svolgimento nel corso delle tradizionali feste patronali, altre costituiscono “eventi laici dal carattere “concorrenziale-sostitutivo delle feste stesse”. Inoltre, alcune perseguono “la promozione di un prodotto alimentare o di una ricetta culinaria di carattere tipicamente locale”, altre si limitano a proporre “l’offerta commerciale di generi gastronomici di più ampio consumo”. Per poterle classificare notiamo dimensioni differenti rispetto alle tradizionali feste: la comunità si apre all’esterno; le finalità sono legate al consumo; l’utilità è economica; non è rilevante la ritualità; la sua fruizione è a pagamento. (4)

MODALITA’ SOCIOLOGICA
Da questo quadro, emerge una nuova modalità, che intendo sociologica, di considerare le manifestazioni che si svolgono nel territorio oggetto di studio: attraverso riscontri sul campo, spesso ho osservato alcuni contenuti che superavano quelli tradizionali, i significati rituali, i rimandi alle forme antiche di concepire il vivere l’evento festivo in una comunità. Mi riferisco soprattutto ad alcuni elementi legati alla partecipazione all’evento, alla socialità intorno alla manifestazione, al rilievo economico che caratterizza le iniziative. Si tratta di tre indicatori utilizzati nello studio delle feste che in determinate occasioni ho messo in relazione. E ciò non per la tendenza a negare le forme rituali, ma per rilevare che, con l’affermazione di fenomeni quali: la secolarizzazione, l’industrializzazione, la razionalizzazione della produzione, i mass media, sono differenti le forme di divertimento e intrattenimento che fanno proliferare e rivitalizzare le feste. (5)

TEMPO, LUOGO, TERRITORIO
Gli elementi che caratterizzano le feste attuali non possono comunque prescindere dai concetti di tempo in cui si svolge l’evento (momenti legati al ciclo calendariale) e di spazio, che ha subito molte trasformazioni rispetto a quello utilizzato una volta. I luoghi dello scenario festivo sono ormai ampi, molteplici e distinti, per accogliere una moltitudine di persone. Sembra prevalere la necessità di ispirarsi ad un concetto oggi di moda: turismo culturale. E nel territorio, il turismo è stato favorito da una più adeguata promozione dovuta ad alcuni fattori:
a) lo sviluppo del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, che è più riconoscibile rispetto al passato grazie ad una maggiore divulgazione delle informazioni riguardanti le risorse storico architettoniche e artistico-culturali del territorio;
b) il maggiore riscontro territoriale dovuto alla pubblicizzazione di tante località, che si sono affermate soprattutto per la qualità delle acque delle loro coste;
c) la diffusione della dieta mediterranea ben oltre i confini di un territorio che, per decenni, è stato il maggior depositario di prodotti tipici e di una alimentazione sana.
Di conseguenza, il quesito da porsi è se questi fattori possano portare a vivere il territorio in maniera più adeguata, nonostante continua inesorabile il fenomeno della migrazione territoriale verso aree più ricche. E, soprattutto, se le iniziative messe in atto da Enti ed Associazioni in qualche misura possano contribuire a valorizzare in maniera differente la vasta area. Occorre però agire non sull’improvvisazione ma sulla “conoscenza e gestione” delle risorse culturali. Il processo/obiettivo è quello di formulare delle ipotesi di lavoro da verificare e puntualizzare nel tempo: la capacità di lettura e d’interpretazione del passato sono i due elementi da considerare, sempre che riescano a coniugare la “memoria” al “divenire progettuale”. Chi conosce il passato può intervenire su di esso sia per “conservare il vecchio” che per “creare il nuovo”, rivalutando la categoria della storicità verso il “sapere per agire, l’intendere per intervenire, l’aver coscienza del valore dell’ambiente – e, nella stessa maniera, del territorio, del paesaggio, dei beni culturali – per poterli effettivamente gestire e affermare”. (6)

CLASSIFICAZIONI
Venendo al territorio, le manifestazioni sono state studiate a partire dalla seconda metà degli anni novanta del novecento. Allora individuammo soprattutto due grandi classificazioni delle manifestazioni: “religiose” e “non religiose”, rilevando una serie di eventi che si svolgevano da tempo ed erano consolidati. L’Associazione CI.RI. Cilento Ricerche si è occupata di studi sulle tradizioni e le forme espressive del territorio, pubblicando diversi lavori a partire dagli anni ottanta. Riprendendo quei contributi sono state poi realizzate le ricerche sull’identità, le comunità, la cultura popolare, le feste. (7)

Le feste rilevate sono state:
Feste Religiose:
1) Il Canto delle Confraternite ad Acciaroli,
2) Il Volo dell’Angelo a Rutino,
3) Il Pellegrinaggio al Sacro Monte a Novi Velia,
4) La Festa dell’Annunziata a Licusati,
5) Il Pellegrinaggio alla Madonna del Granato a Capaccio,
6) La Festa di S. Rosalia a Lentiscosa,
7) Le Solenni Celebrazioni a Castel S. Lorenzo,
8) Il Presepe Vivente a Trentinara,
9) Il Rito di Santu Liu a Postiglione,
10) La Festa dell’Angelo a Sant’Angelo a Fasanella.
Feste non Religiose:
1) La Dieta cilentana a Pollica,
2) I Moti del 1828 a Vallo della Lucania,
3) La Rievocazione di Pisacane a Sapri,
4) Il Palio delle Contrade a S. Giovanni a Piro,
5) Alla Tavola della Principessa Costanza a Teggiano,
6) La Notte del Mito a Palinuro,
7) La Fiera della Frecagnòla a Cannalonga,
8) La Festa di Roscigno Vecchia a Roscigno,
9) La Notte dei Focei ad Ascea-Velia,
10) Alla Corte del Barone Mazzacane a Monte S. Giacomo.

INDICATORI
Per studiare le feste, costruimmo una serie di indicatori qualitativi, a cui veniva attribuito un punteggio attraverso il metodo dell’osservazione partecipante:

  • Rilevanza dell’evento (conoscenza da parte del pubblico e pubblicità);
  • Organizzazione (impegno e funzionamento organizzativo);
  • Partecipazione attiva (coinvolgimento degli attori nella festa);
  • Partecipazione passiva (presenza senza essere coinvolti);
  • Contenuti culturali (letteratura, storia, arte presenti nella festa);
  • Rappresentazione scenica (riuscita della drammatizzazione);
  • Comportamenti rituali (espressioni e gesti degli attori sociali);
  • Funzioni rituali (legate alla manifestazione, all’evento);
  • Rilievo economico (eventuale sviluppo economico rispetto all’evento);
  • Condivisione ed adesione (giudizio positivo da parte del pubblico).

RISCONTRI
Dai dati emersero i seguenti riscontri. La tendenza era quella di dare rilievo alle feste non religiose, che comportano enormi sforzi organizzativi e soprattutto legati alla pubblicità dell’evento, per catturare il consenso del pubblico. In molti casi, gli attori impegnati nelle rappresentazioni giocavano un ruolo consono all’importanza della manifestazione. Anche i contenuti culturali, curati nei minimi dettagli, conferivano all’evento un significativo riscontro. Le feste religiose, al contrario, vedevano la presenza di comportamenti e funzioni rituali. Era significativo il rilievo di questi aspetti, nonostante la stessa gerarchia ecclesiastica tentava di proibire alcune espressioni della cultura popolare (ori sulle statue e, a tratti, ex voto per grazia avuta). La conclusione era che le feste sia quelle religiose che non religiose avevano la necessità di coinvolgere un più esteso pubblico per dare rilevanza all’evento. Sembrava, cioè, inevitabile pensare le feste secondo canoni differenti rispetto al passato, per consentire di trovare condivisione ed adesione da parte del pubblico. Dallo studio emergeva l’esigenza di puntare all’organizzazione, ma non solo. Alcune feste religiose, infatti, molto meno pensate e legate a contenuti culturali, continuavano ad essere importanti. Evidentemente il coinvolgimento aveva molto a che fare con questo nuovo ritorno spirituale che pervadeva una fascia non trascurabile di popolazione. La pubblicità dell’evento era un altro requisito importante: nel caso di feste religiose pur non in presenza di forme di comunicazione mass-mediologiche, erano significativi i rapporti stretti in grado di coniugare il sacro con il profano. Tutti i tipi di feste dovevano considerare alcuni elementi: organizzazione, coinvolgimento del pubblico (attraverso rappresentazioni e contenuti sociali e culturali), pubblicizzazione della manifestazione. Un ulteriore aspetto era quello delle risorse economiche le uniche in grado di fare interagire meglio tutti i menzionati elementi. In tal modo, si potevano superare i limiti che ostacolavano lo sviluppo delle feste, nonostante si avvertisse la tendenza a ricercare forme socializzanti intorno ad un evento e desiderio di vivere il momento festivo nella società futura. (8)

ATTUALI CAMBIAMENTI
Dopo quel lavoro, molte cose sono cambiate: sono ritornato a studiare le feste e mi sono accorto che molte erano state sostituite con altre con una valenza differente. Partendo dalle manifestazioni che hanno una longevità e una riproposizione nel tempo, ho ritenuto interessante osservare le forme espressive che continuano ad essere presenti. (9)
Le manifestazioni sono state scelte tra le più rappresentative: una per ogni comune preso in considerazione, senza necessariamente valutare gli stessi eventi che furono proposti alla fine degli anni novanta.
Le iniziative sono state individuate tenendo conto dei seguenti criteri:
1) pubblicizzazione dell’evento (attraverso giornali e siti internet);
2) notizie reperite attraverso informatori;
3) questionari recapitati ai vari enti organizzatori;
4) riscontri diretti sul campo.
Sono stati verificati gli eventi che si svolgono nei vari comuni, cercando quelli più significativi che potessero permettere ai centri di essere riconosciuti e di diventare riconoscibili alla popolazione più estesa.
Tutto ciò, valutando:
a) importanza dell’evento;
b) partecipazione del pubblico;
c) ricadute economiche per il territorio.

Tra le iniziative con punteggi elevati: Auletta = NegroFestival; Felitto = Sagra del fusillo; Lustra = Alla corte di Antonello Sanseverino; Morigerati = Museoinfesta; San Rufo = Estate sanrufese; Serramezzana = Segreti d’autore; Caselle in Pittari = Palio del grano; Perito = Festa del bosco. Sono poi da considerare altri eventi nel territorio: Presepe vivente (vari comuni); Carnevale (Agropoli, Trentinara); I moti del 1828 (Vallo della Lucania); La tavola della principessa Costanza (Teggiano); Rievocazione di Pisacane (Sapri); La notte del Mito (Palinuro); La dieta mediterranea (Pollica); Le Confraternite (vari comuni cilentani); Il volo dell’Angelo (Rutino, Sant’Angelo a Fasanella); Festa di Sant’Elia (Postiglione); Festa di San Lucido (Aquara), Il Palio del ciuccio (Ceraso); Sagra del fusillo (Gioi); Sagra del pesce azzurro (vari paesi costieri); Pellegrinaggio al Monte Sacro (Novi Velia); Sagra del vino (Castel San Lorenzo); Sagra del carciofo (Auletta, Paestum); Festival dell’Aspide (Roccadaspide); Vasci, Portuni e Pertose (Perito); Festa della Cipolla (Vatolla); Festa del Pane (Trentinara); Settembre Culturale al Castello (Agropoli); Festa del fico bianco (Giungano).

METODI E INDICATORI
Le modalità di gestire l’evento festivo, considerando alcuni indicatori specifici, in generale sono così rappresentate:
1) Ente organizzatore. In genere, si tratta di Associazioni territoriali che comunque ricevono sovvenzioni e contributi da Enti ed Istituzioni;
2) Tipologia di manifestazione. Per lo più le manifestazioni hanno una valenza ricreativo/turistica; meno diffuse sono le iniziative culturali e quelle religiose;
3) Partecipanti (all’organizzazione dell’evento). Per lo più si tratta di un numero rilevante che supera le dieci unità;
4) Svolgimento (periodo dell’anno). Le manifestazioni si svolgono soprattutto in estate;
5) Anno (da quando tempo si svolgono). Le iniziative più importanti si svolgono da più di dieci anni;
6) Tradizione (se si tratta di evento tradizionale). In genere le manifestazioni hanno una valenza legata alla tradizione territoriale;
7) Cambiamenti (nell’organizzazione rispetto al passato). Nella maggior parte dei casi non ci sono cambiamenti di rilievo;
8) Forme rituali (legate allo sviluppo dell’evento). La ritualità non è più presente come in passato, quando riguardava soprattutto riti religiosi particolari che si svolgevano nel territorio;
9) Impegno (nell’organizzazione della manifestazione). In genere l’impegno è rilevante da parte degli organizzatori;
10) Pubblico (presenza di pubblico all’evento). Questo indicatore è importante per rilevare il successo dell’iniziativa. In genere la presenza è sufficiente, anche se con le dovute eccezioni;
11) Sviluppo (opportunità di sviluppo territoriale). Nonostante alcuni eventi, particolarmente significativi, in generale lo sviluppo a seguito di queste iniziative non sempre è sufficiente. Gli indicatori considerati hanno permesso di osservare: le modalità organizzative e l’impegno dei partecipanti; la tenuta della tradizione dell’evento in considerazione dei cambiamenti che sono intervenuti; la ricaduta in termini economici e di sviluppo grazie soprattutto alla presenza di pubblico.
Si è cercato di rilevare come gli individui siano portati ad aggregarsi per condividere le occasioni festive e, di conseguenza, come molte iniziative debbano essere organizzate, considerando le esigenze della popolazione.

CONCLUSIONI
Vivere l’evento festivo è condividere i momenti relazionali, e di conseguenza trovare gli stimoli, rappresentati dalle manifestazioni che il territorio propone, per recarsi in luoghi affascinanti per le bellezze storico-architettoniche e paesaggistiche. Si diffonde, dunque, una diversa modalità di proporre l’evento, specie in considerazione che in passato la tradizione offriva al pubblico una occasione festiva, badando essenzialmente all’idea di una comunità che condivideva le peculiarità del territorio e riproponeva antichi rituali per lo più a carattere religioso. Certamente anche gli antichi rituali possono essere ripresentati, a condizione che siano attrattivi e che rappresentino una occasione di promozione territoriale. La maggior parte delle iniziative proposte dovrebbero essere ripensate in maniera differente oppure addirittura abbandonate per lasciare spazio ad altri e più costruttivi eventi, con differenti organizzazioni e/o proposte migliori. A questa classificazione appartengono i comuni che si affacciano sulla costa e conoscono un flusso turistico importante, soprattutto nel mese di agosto, e quelli più interni che comunque dispongono di risorse naturali e monumentali, oltre che della capacità di organizzare particolari iniziative festive.
In conclusione, i riscontri hanno rilevato che alcune feste sono ancora quelle di un tempo, dunque hanno una certa longevità, anche se sono oggi pensate in maniera differente. Tutte comunque hanno una caratteristica: si svolgono in scenari artistico-architettonici suggestivi e badano alle nuove modalità di vivere l’evento. E cioè: la partecipazione del pubblico, la rilevanza anche in termini economici; il consumo e l’utilizzo del cibo per lo più tradizionale e tipico. Se poi sono presenti anche forme e comportamenti rituali, ecco che il quadro si compone e permette di valutare anche il rapporto con la cultura popolare e con le modalità di vita materiale che pervadevano le comunità di una volta.

Note:

  1. Sulle feste tradizionali, cfr.: Rossi A., La festa dei poveri, Laterza, 1969; Di Nola A.M., Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna italiana, Boringhieri, 1976; Mazzacane L., Struttura di festa, FrancoAngeli, 1985; Arino A., Lombardi Satriani L.M., a cura di, L’utopia di Dioniso. Festa tra tradizione e modernità, Meltemi, 1997.

  2. Cfr.: Tönnies F., Comunità e società, Comunità, 1963.

  3. Cfr.: Wulf C., Rito, in “Le idee dell’antropologia”, a cura di Wulf C., Bruno Mondadori, 2002, or. 1997) Infine, cito gli ultimi lavori di Apolito, che individua nelle forme aggregative l’esigenza, quasi psicologica, di ogni individuo che continua a vivere l’ethos festivo, magari attraverso differenti forme espressive. (Cfr.: Apolito P., Festa, in “Enciclopedia delle scienze sociali”, Treccani, 1992; Apolito P., Ritmi di festa. Corpo, danza, socialità, Il Mulino, 2014.

  4. Cfr.: Di Renzo E., Su alcune pratiche attuali della festa in ambito profano: il caso delle sagre gastronomiche laziali, in Barozzi L. (a cura di), “Storia del Lazio rurale. Il Novecento”, Arsial, 2005; Di Renzo E., Il cibo locale tra comunicazione mass-mediatica e marketing turistico del territorio, in “Annali Italiani del Turismo Internazionale”, n. 7, 2008.

  5. Sulle feste cilentane cito alcuni lavori: Martucci P., Di Rienzo A., Il sacro e il profano, Ed. Studi e Ricerche, 1999; Martucci P., Le feste ritrovate. Uno studio sociologico sulle feste religiose nel territorio del Cilento e del Vallo di Diano, Il Postiglione, A. XIII N. 14 – giugno 2001; Martucci P., Di Rienzo A., Memorie rituali. Le feste, le manifestazioni e le rappresentazioni identitarie nelle comunità del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni, Il Postiglione, Anni XXII-XXIII, numeri: ventitré-ventiquattro – giugno 2011; Martucci P., Comunità in festa. Forme e significati degli eventi festivi nel passaggio dal noi comunitario al noi relazionale. Una ricerca su alcune manifestazioni cilentane, Il Postiglione, Anni XXVI-XXX, numeri: ventisette-trentuno – giugno 2018.

  6. Cfr.: Musacchio A., La regione mediterranea e le matrici del paesaggio, in “Il Paesaggio Mediterraneo” (a cura del Centro Internazionale di Studi sul paesaggio mediterraneo), Atti del Convegno di Capri dell’ottobre 1995.

  7. Il riferimento è ai volumi: Martucci P., Di Rienzo A., Identità cilentana e cultura popolare, Ed. CI.RI, 1995; Martucci P., Le comunità cilentane del novecento, Centro di Cultura e Studi Storici “Alburnus”, 2005; Martucci P., Cilentanità, Centro di Cultura e Studi Storici “Alburnus”, 2008.

  8. Cfr.: Martucci P., Di Rienzo A., Il sacro e il profano, cit.; Martucci P., Le feste ritrovate, cit.

  9. Cfr.: Martucci P., Di Rienzo A., Memorie rituali, cit.; Martucci P., Comunità in festa, cit.

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