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SOCIOLOGIA – LA SOCIETA’ IN.. RETE (La nascita)

SOCIOLOGIA – LA SOCIETA’ IN.. RETE (La nascita)

di Camillo Capuano,
Direttore di “Sociologia la società in…rete"

L’idea di una rivista professionale di Sociologia e Società (Sociologia – La Società in.. Rete) nasce dalle esigenze di un gruppo di sociologi iscritti all’Associazione Nazionale Sociologi che hanno sentito il forte bisogno di creare le condizioni per un interscambio culturale e scientifico tra sociologi italiani e la società civile.
L’obiettivo principale è quello di dar voce alle associazioni del terzo settore, del volontariato, alle istituzioni e a tutti gli altri attori sociali presenti sul Territorio e porli in rete tra loro.
In effetti la nostra Rivista nasce nelle stanze del Laboratorio di Sociologia di Salerno in Via Vito Lembo 40, una sera di luglio del 2005. Qui il sottoscritto insieme con Arturo Di Giacomo ed Emanuele D’Acunto iniziarono a discutere di come migliorare le condizioni del sociologo e della valorizzazione del suo ruolo professionale. Insieme concordammo con forte affiatamento ed entusiasmo che avremmo potuto anche noi fondare una rivista di Sociologia. Avevamo forti motivazioni ed eravamo consapevoli che alcune riviste di Sociologia di allora non erano proprio l’ideale per supportare i laureandi e i laureati in Sociologia, specie se si considerava l’inserimento lavorativo di questi.
Noi Sociologi di base già nell’anno 2005 non avevamo voce né considerazione specialmente dal mondo accademico che ci aveva formato ma che ci aveva abbandonato al nostro destino di disoccupazione intellettuale.
Pensammo, quindi, allo stesso modo di Annibale: se non troveremo una Rivista che ci ascolti ce la inventeremo.
Non potevamo urlare al mondo accademico e alla società di come ci sentivamo offesi ed umiliati di non potere svolgere la nostra amata professione perché non avevamo un albo professionale.
La Rivista nasce, quindi, anche per la battaglia per l’albo professionale del Sociologo: una battaglia infinita.
Era da sempre insopportabile per noi tollerare che tutti invadevano il nostro campo professionale: il politico, il medico, l’architetto, l’assistente sociale e tante altre professionalità svolgevano una attività di sociologo. Noi che eravamo gli unici deputati a svolgere quel ruolo eravamo completamente “out”.
Noi consideravamo la Sociologia una scienza sociale per eccellenza. La Sociologia doveva essere una scienza utile oppure non era una scienza.
Il Sociologo avrebbe dovuto avere un ruolo fondamentale per la Società: doveva essere considerato il “medico della Società” e la sua professione doveva essere considerata di “pubblica utilità”.
Ci accorgemmo, altresì, che esisteva un “vuoto” mai colmato dalle pur tante pseudo-professionalità che usurpavano la nostra professione. Tale vuoto era rappresentato dall’analisi professionale ed esaustiva dei Bisogni Sociali, delle Malattie Sociali e dei contesti socio – economici e relazionali relativi.
La Società, per noi era ed è un “Sistema”, che può essere paragonato ad un Organismo vivente che spesso e volentieri viene colpito da un numero impressionante di Malattie Sociali.
Il Sociologo è e deve essere l’unico professionista ad occuparsi istituzionalmente di guarire le Malattie sociali analizzandole e interpretandole con tecniche e metodi scientificamente protocollati.
Nello stesso tempo il Sociologo non deve essere una figura isolata.
Tali malattie, infatti, vengono, come già detto, analizzate, studiate e interpretate ma devono essere anche “contestualizzate”.
Per poterle guarire c’è bisogno di tutte le forze attive della nostra Società. E’ la Società in.. Rete, la società che utilizza l’intelligenza collettiva che deve affrontare, combattere e guarire le Malattie Sociali.
Tutte le forze istituzionali e non di una comunità devono collaborare insieme per raggiungere lo scopo condiviso.
La lotta contro la Criminalità, ad esempio, non può essere vinta da un solo componente, seppur istituzionale della Società.
Non può essere, da sola, la Polizia a vincere questa guerra sociale.
La lotta contro la disoccupazione non può essere vinta da una sola componente della società.
La lotta contro la solitudine e l’alienazione idem.
E così è per tutte le altre malattie sociali.
Devono essere, infatti, tutte le istituzioni pubbliche e private, del terzo settore, e della società civile che in.. rete devono difendere la società stessa da tutte le incongruenze e dalle devianze che colpiscono duramente il Sistema se non combattute adeguatamente.
Eravamo convinti, infatti, che quando le Istituzioni, insieme alle Professionalità giustamente competenti, insieme alle forze attive della Società civile, si uniscono ed agiscono in.. rete per un fine comune, la società vince le sue battaglie diventando inattaccabile.
La nostra Beneamata Rivista, quindi, venne impostata su 2 livelli: il primo aveva un carattere strettamente scientifico e si poneva l’obiettivo di mettere in rete la Conoscenza Sociologica e Sociale.
Il secondo era quello di riuscire a mettere in rete le componenti attive di una Società al fine di migliorare la società stessa.

In sintesi in nostri scopi erano quelli di:

  • Dare voce ai sociologi di base perché ci eravamo resi conto che i sociologi “professoroni” delle facoltà di Sociologia ci avevano abbandonato a noi stessi senza poter riscontrare quasi nessuna possibilità, dopo la laurea, di un inserimento lavorativo.
  • Valorizzare la figura professionale del Sociologo e il suo ruolo di pubblica utilità
  • Raccogliere, pubblicare e divulgare articoli di carattere sociologico redatti da cultori delle materie sociali, da operatori del terzo settore. Articoli che non sarebbero mai stati pubblicati su alcun organo di stampa.
  • Pubblicare tante “sintesi di tesi di laurea” di neo-laureati in Sociologia o in altre scienze sociali. Tesi di laurea che non sarebbero mai state pubblicate né nella loro interezza e né in formato sintesi.
  • Riuscire a valorizzare anche la nostra idea di “Società in.. Rete”.
  • Lottare per l’istituzione dell’Albo dei Sociologi Professionisti.

    In ultimo ci rendemmo conto che avremmo potuto un giorno raggiungere un importantissimo risultato, che oggi tocchiamo con mano, quello che la nostra beneamata con i suoi 19 volumi è diventata un database che raccoglie centinaia di articoli Sociologici. Questi rispecchiano le malattie sociali, le analisi relative e i contesti sociali degli anni in cui sono stati scritti e quindi sono lo specchio e i “testimoni” di come si è evoluta la nostra società in questi anni di pubblicazione.
    Alla fine, Noi volevamo che la Rivista nascesse in ambito Associazione Nazionale Sociologi perché eravamo da sempre iscritti a tale Associazione.
    Ci recammo, dunque, a presentare l’idea progettuale della Rivista ai vertici nazionali dell’A.N.S.
    Questi furono subito entusiasti della nostra proposta e dissero che approvavano con piacere la nascita della nostra beneamata rivista sotto l’”ombrello” ANS. Essi, però non potevano aiutarci economicamente. Questo ultimo elemento non ci fermò.
    Quando, poi, uscirono i primi volumi della Rivista, gli stessi dirigenti ANS, sia nazionali che regionali ci aiutarono moltissimo acquistando la Rivista facendo un cospicuo numero di abbonamenti periodici alla nostra Rivista.
    In fine alcuni giorni dopo l’incontro con la dirigenza nazionale dell’ANS, ci recammo il 7 luglio del 2005 al Tribunale di Salerno a chiedere l’autorizzazione e l’iscrizione della Rivista nel registro della Stampa Periodica.
    La Nostra era nata!
    L’autorizzazione arrivò nell’ottobre del 2005 e il primo Volume fu pubblicato nel “febbraio del 2006”.

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