Il teatro secondo VERONICA MAZZA, ovvero rimedio dell’esistere

Il teatro secondo VERONICA MAZZA, ovvero rimedio dell’esistere

n° 6 incontro / intervista

rubrica a cura di Rita Felerico

Con questa rubrica desidero incontrare e dialogare con le voci emergenti della drammaturgia e del teatro più attive sul nostro territorio, per scoprire quanto, rispetto al caos e alla dirompente incomunicabilità, l’arte, il teatro, la scrittura rivestano un ruolo ben preciso nel coltivare e trasmettere idee e valori. Teatro come formazione dell’individuo attraverso il sapere, il dialogo, la bellezza che pur se in diverse declinazioni sono vivo linguaggio capace di svelare, interrogare e connettere.

Fra le molte realtà che operano positivamente e con successo sul territorio cittadino impegnate in progetti di rigenerazione urbana e di costruzione di relazioni di cittadinanza attiva, desidero segnalare nella rubrica del mese il Teatro Tedér, teatro Del Rimedio. La chiesetta sconsacrata dell’Arciconfraternita Del Rimedio del Molo Grande, è stata trasformata da Veronica Mazza vincitrice del bando della Regione Campania POR FESR  2018-2022 in un teatro di ben 90 posti. Ecco l’intervista.

Il progetto che sostiene il Teatro Tedér è davvero ambizioso: abbraccia varie realtà artistiche e di formazione, musica, teatro, cinema, incontri con scrittori, è spazio di accoglienza per progetti di giovani compagnie, vuole essere ed è presenza attiva su un territorio / quartiere che nella storia della città ha avuto un ruolo importante e che oggi ha bisogno di ‘rigenerarsi’ e di essere riscoperto.

Veronica Mazza, attrice amata dal pubblico napoletano, gestisce questo luogo magico e ricco di memoria, una piccola chiesa sconsacrata, con tutta la passione che nutre per il teatro e dell’entusiasmo per la vita, per la curiosità verso gli altri, per il voler conoscere fatti e racconti. Nolana di nascita, porta con sé l’amore per la libertà, la volontà di rincorrerla ed affermarla come il suo concittadino Giordano Bruno e l’accoglienza, la comprensione verso la cultura delle società, delle tradizioni, che culmina nel nolano, come massima espressione, nella famosa Festa dei Gigli.

 

Il Tedér l’hai ideato grazie al bando che vincendo ti ha permesso di realizzarlo o era già nei tuoi obiettivi, per dare ancora più spessore alla tua esperienza e alla tua carriera sul palcoscenico?

Ho immaginato fin da ragazza di possedere un luogo come il Tedèr, dove sentirmi libera di gestire ed esprimermi e di dare vita a progetti che potessero valorizzare non solo il teatro ma tutto ciò che il teatro può fare: reti di cooperazione, di condivisione, di formazione. Il Tedér possiede queste   caratteristiche di libertà, sia nell’uso dello spazio che nella gestione. Esistono comunque una serie di passi burocratici da rispettare; il bando mi ha permesso di sorpassare la ‘forma’ di associazione e consentire l’apertura al pubblico per lo svolgimento degli spettacoli.  Gli impianti sono stati costosi, ma anche in questo il bando mi ha sostenuta.

        

Quale settore, attività ha risposto meglio alle tue previsioni? E perché? Pensi di continuare a coltivarli tutti o di puntare solo su alcune in futuro?

Ho formato e formo la mia esperienza monitorando le istanze che provengono dal pubblico, accogliendo con questa modalità l’apprezzamento da parte del Ministero. Ma da tempo, frequentando il teatro comico, ho imparato che il pubblico ama vedere tante cose diverse; esistono realtà apprezzatissime orientate verso una cultura polarizzata e si comprende, ma il pubblico ama sperimentare proposte diverse. Al Tedér si varia dalle proposte di teatro musicale ai concerti, dal teatro comico alla prosa, per arrivare agli incontri con gli scrittori, ai laboratori.

Gli incontri con gli scrittori, gli eventi musicali sono andati molto bene; la prosa meno. Ma qui occorrerebbe fare un discorso più ampio, chiamare altre realtà fuori dalla Campania, si deve lavorare in più per favorire collaborazioni, abbattere costi di ospitalità.

In futuro ho in mente di far crescere il settore comico con gli stand up, che non hanno bisogno di grandi scene e costumi: è un genere che incontra i gusti del pubblico e soprattutto dei giovani. Ho scoperto così l’esistenza di ‘un nuovo pubblico’.

 

Le difficoltà più evidenti – burocratiche e organizzative – incontrate sul percorso di realizzazione. Un sintetico bilancio.

I tempi di realizzazione sono stati lunghi, cavilli normativi da risolvere che – devo dire- sono però tutti a favore del pubblico. Speriamo che la pubblica amministrazione trovi una operatività più coordinata e collegata fra gli uffici per accelerare il percorso delle pratiche. Da un punto di vista    organizzativo ho proceduto più speditamente, scegliendo il format dell’associazione, legandomi a figure come mio marito – Eduardo Tartaglia -; lo spazio è gestito da me, le decisioni le prendo io: esiste un po’ il peso di fare tutto da sola, ma il bilancio alla fine risulta positivo.

 

Il ‘quartiere’ come ha reagito? Hai potuto testare una ‘cittadinanza’ attiva con il desiderio di voler ‘fare’? Come agisci e interagisci con le altre realtà culturali presenti nella zona?

Il Tedér è uno spazio teatrale riconosciuto dal pubblico e esiste anche l’attenzione della Rai, dei giornali; il Tedér ha vinto una sfida ed è un nome affermato. Il quartiere sta cominciando ora a partecipare di più, a venire più spesso a teatro; dopo 2 – 3 anni di attività è positiva anche la collaborazione con le attività commerciali che desiderano contribuire alla rinascita del quartiere, il vicolo di rua catalana è il cuore dell’antico quartiere spagnolo che oggi è animato dal turismo, dalla attività di ristoranti e bar.

 

Il luogo, la meravigliosa chiesa sconsacrata che ti ospita, è stato elemento determinante per il successo delle iniziative? Cioè, gli spazi e la bellezza dell’ospitare – a tuo giudizio- sono fondamentali per raggiungere gli scopi?

Questo meraviglioso spazio sacro è legato alla Chiesa della Pietà dei Turchini, dove abita la Madonna che scioglie i nodi tanto amata da Papa Francesco, è legato a Padre Simone Osanna parroco della chiesa dei Turchini. Fina dall’inizio mi chiese di realizzare uno spazio teatrale per il quartiere, che fosse in qualche modo anche un   prolungamento della parrocchia, un teatro a tutti gli effetti di cui usufruire senza tessere.

 

Tu e Napoli, il Tedér e Napoli, Veronica oggi. Qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti dirmi.

Desidero continuare a tessere una rete collaborativa forte nel quartiere, pensavo anche di coinvolgere il Teatro Mercadante offrendo il Tedér come spazio per giovani compagnie, prove. Vorrei poi sottolineare che il bando spingeva gli artisti ad utilizzare nuove tecnologie per trasformare il lavoro antico delle scenografie fatto di strutture di legno, sostituire con strutture tecnologiche. Preziosa in questo la collaborazione con wind3, con Bruno Garofalo per capire come in un luogo antico si possa far arrivare la tecnologia.  Insieme all’ Accademia di Belle Arti si è progettato un boccascena digitale, una scenografia virtuale per permettere performance senza grandi costi. Questa scenografia tecnologia essenziale è una caratteristica del Tedér, unica personalità digitale nel suo genere che ha saputo legare l’identità austera della chiesa con la musica, i colori, le suggestioni di luci. Questo videomapping ha alleggerito e favorito anche il legame con il pubblico.

Rafforzerei poi l’esperienza ‘Cinema’, una esperienza bella che vivacizza la vita serale del quartiere e che può offrire ancora molto.

La chiesetta del rimedio – lo dico con orgoglio- è poi sede per tre volte all’anno di un pranzo per i senza tetto, piatti preparati dagli abitanti del quartiere, e per ogni appuntamento regalo e organizzo uno spettacolo musicale. Iniziative concordate con Padre Osanna.

Ho vissuto l’infanzia a Nola, paese importante per San Paolino, per la Festa dei Gigli che è per me simile al Palio di Siena, coinvolge tutti i cittadini. E poi c’è Giordano Bruno. Ho coltivato così una forte relazione con la cultura popolare; ho poi frequentato il Liceo Classico Carducci e al mio arrivo a Napoli l’Accademia del Teatro Bellini, la scuola di Carpentieri, di Eduardo Tartaglia. Ho ancora tanti desideri da realizzare in ambito teatrale, soprattutto in ambito comico. Ho vissuto poco più di 10 anni in questa città che è tutta un teatro, una città – mondo. Sono stata a Los Angeles, dove ho vinto un premio importante relativo al genere commedia, ma non è città teatro, neppure le città della Spagna lo sono.

Posso dire di essere una persona felice; ho fatto tante fiction, ma ad oggi dovrei forse recuperare una presenza come attrice sugli schermi tv e cinematografici.  Detto questo, la passione che ho riversato e riverso sul Tedér non demorde e non si affievolisce.

 

Veronica Mazza (Nola17 maggio 1973) è un’attrice italiana, nota per il personaggio di Cinzia Maiori che interpreta nella soap opera di Rai 3 Un posto al sole.

Si è diplomata all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli.

Ha partecipato a numerosi allestimenti, firmati, tra gli altri, da Giorgio AlbertazziTato RussoAntonio CasagrandeMario ScarpettaGigi SavoiaRenato CarpentieriGianfranco D’AngeloWalter Manfrè. Fonda insieme all’autore, attore e regista Eduardo Tartaglia una compagnia di nuova drammaturgia. È protagonista del film Ci sta un francese, un inglese e un napoletano, nel 2008, per il quale ha ricevuto molti premi. Nel 2005 entra, come guest star, nella soap opera napoletana Un posto al sole, nel ruolo di Cinzia Maiori.

È sposata con il regista e attore Eduardo Tartaglia.

   

 

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