DOVE: un modo di abitare
Di Rita Felerico
        È dal 2006 che la Comunità di Sant’Egidio pubblica una preziosa guida, DOVE, per essere accanto ai poveri, ai senza dimora, agli stranieri in difficoltà , per essere punto di riferimento, per conoscere e sapere dove rivolgersi in circostanze di difficoltà o in situazioni di bisogno.
        Un progetto, DOVE, che nel tempo si è consolidato ed è diventato sempre più completo per le informazioni acquisite, per la ricerca sul territorio, per la positiva collaborazione fra Enti, Istituzioni, Associazioni e per l’impegno nel dare vita ad una rete di aiuto non solo, ma che possa fungere anche da fonte ispiratrice per nuovi percorsi di ricerca e di azione sociale sempre più incisivi.
        Presentata il 25 marzo scorso nella chiesa di San Pietro Martire a Napoli, in Piazza Ruggiero Bonghi, luogo di accoglienza e attivo nel sociale per i numerosi laboratori che ospita, Dove è stata stampata in 3000 copie, 150 pagine distribuite gratuitamente e date a chi ne richiede copie.
        La guida vuole testimoniare la volontà di essere rete che accoglie e protegge chi vive senza dimora, perché tutti abbiano un luogo dove abitare, si legge nella locandina, un punto fondamentale per rispondere agli ideali di solidarietà di una vera democrazia. Erano presenti alla presentazione Chiara Marciani assessora alle Politiche Sociali presso il Comune di Napoli, Caterina Musella dell’ASL Napoli 1, referente strutture UOC, Antonio Mattone della Comunità di Sant’Egidio e Benedetta Ferone della Comunità di Sant’Egidio, una dei responsabili del Progetto Dove da sempre.
        Fra le numerose attività della Comunità di Sant’Egidio, per le quali non si finirà mai di ringraziarla riconoscendola come soggetto attivo nella verità della vita di ogni socialità , Dove ne rappresenta il gesto  compassionevole di incontro, dialogo, che va oltre la parola dei buoni propositi, come la Comunità ha inteso e intende fare, per incidere nelle ferite di una vita.
 A Benedetta abbiamo rivolto qualche domanda.
Quali sono i temi di riflessione più importanti che quest’anno hanno acceso il dibattito?
La salute e l’accoglienza sono i temi caldi che abbiamo sottoposto alle nostre interlocutrici, l’assessora Marciano e la dottoressa Musella; una sfida lanciata è poi quella di garantire le dimissioni protette anche attraverso l’apertura degli ospedali di comunità , oppure la connessione tra il sociale e il sanitario, le dipendenze e la salute mentale…
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I dati raccolti, rispetto anche agli scorsi anni, cosa ci suggeriscono?
 Sicuramente un aumento degli italiani
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Si sono avanzate nuove proposte di intervento?
 Queste le nostre proposte:Â
– Ampliamento dell’accoglienza, diversificata a partire dalla bassa soglia fino al cohousing, con attenzione particolare ai malati e alle donne, strutturando percorsi di uscita dalla strada;
– riapertura dell’Agenzia della Casa per aiuto con il prestito a fondo perduto per le caparre e la garanzia nell’accesso al contratto di locazione della casa;
– implementazione della rete dei servizi e la loro collaborazione, in particolare nel sociosanitario, per la presa in carico comune per dipendenze e malattia psichiatrica;
– apertura di ospedali di comunità , garantire le dimissioni protette;
– apertura di bagni e docce pubblici.
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Una testimonianza per te significativa che desideri condividere.
La storia di Vasili, giovane romeno, conosciuto in strada, che dormiva sul marciapiede di via Nuova Marina, era stato picchiato e derubato dei documenti e del poco che aveva, lo abbiamo accompagnato in un centro di accoglienza, poi a Roma a fare nuovamente i documenti e poi grazie al “progetto speranza lavoro†ha iniziato a lavorare con edil san felice nella manutenzione autostrade.Â
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Come vedi il futuro di Dove?
Digitale e interattivo
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Intervento di Benedetta Ferone dal quale si possono evincere ulteriori dati
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Presentazione Guida Dove ed 2026
Buongiorno a tutti, cari amici,
ringrazio quanti sono intervenuti oggi e hanno contribuito al dialogo sulla povertà a Napoli e ringrazio in particolare Roberto Tuorto del Banco Alimentare per aver reso possibile la stampa della Guida Dove e 2026.
La diffusione della povertà estrema che viviamo nelle grandi città , come Napoli, sta assumendo toni drammatici. Lo comprendiamo dalle tante richieste che giungono ogni giorno attraverso diversi canali alla Comunità di Sant’Egidio: ricordiamo che non sono numeri, ma persone.
Nell’attesa dei nuovi dati Istat sui senza dimora, relativi alla rilevazione di gennaio 2026 realizzata in strada e presso le strutture di accoglienza, come le due pregresse del 2012 e 2014, possiamo far riferimento al censimento della popolazione residente al 31.12.2021, secondo cui i senza dimora registrati in Italia sono quasi 100.000, 96.197, di cui il 50% concentrati in 6 comuni. Tra questi sei c’è Napoli, che ne ospita il 7%, dunque sarebbero circa 6.700 le persone senza dimora nella nostra città , seppur si tratti di un mero dato amministrativo, che incrocia i dati dell’anagrafe con quelli dei servizi. L’anagrafe centrale di Napoli ha circa 3.000 persone registrate con la residenza di prossimità , la stima dei servizi sociosanitari ne conta circa 2.000.
Le strutture di accoglienza a Napoli hanno una capienza totale di poco più di 400 posti, dunque attenendoci al dato minore, solo 1 su 5 ha dove dormire, non dove vivere, ma dove ripararsi temporaneamente la notte. Poi di giorno inizia una sorta di “gioco dell’oca†con le file per fare colazione, la doccia, una visita medica, prendere un panino…è la corsa alla sopravvivenza.
Si può vivere così anche per anni, per tutta la vita, senza rientrare in una vita più umana, ma restando un senza dimora, non senza fissa dimora, ma senza dimora. A questi si aggiungono tutti coloro, padri separati, famiglie sfrattate, che stanno per finire per strada e non sono pochi che vivono nascosti per paura, finché non accade qualcosa di grave.
Anche di giorno sono davvero pochi i centri diurni e i luoghi di riparo, le mense non esistono più nella loro accezione tradizionale, dal covid in poi possiamo dire che nella gran parte dei casi c’è la mera distribuzione del cestino d’asporto.
La Comunità di sant’Egidio ha aperto nel gennaio del 2024 la Casa dell’amicizia in via San Biagio dei Librai. Ecco alcuni dati:
circa 650 iscritti, di cui 76% uomini e 23% donne, 40 % italiani e 60% stranieri appartenenti a 59 nazionalità , tra cui le prime più rappresentate dopo l’Italia sono: Marocco, Sri Lanka, Ucraina, Algeria, Romania. Colpisce l’aumento negli ultimi anni della percentuale di italiani tra i senza dimora e le persone in stato di povertà estrema, che si avvicina quasi alla metà . La fascia di età maggiormente rappresentata è quella degli adulti tra 40 e 59 anni, che copre da sola circa la metà degli iscritti.
La Casa dell’amicizia offre uno spazio diurno di ascolto, con docce, lavanderia, poliambulatorio medico, assistenza legale e orientamento ai servizi e ai diritti.
Abbiamo realizzato 1.000 colloqui l’anno, 2.000 docce, 800 visite specialistiche tra visite interniste, cardiologiche, urologiche e oculistiche, oltre 100 paia di occhiali grazie alla Fondazione One Sight Elissor Luxottica.
L’amicizia è, come diceva don Milani, I care, mi interessa la tua vita e che non vada perduta, per questo abbiamo orientato e sostenuto 650 persone in tanti modi diversi: l’ascolto prima di tutto, l’iscrizione anagrafica, i documenti, l’iscrizione sanitaria e la possibilità di fare esami e visite mediche gratuite, informazioni sull’assegno di inclusione e altri diritti, lo sportello Inps in rete per l’inclusione, in collaborazione con Inps e Caritas Diocesana di Napoli, la ricerca del lavoro e della casa…siamo diventati un riferimento, molti tornano per fare i controlli medici, per prendere una decisione insieme, per dare una buona notizia.
Sant’Egidio è la famiglia dei senza famiglia, ma anche la casa di chi non ha casa.
A Napoli la Comunità di sant’Egidio ha aperto 4 cohousing e 3 accoglienze freddo.
Le accoglienze freddo a bassa soglia aperte a dicembre e ancora operative per almeno un mese, accolgono attualmente 17 senza dimora, a tal proposito vorrei dare una buona notizia, che già altre 7 persone, accolte quest’inverno hanno trovato il loro percorso virtuoso: 4 lavorano, 2 hanno trovato casa ed uno è tornato al suo paese dalla famiglia, in Algeria.
Le piccole accoglienze familiari aiutano a ritrovare il senso e il gusto della vita. I momenti comuni di cena, di gioco, di ascolto, insieme alle regole e al rispetto degli altri aiutano a riorientarsi.
Storie___________________________________________________________
Moussa e gli sgomberi
Moussa Traoré, maliano di 29 anni, viveva sotto i portici del Duomo di Napoli. Una mattina nel 2024 c’è stato uno sgombero, i vigili e gli operatori sociali del Comune sono andati intimandogli di lasciare quel luogo, lui vedendoli salire con le scarpe sul suo giaciglio si è sentito minacciato ed ha cacciato una spranga con cui ha colpito il vigile, che a sua volta ha sparato sette colpi, solo uno l’ha colpito.
Moussa viene arrestato e condannato ad una pena di dieci anni, in carcere all’inizio lavora impegnandosi nella pulizia dei corridoi, poi riceve l’invito al pranzo di Natale a cui non partecipa, viene allontanato dal lavoro, comincia a non mangiare più, diventa sempre più magro, arriva a pesare meno di 40 kg, portato al P.S. del carcere non viene disposto nessun ricovero, viene poi ricoverato solo il 20 marzo, troppo tardi, morirà il giorno dopo nel centro clinico di Poggioreale.
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Vasili ed il lavoro che ridà dignitÃ
Vasili ha 33 anni e viene dalla Romania, lo incontriamo che vive in strada su via Nuova Marina, chiede soldi e vorrebbe lavorare, un giorno una persona gli regala un cellulare, quella stessa notte viene aggredito e derubato, si spaventa, resta senza telefono e senza documenti. Dopo aver denunciato alla Polizia, un’amica lo accompagna a Casa dell’amicizia, gli troviamo un’accoglienza notturna, in modo da essere protetto almeno la notte, poi prendiamo appuntamento all’Ambasciata di Romania a Roma per rifare i documenti, inizia i colloqui di lavoro attraverso dei contatti che gli forniamo e lunedì ha iniziato a lavorare in provincia di Napoli per la manutenzione delle Autostrade.
Sono due storie parallele di giovani arrivati in Italia con la speranza di una vita diversa, tutto però dipende dagli incontri che fai e dalle occasioni che hai, la vita in strada a Napoli come in ogni grande città è pericolosa, anche per questo l’accoglienza deve essere ampliata, per proteggere la vita e far si che non venga strappata così presto.
La vita in strada dura poco più di 40 anni, secondo dati del Fiopsd, gli altri 40, come abbiamo detto in occasione della Memoria di Elisa e di chi ha perso la vita in strada, sono stati rubati dall’inaccoglienza. La speranza di vita in Italia infatti è di 83,4 anni, posizionando l’Italia tra i paesi più longevi al mondo, salvo per chi è povero e senza casa. Negli ultimi tre anni le persone morte in strada sono state più di 400 ogni anno, nel 2026 già 90 in Italia.
Unire e non separare, far conoscere i propri diritti e rendere i servizi più vicini e comprensibili, questo è ciò che auspichiamo e chiediamo anche come impegno ulteriore alle nostre relatrici.
Dati della Guida
151 pagine
Oltre 500 indirizzi in 23 sezioni
54 mense, di cui 38 a Napoli e provincia
36 centri di accoglienza, di cui 21 a Napoli e provincia
32 centri doccia, di cui 21 a Napoli e provincia
32 ambulatori medici a bassa soglia
25 centri di aiuto, di 20 a Napoli e in più i centri anti violenza
La procedura per la residenza anagrafica, i centri per l’impiego, distretti Asl, centri
STP/ENI; i Serd, centri per le dipendenze da droghe, alcol e dal gioco, le unità operative per la salute mentale
47 comunità di recupero, di cui 26 a Napoli, 8 centri diurni per le dipendenze
Indirizzi utili per stranieri, scuole d’italiano e biblioteche
3.000 copie a colori in formato tascabile, che saranno distribuite gratuitamente ai servizi e a chi ne farà richiesta

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