Cosa accade al Tedér – Teatro del Rimedio- Storie di donne
ALFONSINA – Non puoi fermare il vento con le mani, di Marilena Lucente, regia Roberto Solofria
Al Teatro Tedér 27 giugno, ore 21:00, per il Campania Teatro Festival 2026
Di Pino Cotarelli
“Ragazzina vieni a vedere che spettacolo ti faccio stasera. Di quelli che restano per sempre. Perché te l’Alfonsina la puoi pure dimenticare, ma non ti devi mai scordare che sei una donna e sei fatta per correre alla grande e puoi andare dove ti va “
È la battuta che chiude il monologo di Alfonsina- non puoi fermare il vento con le mani, scritto da Marilena Lucente e interpretato da Anna Bocchino andato in scena nell’ambito del Campania Teatro Festival al Teatro Tedér per la regia di Roberto Solofria.
Ed effettivamente la storia di Alfonsina Strada, prima ed unica donna nei primi anni del secolo scorso, 1924, a partecipare al Giro d’Italia, ‘roba da uomini’ !!!, non era neppure immaginabile, ma Alfonsina, la matta, si impose, andando contro il ‘senso comune’ che la voleva in casa, madre, moglie e braccia di supporto per lavorare la terra.
Alfonsina veniva da una famiglia numerosa, povera, tradizionale e la bicicletta -non proprio nuovissima – arrivò in casa per caso e solo i maschi avrebbero dovuto usarla. Per questo a lei toccava aspettare la notte, per imparare a pedalare senza essere vista. “…pedalata dopo pedalata, capisce di essere fatta per andare lontano, correre, rispondere ai battiti del suo cuore, immaginarsi ciclista….rendere il suo corpo vivo dal movimento e dal desiderio quotidiano della bicicletta. Impossibile: come voler fermare il vento con le mani”.
Scrive così la Lucente per descrivere quanta forza e coraggio in un mondo prettamente maschile abbia dovuto mettere un campo Alfonsina che, pur vincendo molte gare, pur essendo divenuta famosa in Russia e aver ricevuto l’attenzione del mondo sportivo, giornalistico e persino quello del Sovrano, deve continuamente lottare per farsi riconoscere donna e far riconoscere i meriti del suo impegno e lavoro.
Viene chiamata Alfonsin come atleta, mascherano la sua identità femminile ma lei non demorde e non maschera il suo essere donna. Ama il suo primo marito – purtroppo dopo non molti anni di matrimonio rinchiuso in una casa di cura che non ha mai abbandonato e finito di curare -, ama il suo secondo compagno, con il quale condivide la passione per le due ruote. Lavora Alfonsina anche dopo le vittoriose gare, si guadagna la vita nel Circo, nel negozio di motociclette che aveva messo su con il marito, dove muore, con il cuore schiacciato dai moderni ‘mostri’.
Un testo semplice ed efficace, poetico nel descrivere l’atmosfera di quegli anni, l’Italia di allora e lo status di una donna o meglio delle donne, che se pur lontane nel tempo sono assai vicine come status alle donne dell’oggi. Una regia che mette in risalto il significato e il senso delle parole e la recitazione che si avvale della splendida interpretazione dell’attrice, in simbiosi con il personaggio. Movimento, ritmo serrato, spazio che muta grazie ai gesti ed al movimento dell’attrice, che pedala, suda, sorride, si ribella.
Resta nel cuore Alfonsina, la sua storia, la sua energia, il suo amore per la libertà.
AlFONSINA Non puoi fermare il vento con le mani
DI Marilena Lucente
CON Anna Bocchino
REGIA Roberto Solofria
CONSULENTE SCENE Vincenzo Leone
COSTUMI Giulia Contrastato
ASSISTENTE ALLA REGIA Marica Palmiero
ORGANIZZAZIONE Ilaria Delli Paoli
AMMINISTRAZIONE Viola Forestiero, Ettore Nigro
LOCANDINA Francesco Palladino
COPRODUZIONE Mutamenti/Teatro Civico 14 e Piccola Città Teatro (Teen Theatre)
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IL PANICO TOTALE, testo e regia Giovanni Meola, con Sara Missaglia
Al Teatro Tedér il 2 luglio, ore 21:00, per il Campania Teatro Festival 2026
Di Rita Felerico
Non è una sola figura di donna quella che Giovanni Meola mette in scena, o meglio sono le donne che vivono nel corpo e nella mente di una e si confrontano con quelle che sbocciano nel corpo e nella mente di una adolescente, la figlia.
Bravissima Sara Missaglia nell’interpretare e far interagire sul palcoscenico tutte queste figure, tutte le donne che dialogano in lei e fuori di lei, senza forzare e strabordare in toni drammatici o forzati. La semplicità delle scene, segnate da pochi elementi nel giusto modo illuminati (dei cubi trasparenti che sono sedie, schermi di computer), da due paia di scarpe, uno maschile, l’altro femminile, da collant di vari colori che Sara attorciglia fra loro, intreccia sul suo corpo, facendoli divenire strumenti di comunicazione e simboliche parole e infine la musica che accompagna la trama dello spettacolo, rendono a ci fanno immaginare il Panico Totale del quale il regista / drammaturgo ci vuole rendere partecipi.
Sono panico le scelte da compiere, interrompere o meno una gravidanza fuori matrimonio, panico il misurarsi con la realtà di una società che vede la donna che diviene madre ancora poco idonea a perseguire e raggiungere posti di responsabilità. Ma la nostra protagonista resiste e ciò che voleva ottenere lo ha a dispetto di ogni aspettativa, lottando e resistendo, affrontando gli altri, se stessa e la figlia, in ‘giusto’ contrasto con il materno.
Una figlia che percorre in qualche modo lo stesso cammino di difficile esistenza della madre, senza una figura paterna al fianco, compiendo quello che Giovanni forse sembra suggerire: si va incontro ad un unico destino, a comprendere in un unico denominatore madre e figlia. Una madre con ancora inespressi desideri adolescenziali che ancora fremono nelle viscere, una figlia che subisce le leggi di una società ripiegata sul maschio e sul suo potere gestionale.
Gli uomini in questo testo assumono infatti una negativa presenza, non hanno spinta emotiva, decisionale, succubi di uno schema comportamentale arcaico, maschilista, dal quale non riescono ad allontanarsi.
È alla donna che il regista affida una possibilità di movimento, di superamento, di allontanamento dal panico, rendendola consapevole dei limiti e delle possibilità che siamo in grado di comprendere per poter andare oltre. Sara, perfetta nei suoi abiti, coordina con il corpo, gli sguardi, la proprietà delle parole e dei gesti l’utilizzo delle figure immaginifiche che lo spettacolo suscita, dando voce e vita alle tante donne che hanno popolato l’immaginario del regista e ora il nostro.
IL PANICO TOTALE
Testo e regia Giovanni Meola
Con Sara Missaglia
Scenografia Flaviano Barbarisi
Costumi Daniela Brosio
Assistente alla regia Michela Esposito
Produzione Associazione Culturale Virus Teatrali
