Il teatro secondo QUINTILIO ILLIANO ovvero l’attore che è in noi
n° 8 incontro / intervista
rubrica a cura di Rita Felerico
Con questa rubrica desidero incontrare e dialogare con le voci emergenti della drammaturgia e del teatro più attive sul nostro territorio, per scoprire quanto, rispetto al caos e alla dirompente incomunicabilità, l’arte, il teatro, la scrittura rivestano un ruolo ben preciso nel coltivare e trasmettere idee e valori. Teatro come formazione dell’individuo attraverso il sapere, il dialogo, la bellezza che pur se in diverse declinazioni sono vivo linguaggio capace di svelare, interrogare e connettere.
Il teatro è una scuola di emozioni afferma Paolo Crepet, e il palcoscenico è lo spazio dove si ricrea e si accende quel fuoco della vita che si possiede, in attesa di essere portato alla luce. Il teatro in questo senso è il luogo non luogo dove tutto è possibile, dove prendono corpo desideri e sogni, dove si trova il coraggio di guardare negli occhi le proprie fragilità e debolezze e appropriarsi degli strumenti utili a superarle.
Una ‘scuola di formazione’ in definitiva, che non assume mai le vesti di una ‘scuola’, lavorando sulla meraviglia e la libertà di espressione.
Di questo abbiamo chiesto a Quintilio Illiano che da tempo con la sua scuola di formazione artistica e teatrale, l’Arte del Sipario, accoglie e coinvolge tantissimi ragazzi con l’amore del e per il teatro.
Quintilio come ti sei avvicinato al teatro e cosa ti ha spinto a fondare una scuola di formazione artistica e teatrale? Il suo scopo, il suo perché.
Mi sono avvicinato al teatro per caso. Nella scuola che frequentavo un anno organizzarono – per acquisire punti di credito -un corso di recitazione. Ne rimasi affascinato, tanto affascinato. Ho continuato così a coltivare questa passione, mi sono iscritto a varie scuole di recitazione attive sul territorio – io abito a Bacoli – contattato varie compagnie, assistito a vari spettacoli. Due incontri importanti sono stati quelli con Nando Paone e soprattutto con Sergio Solli, presso la sua Accademia di San Giorgio a Cremano. Lui mi ha trasmesso un insegnamento fondamentale, imparare ad avere una visione diversa di sé sul palcoscenico, ho imparato a guardarmi dall’esterno e quindi a sentire e vivere il teatro in altro modo. Questo mi ha permesso di osare, mi sono dedicato alla regia, ho scritto e redatto spettacoli da solo ma, fondamentalmente, mi sono dedicato agli altri, ad insegnare. Sono sempre in cerca di nuovi percorsi, non mi fermo mai, neppure con la mia compagnia che ha lo stesso nome della scuola l’Arte del Sipario.
Segui un metodo in particolare per formare i ragazzi o assembli più insegnamenti?
Gran parte del mio insegnamento parte dalla mia viva esperienza, a questo associo le cognizioni tecniche e gli esercizi tecnici di attorialità che ho appreso nel percorso formativo presso le scuole o l’Accademia. Ai bambini spesso dico che con il teatro ci si deve divertire ma in modo serio. In questo senso abbino pratica e teoria e mentre siamo in prova parlo delle battute, delle pause, dei tempi della parola
Quali sono i sentimenti e i principi più forti che ti guidano e quelli che ricevi in cambio?
Molti mi chiedono perché questo amore per il teatro? Perché dedichi tanto tempo al teatro? Il mio scopo è coltivare e raggiungere un benessere personale e il teatro mi aiuta, mi estranea dal tempo frenetico del contemporaneo, mi aiuta a riflettere e ritrovarmi. Lo scopo è quello di trasmettere al pubblico questo mio intento e le tante emozioni che si provano prima di andare in scena, sulla scena: difficile spiegarle tutte. Fare teatro è per me una liberazione dal tempo piccolo della quotidianità, andare in scena è una liberazione e di questo desidero avere riscontro incontrando il pubblico, condividendo le emozioni
Desideri ampliare la tua attività? Se sì in che direzione, se no perché?
Più che ampliare la vorrei consolidare sulla scia della passione e non intraprendere un percorso commerciale. Nella mia attività, nel pensare e dare vita ad uno spettacolo penso a non dover sprecare denaro, principio valido per me e per i genitori dei ragazzi. Per fortuna lavoro in azienda e ho una attività commerciale che mi consente di essere tranquillo economicamente e di pensare e portare avanti la mia passione. Per questo ritengo che bisogna ampliare con misura Oggi ho 4 classi diverse di recitazione, 70 allievi, tutti provenienti dalla mia zona.
Ritieni dunque, alla luce della tua esperienza, che il teatro sia necessario non solo alla formazione dell’individuo ma anche del cittadino? Ovvero il teatro ha una sua importante funzione etica?
Spesso ne parlo con i genitori; il primo passaggio per un percorso formativo strutturato e valido nell’ambito culturale lo si deve compiere nelle scuole, poi sarà l’allievo a decidere se approfondire la strada delle arti, del teatro. Nelle nostre scuole non esiste questa sensibilità culturale e didattica. Si insegna poco teatro, poca musica, poca arte, espressività fondanti della nostra personalità.
Ho allievi con problemi di dislessia, di socializzazione, due classi con 35 allievi ognuna. Sono ragazzi che hanno bisogno del teatro, di essere educati alla socializzazione e all’integrazione che il teatro dona, ragazzi che hanno necessità di abbattere la timidezza, la vergogna. Pochi giorni fa ho assistito alla seduta di laurea di un mio allievo: si è laureato in spagnolo con una tesi sul teatro. Ho notato che su 5 ragazzi laureandi lui è stato quello che ha padroneggiato meglio l’aula, era sicuro di sé, merito del percorso formativo teatrale che ha compiuto. Questo apripista – ripeto – lo dovrebbe compiere la scuola in primis.
Un tuo pensiero sulla realtà teatrale napoletana e sulle difficoltà dell’agire e realizzarsi in questo campo.
Non ho trovato particolari difficoltà: volevo, ho voluto e desidero recitare, non diventare qualcuno. Questo fa a pugni con l’imperante pensiero di oggi, è più importante apparire che essere qualcuno di sostanza. Il teatro in questo significato per me è al primo posto, forse per questo non ho avuto limitazioni, neppure anni fa quando ho aperto la mia scuola di recitazione.
Un sogno nel cassetto. I progetti futuri.
Il mio sogno è sempre quello di avviare quanti più ragazzi alla scoperta del teatro. Anche per questo parto spesso in qualsiasi iniziativa dalla storia del loro territorio, che non conoscono e che non si insegna sempre nelle scuole. Abbino infine, per rafforzare il percorso, la conoscenza dei nostri Maestri da De Filippo a Scarpetta e Viviani. Sto pensando da tempo di mettere in scena con i ragazzi ‘o scarfalietto, di Scarpetta. Diamoci appuntamento per allora.
