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Repetita juvant

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di Luciano Scateni

C’è chi storce il naso, chi sbuffa se il pacifismo non smette di ricordare l’immane tragedia del 1945. Era il 6 di agosto quando l’umanità ha vissuto la sconvolgente notizia delle atomiche sganciate da un bombardiere americano sul Giappone: 250mila le vittime di Hiroshima e Nagasaki, quasi tutti civili, altri morti nei mesi e negli anni successivi di cancro e malformazioni alla nascita per le radiazioni emesse dalle atomiche. Quasi vent’anni più tardi prese corpo la notizia di un pilota del bombardiere pentito, divenuto frate certosino, ospite del convento calabrese della Sila. Leggenda o verità: fosse vero, il pilota pentito sarebbe interprete del sentimento universale di sdegno e di solidarietà per chi ha pagato la disumanità degli Stati Uniti, consapevoli di uccidere civili innocenti. Che ricordare l’accaduto non sia inutilmente ripetitivo è drammaticamente confermato dalla notizia di un nuovo bombardiere nucleare, il B-21, valore 700 milioni di dollari, specializzato nel trasporto di armi nucleari, immensamente più distruttive delle atomiche. Gli Stati Uniti, come fosse esposto in un salone delle novità, lo presentano così (!): “Testimonianza di ingegnosità e innovazione”.

Non è un caso se l’annuncio coincide con minacce reciproche di Usa e Russia, di Putin e Biden. La guerra, spia di follia omicida, di propaganda aggressiva, se preludesse davvero a un conflitto atomico, addosserebbe ai pacifisti di processare a 77 anni di distanza l’ecatombe mai punita di Hiroshima e Nagasaki. Il nuovo bombardiere prevede la possibilità di incorporare nuove armi, che non sono state ancora inventate” ed è “predisposto per volare senza equipaggio”. La flotta dB-21 costerà agli americani 203 miliardi di dollari e prevede la costruzione di ‘almeno’ 100 aerei.

L’Europa dà una mano alle potenti multinazionali che producono e vendono armi in tutto il mondo, gli stessi che condizionano le elezioni del presidente Usa, che finanziano la loro campagna elettorale e fomentano gran parte delle guerre nel mondo.

In Italia, il governo Meloni approva il disegno di legge per l’invio “di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative di Kiev” Non siamo soli. Dichiara la premier finlandese Sanna Marin: “Il conflitto in Ucraina ha dimostrato la debolezza dell’Ue, senza gli Usa saremmo tutti nei guai”.

Guerra da ‘cortina di ferro’ tra Usa e Russia. Svanita l’interessante disponibilità di Papa Francesco a mediare per la pace (Putin si è offeso per le accuse di Bergoglio) Biden ha provato a invitare il leader russo a trattare per la pace, il Cremlino ha risposto “picche, se non si riconosce la nostra sovranità sui territori annessi con il referendum”. Identica è l’indisponibilità di Zelenski a concedere il Dombass ai russi. Chi paga le conseguenze dello stallo: civili che continuano a morie in Ucraina, i milioni di profughi, i difensori dei territori invasi dai russi, i giovani spediti da Putin a combattere e morire per una guerra non condivisa. Pagano i milioni di famiglie dei poveri di mezzo mondo, ridotte in miseria dai belligeranti, esposte al pericolo di subire la guerra atomica minacciata reciprocamente da Putin e Biden.

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