Una mattina, mi son svegliato…

Una mattina, mi son svegliato…

di Luciano Scateni

‘Bella ciao’, ‘Napoli non ti vuole’, ‘Una mattina, mi son svegliato (…e ho trovato l’invasor, ndr’), ‘Via da Bagnoli’: così bardati, i balconi del quartiere dove Fratelli d’Italia ha osato chiudere la campagna elettorale hanno contrastato la provocazione. Lo stato di delirium mentale della ‘sora Ceccioni’ da ‘sagra burina’, come l’ha ribattezzata De Luca, governatore della Campania che non usa i guanti con il ‘nemico’, si era forse illusa di essere bene accolta nella città delle Quattro Giornate? Senza il raccogliticcio di gitanti in trasferta napoletana su pullman provenienti da regioni limitrofe, l’adunata postfascista avrebbe registrato un altro flop, ma ha comunque provocato l’aggravante di un’area di Bagnoli impraticabile per l’occupazione di blindati e auto della polizia e la beffa di multe alle auto non spostate altrove.

“Spiacente ministro Lamorgese”, non conosciamo gli ordini impartiti alle forze dell’ordine, ma di sicuro c’è che ha sottovalutato lo storico, consolidato orientamento politico della polizia, da Tambroni e Scelba in poi, le sue tendenze destrofile. Questa l’origine degli eccessi di protezione dei comizi della borgatara della Garbatella, comprese le manganellate ai pacifici dissidenti di Palermo.

Un consiglio a chi si espone pubblicamente per opporsi al postfascismo. Per i prossimi appuntamenti di piazza, che la destra vinca o perda, diffondete un appello a mezzo social-passa parola-mail, perché i manifestanti ‘contro’ si dotino di fischietti (quelli di plastica costano pochissimo) e lo usino tutti insieme per sommergere l’audio dei comizianti. Intervenisse la polizia, per stroncare questa pacifica dimostrazione di dissidenza, sarebbe confermato l’atteggiamento illiberale, repressivo della destra e gli italiani brava gente avrebbero un motivo in più per un loro “Bella ciao, non vi vogliamo”. Il quartiere operaio antifascista di Bagnoli, nonostante gli anni trascorsi dalla deindustrializzazione dell’area, ricorda la presenza-baluardo dei caschi gialli in ogni emergenza democratica di Napoli, ruolo trasmesso agli eredi.

De Luca non sarà amatissimo, ma non si può negare la sua verve satirica. (Contenuto riassunto del quotidiano ‘Repubblica’): ieri, a Roma, sul palco con Letta, De Luca ha detto: “Al comizio della destra c’erano un esemplare politico allevato nelle praterie padane, un fresco sposo di 86 anni, un po’ molle, barzotto (significato: che si trova a metà cottura; che è in uno stato intermedio, manchevole; del membro virile, non in piena erezione). Poi è apparsa una figura vestita di bianco, da prima comunione, con in mano un giglio. È bastato che parlasse perché l’incanto svanisse e apparisse ’a sora Cecioni, ’a sora Gina”, in compagnia del ‘carrocciaro della padania’, di Berlusca e della borgatara della Garbatella”. Peccato, De Luca non era a conoscenza della colossale gaffe di “Sono Giorgia”, commessa a Bagnoli, del suo suicida “non sono meridionalista”, dichiarato nella capitale del Sud. Il presidente della Campania non era neppure al corrente del saluto di commiato da Napoli della ‘Sorella d’Italia: “Mi sono vestita di rosa per essere più petalosa”, altrimenti avrebbe tratto lo spunto per un nuovo strale della satira. La frase da rivista gossipara, l’ha pronunciata lasciando la sede napoletana della Confindustria dove l’hanno contestata i giovani.

Fedelissimi di Putin, nella fattispecie i soldati che sbarcano il lunario torturando e uccidendo civili inermi (anche più di trecento bambini), sono in servizio attivo, vigilano perché il referendum sulla sovranità usurpata della Russia in Ucraina riceva una valanga di ‘sì’ all’annessione. Avete osservato le immagini dei votanti con al fianco un militare che sbircia il segno della croce sulla casella giusta, la stranezza di urne trasparenti che accolgono le schede aperte e consentono di leggere il voto? Questa Russia, blatera il Berlusca privo per patologia senile di freni inibitori, che male ha fatto a invadere l’Ucraina, era ben intenzionata, voleva instaurare a Kiev un governo di brave persone. Il ‘caso’ sollecita un invito: se conoscete un italiano disposto a dichiarare che vota per il Berlusca, rendete noto nome, cognome e professione. Conoscerlo colmerà l’insoddisfazione di non aver mai incontrato un simile fenomeno della natura.

La risposta alla follia criminale di Putin è la fila di dieci chilometri di russi al confine con l’Ucraina dove rifugiarsi.

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