LABIO DE LIEBRE i(venganza o perdón)
Al Teatro Mercadante 21 giugno, ore 21:00, replica 22 giugno, ore 19:00
Servizio di Rita Felerico
L’incontro con il teatro colombiano è stato il secondo appuntamento della sezione internazionale del Campania Teatro Festival; sul palcoscenico del Teatro Mercadante la compagnia Teatro Petra, fondata nel 1985 da Fabio Rubiano e Marcela Valencia, si è esibita in uno spettacolo considerato opera miliare del teatro colombiano, Labio de Liebre. A dieci anni dal debutto, se ne apprezza la vivezza dell’azione, l’anima della drammaturgia rimasta integra nei suoi intenti iniziali.
La vena ‘leggera’ con la quale si denuncia il dramma sociale e politico del Paese, non smorza, anzi rafforza con forte linguaggio la verità di un dato che appare in tutta la sua cruda realtà, descrivendo l’impotenza di ogni tentativo che possa giustificare i comportamenti violenti e inumani di un potere che annulla ogni individualità. Non esistono ‘persone’, ma uomini /numeri che vanno cancellati e soppressi se non ‘utili’ al potere.
Il protagonista, Salvo Castello, condannato per i suoi crimini, agli arresti domiciliari, costretto a vivere in un luogo inospitale, viene ‘visitato’ dai fantasmi delle sue vittime: la famiglia Sosa e Roxi Romero, una giornalista in cerca dei fatti e della verità. Ognuno di loro intreccia con Salvo e con gli altri fantasmi una relazione di dipendenza che giustifichi la loro stessa vita.
Sono contadini, lontani dai giochi del potere, che vorrebbero vivere le loro situazioni senza il giogo di chi invece è a caccia della loro soppressione. Vorrebbero una spiegazione chiarificatrice del perché della loro morte, alcuni non sanno neppure dove siano i resti del loro corpo. Vorrebbero essere riconosciuti e nominati perché è nella memoria dei nomi e nel ricordo delle loro storie che si può prendere coscienza della verità e mutare nelle scelte di vita sociale, nelle azioni di persone in grado di tenere fra le mani il proprio destino.
Il titolo si ispira al nome di uno dei personaggi centrali, soprannominato così per il suo labbro leporino e i crimini raccontati in Labio de liebre sono avvenuti in un paese specifico, la Colombia, ma la loro risonanza si estende a tutta l’America Latina e ovunque siano esistiti ed esistano conflitti violenti – si legge nelle note di regia- Nel corso di questi dieci anni, la messinscena è stata adattata per rispondere alle domande che essa stessa solleva. Nelle prime repliche alcune scene suscitavano risate per l’uso dell’ironia. Tuttavia, Rubiano e il suo team hanno scelto di rivedere questi momenti: “Non si fanno battute sul dolore delle vittime, ma sull’assurdità di certe situazioni di violenza. L’opera è diventata più riflessiva, più attenta”, commenta il regista. Così come le reazioni del pubblico hanno dimostrato che l’opera non resta confinata alla finzione. In Messico, uno spettatore ha interrotto spontaneamente con un grido — “¡No mames!” — davanti a una battuta assurda di un personaggio. In Perù, un ex combattente statunitense della Guerra del Golfo si è avvicinato al cast visibilmente commosso, raccontando di non aver mai potuto parlare prima della propria esperienza. In Spagna, il pubblico ha riconosciuto che era un’opera che parlava anche dei propri morti. In Colombia, ex guerriglieri, ex paramilitari e vittime si sono ritrovati nella stessa sala.
Interessante questo rapporto con il pubblico, questa capacità che ha il teatro di portare alla coscienza e alla riflessione momenti e situazioni della propria vita altrimenti vissute passivamente. È questo sentimento che resta intenso, attraversando tutta la trama che si intreccia e che alla fine senza condannare o dare risposte definite, lascia al pubblico lo spiraglio del proprio pensiero e giudizio. Bravissimi tutti, sciolti, liberi nei panni e nei ruoli dei loro personaggi che sanno essere e porsi con sicura espressività non come finzioni sceniche ma persone con anima e pensiero, capaci di coinvolgere il pubblico in quel bellissimo immaginario / vero che è il teatro.
LABIO DE LIEBRE (venganza o perdón)
CON
MARCELA VALENCIA nel ruolo di Alegría de Sosa (La madre della lepre)
LILIANA ESCOBAR – Roxi Romero (La giornalista)
JACQUES TOUKHMANIAN – Granado Sosa (La lepre)
JUANITA CETINA – Marinda Sosa (Sorella della lepre)
JORGE IVÁN RICO – Jerónimo Sosa (Fratello della lepre)
FABIO RUBIANO – Salvo Castello (Uomo in Territorio Bianco)
SCRITTO E DIRETTO DA FABIO RUBIANO ORJUELA
DIRETTORE TECNICO ADELIO LEIVA
COMPOSIZIONE MUSICALE E DISEGNO SONORO CAMILO SANABRIA
DIREZIONE ARTISTICA LAURA VILLEGAS
DISEGNO LUCI ADELIO LEIVA, LEONARDO MURCIA
DISEGNO VIDEO CARLOS PÉREZ, DIEGO ANDRÉS FORERO
TRUCCO E ACCONCIATURE ALEJANDRO RESTREPO
INGEGNERE DEL SUONO JOHN ROMERO
REALIZZAZIONE COSTUMI E ACCESSORI SERVANDO DÍAZ, WILLIAM DE JESÚS
REALIZZAZIONE SCENOGRAFIA VISUAL SACS E HYGSTUDIOS
DIRETTORE DI SCENA HENRY ALARCÓN
ASSISTENTE DI PRODUZIONE DERLY NEIRA
MACCHINISTI GIULIANO BARRA, WILSON ACOSTA, FILIPPO ALARCÓN
PRODUZIONE TEATRO COLÓN DE BOGOTÁ E TEATRO PETRA
LINGUA SPAGNOLO – SOVRATITOLI IN ITALIANO
