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È possibile lo sviluppo culturale?

È possibile lo sviluppo culturale?

È possibile lo sviluppo culturale?

di Pasquale Martucci

I maggiori istituti di ricerca sociale da tempo rilevano le evidenti problematiche legate all’abbandono del territorio da parte dei giovani, riconducendole in prevalenza al modello sociale economicistico individualistico e legato all’affermazione degli interessi personali. Eppure a ben vedere, lo stesso appare superato, in quanto tante e diversificate sono le istanze sociali, le esigenze complesse, le dinamiche meno univoche rispetto a quello che si crede.
In questo intervento, cerco di argomentare sulle possibilità dei nuovi strumenti digitali e delle nuove forme di gestione del territorio da parte dell’industria culturale, che offrirebbero opportunità se si rivolgono a progetti e percorsi collettivi. Solo un cambiamento di prospettiva può far ripensare un modello che non riesce a leggere le tendenze dei mutamenti sociali, in una società ormai da intendere in termini di tecno-cultura.
Come argomentato in un precedente lavoro, rifacendomi al “Rapporto Svimez 2022”, ho rilevato l’ambito culturale e creativo, in cui l’invito è a riflettere sulla condizione della forza lavoro culturale, per affermare politiche di intervento. (P. Martucci, La creatività culturale della Svimez, Rivista online “Le Sociologie”, 1 dicembre 2022, https://www.lesociologie.it/)
Si manifestano da subito alcuni problemi: il primo è l’assenza di sviluppo di forme imprenditoriali per gestire il patrimonio storico-artistico; in secondo luogo, c’è l’assenza di metodologie in grado di monitorare il contributo del cosiddetto “terzo settore” al benessere economico e sociale delle comunità; infine, c’è la questione dell’assenza di risorse qualificate e del lavoro in sinergia tra professionisti della cultura e della creatività e quelli del settore turistico. È l’azione congiunta tra settore produttivo, culturale e turistico, che può far compiere un’inversione di tendenza.
Il tema della creatività nella vita quotidiana e la sua dimensione relazionale si rivolgono alle dinamiche del consumo, all’industria dello spettacolo, al turismo. La creatività è un modo particolare di pensare che implica originalità, anticonformismo e fluidità, e introduce qualcosa di nuovo, uscendo dai pregiudizi e dagli schemi prefissati e considerando soluzioni davvero innovative che mettano in dubbio le presunte certezze. Riprendendo una ricerca sulle industrie culturali e creative nei processi di sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese, e mi riferisco al volume: L. Savonardo, R. Marino, A. Cocorullo, L’industria culturale e creativa. Giovani e innovazione in Campania, FrancoAngeli, 2022, si rileva che la Campania si caratterizza per una considerevole effervescenza creativa, soprattutto giovanile, che rappresenta una risorsa strategica. I processi culturali e le nuove strategie volte alla costruzione sociale della realtà affronta un salto di paradigma dall’industria culturale classica, affidata ai vissuti collettivi, alla nascita della società digitale, che mette in crisi i consolidati rapporti tra soggetto e territorio proprio per il carattere nuovo delle tecnologie digitali.
Se questi strumenti costituiscono gli attrezzi di lavoro per gli imprenditori e gli operatori della cultura, ecco che la classe creativa, teorizzata da Richard Florida (L’ascesa della nuova classe creativa, Mondadori, 2003) e costituita da giovani talenti che guardano al cambiamento e sono capaci di interpretare i segnali inediti che caratterizzano la modernità, potrebbe rappresentare la novità.
Se cambiano le economie locali e si attivano gli investimenti pubblici a favore della cultura, si può riconoscere proprio il valore strategico per lo sviluppo economico e sociale del territorio.
Il valore della creatività e del lavoro creativo aumenta grazie alla rapida evoluzione di Internet e delle tecnologie digitali, che potrebbero modificare le logiche della distribuzione dei prodotti culturali, ma anche le modalità di consumo culturale, ripensando il ruolo del consumatore, sempre più partecipativo grazie alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Tutto ciò anche in considerazione che le produzioni immateriali sono oggi il nucleo intorno al quale ridisegnare le economie territoriali, con particolare riferimento al “turismo culturale”.
È necessario rilevare alcune iniziative territoriali, che pongono il tema centrale della cultura.
Nel Cilento, il primo riferimento è alla “Via Silente”, che consente di integrare alla perfezione bellezze paesaggistiche, naturali e luoghi che hanno visto il passaggio e l’alternarsi di civiltà e vicende storiche. È la cultura che vuole dare voce a quei silenzi, proponendo una iniziativa per volontà di un gruppo di ragazzi cilentani impegnati nel progetto di valorizzazione e promozione della loro terra. Lo scopo è di realizzare, monitorare e promuovere un Ciclopercorso che attraversi l’intero territorio del Cilento, degli Alburni, fino al Vallo di Diano. Quel percorso è circolare, lungo 600 chilometri, che consente di salire sui rilievi e scendere nelle valli, tra le montagne e il mare. La pubblicizzazione dell’iniziativa è oggi affidata ad internet e ai nuovi strumenti digitali.
Il secondo esempio è la proposizione di una serie di incontri che durano tutto l’anno. Si parte da Salento, noto come “Paese della Poesia”, dalla vicina Omignano, il “Paese degli Aforismi” e da Vallo della Lucania, la sede del “Centro delle Arti”. Questi tre centri dal 2020 hanno costituito il “Triangolo Culturale del Cilento Antico”, che pone tra i suoi interessi la relazione empatica, in cui ogni sperimentazione creativa o didattica non può prescindere da un processo di immedesimazione nell’altro da sé, dal suo mondo culturale e dalla sua contemporaneità, quale occasione di studio e condivisione di saperi, di storia e storie di vita. L’iniziatore di questa corrente culturale è stato Menotti Lerro che ha realizzato il volume: La Scuola Empatica, Ladolfi Editore, 2020; in precedenza con il New Manifesto of Arts, di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia (Zona editrice, 2019), si erano tracciate le linee guida.
Se l’epicentro parte dai tre comuni, tanti sono i paesi che in questi ultimi mesi hanno aderito. Quest’anno si inizia a gennaio a Roccadaspide, con una serie di Convegni ed incontri culturali dal titolo: “La bottega dell’anima. Incontri empatici”. Anche in questo caso, sono molto utilizzati gli strumenti digitali e la creatività.
Il nesso tra cultura, creatività e sviluppo locale necessita certamente di un potenziamento e di una valorizzazione. Occorre costruire le condizioni economiche, ambientali e istituzionali che facilitino l’emersione della cultura e della creatività nelle loro molteplici espressioni.

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